Caso D'Alì: Chiesti 7 anni e 4 mesi

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Sen. D’alì

Chiesta questa mattina per il Senatore Antonio D’Ali’ (Pdl) una condanna a 7 anni e 4 mesi di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, nel giudizio abbreviato che si celebrerà davanti al gup Giovanni Francolini.

I pm Andrea Tarondo e Paolo Guido sostengono che da oltre 25 anni il parlamentare avrebbe avuto rapporti con l’imprenditoria mafiosa trapanese e con alcuni dei boss di cosa nostra, primo tra tutto Matteo Messina Denaro.

Non manca ad arrivare la risposta dei legali del Senatore: “nessuna condotta concreta, effettiva e fattuale agevolatrice dell’associazione mafiosa e pertanto chiederemo la piena assoluzione perchè il fatto non sussiste”;

 

Per le stesse conclusioni del PM dott.Guido, circa il riconoscimento da parte della D.D.A. – Procura di Palermo che “nessuna condotta concreta, effettiva e fattuale agevolatrice dell’associazione mafiosa” è stata accertata a carico del Sen. Antonio D’Alì, e considerata la documentazione da noi prodotta rispetto alle generiche contestazioni mosse, oggi ci saremmo attesi una coerente richiesta di assoluzione, tenuto anche conto degli indirizzi certi della giurisprudenza consolidata negli anni sul tipo di reato ipotizzato.

Ribadiamo che fino ad oggi per ogni addebito ascritto al nostro assistito, abbiamo prodotto “documentazione di fatti concreti” e “riscontri positivi” (vedi ad esempio: Caserma San Vito Lo Capo, Calcestruzzi Ericina, Sodano, America’s Cup, Zangara… ect) che escludono qualsivoglia addebito di reato del Sen.D’Alì; per questo abbiamo chiesto e torneremo a chiedere al Giudice la piena assoluzione del Senatore.

Ci attendevamo che a queste coerenti conclusioni fossero pervenuti gli stessi PM che, lo ricordiamo, in precedenza e per i medesimi fatti, avevano chiesto per ben due volte l’archiviazione del procedimento.

“Assoluzione perchè il fatto non sussiste”: questa è la naturale e inevitabile richiesta assolutoria che avanzeranno i difensori del Sen. D’Alì a dispetto della richiesta di condanna, oggi formulata dal Pubblico Ministero.

Concludendo, affermano gli avvocati Pellegrino e Bosco, il Sen. D’Alì non si è limitato fin’oggi a semplicemente respingere l’accusa di essere un concorrente esterno di “cosa nostra”, ma ha processualmente e positivamente provato la totale estraneità ai fatti contestatigli

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