Iovino: Dopo le province un associazione tra Comuni

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Il sindaco Camillo Iovino ha scritto una nota ai suoi colleghi dell’hinterland trapanese con l’intento di avviare una discussione in vista dei nuovi assetti istituzionali che dovranno necessariamente essere presi in considerazione dopo il provvedimento di abolizione delle provincie Regionali. Di seguito una sintesi delle considerazioni di Iovino

«I Comuni dell’agro ericino – scrive Iovino – hanno bisogno di fare un ulteriore passo avanti dopo la creazione dell’Unione dei Comuni Elimo Ericini. I comuni che ne fanno parte attualmente sono Valderice, Paceco, Buseto Palizzolo, Custonaci e S.Vito Lo Capo, un aggregato di 36.000 abitanti che ora ha bisogno di crescere e affrontare con nuovi strumenti la sfida dello sviluppo insieme ai Comuni limitrofi. Il dibattito sulla “Grande Città” mi sembra arenato su contrasti politici e prese di posizione che riguardano più questioni personali che soluzioni legate al territorio. Credo, tra l’altro, che la “Fusione” dei Comuni di Trapani ed Erice sia un procedimento radicale lungi dal realizzarsi in questo clima politico, carico di molte incertezze sul futuro per ciascun interlocutore politico deputato a decidere, considerato che ognuno è più portato a salvaguardare la propria sopravvivenza piuttosto che guardare a reali prospettive di sviluppo. In questi anni abbiamo assistito alla contrapposizioni dialettica della classe politica di Trapani ed Erice che invece di sottolineare le differenze avrebbero dovuto  puntare sugli aspetti comuni che li univano; al contrario “altri” Comuni, Valderice, Buseto, Custonaci, S.Vito Lo Capo, Paceco, attraverso l’istituzione dell’Unione dei Comuni hanno scelto un percorso di avvicinamento».

«L’Unione non rappresenta una fusione di Comuni, poiché ciascuno rimane autonomo; né – specifica il sindaco di Valderice – si tratta di una semplice associazione tra enti pubblici (come sembra voler suggerire la riforma del Presidente Crocetta a  posto delle abolite provincie regionali), in quanto è un collegamento tra enti locali, omogenei dal punto di vista territoriale, uniti nel perseguire progetti ed obiettivi collettivi seguendo comunque un iter democratico che prevede le deliberazioni preventive e, quindi, la manifesta volontà di tutti gli amministratori coinvolti».

«L’Unione dei Comuni è un Ente pubblico di secondo livello – pertanto dotato di propria autonomia amministrativa, lascia intendere Iovino – la cui partecipazione o l’eventuale fuoriuscita dipende dagli stessi singoli comuni partecipanti. Pertanto, più che le associazioni fra Comuni, è l’Unione dei Comuni lo strumento migliore per creare sinergie ed ottimizzare la spesa pubblica. Con il sistema delle associazioni fra enti pubblici le competenze dei servizi permangono sempre ai singoli comuni ed un comune capofila dovrà gestirle per conto degli altri, mentre  l’Unione  implica che il servizio o la funzione trasferiti all’Unione stessa vengano sottratti alla titolarità diretta del singolo Comune, per rientrare nella titolarità dell’Unione dei Comuni. Una differenza non di poco conto!».

«Oggi sono 50 le unioni esistenti in Sicilia che aggregano 179 comuni, già  in provincia ne esistono 3 che ne aggregano 14 (Unione dei Comuni Elimo Ericini,  Terra degli Elimi e Valle del Belice). Una unione dei Comuni che comprendesse oltre l’agroericino anche Trapani, Erice e Castellammare del Golfo (che già all’inizio faceva parte dell’Unione) rappresenterebbe un aggregato di circa 150.000 abitanti con potenziali enormi nel campo turistico,  commerciale ed industriale.  Demograficamente e territorialmente diverrebbe la prima unione della Sicilia».

«Spero – conclude Iovino – che nessuno di noi perda l’entusiasmo nel “fare politica”; spesso trattiamo argomenti che sono sempre più lontani dall’interesse dei cittadini, anzi il dibattito politico sovente si incarta in argomenti che poco e niente hanno a che fare con il futuro delle nostre comunità. Bisogna riportare nell’alveo istituzionale le questioni importanti di programmazione di questo territorio allontanandole dalla convenienza immediata dei tatticismi a cui molto spesso la politica locale è incline. Aprire la discussione su una Unione dei comuni che partendo dal capoluogo riunisca i comuni dell’area nord occidentale della provincia, anche in vista dei nuovi assetti istituzionali con i quali saremo chiamati a confrontarci, mi sembra il modo migliore per uscire dagli equivoci ingenerati tanto dalla “grande città” tanto dalla “grande Erice” soluzioni di riassetto istituzionale appaiono superate».

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