Sequestro anticipato di beni a persone ritenute vicine al latitante Messina Denaro

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Boss Messina Denaro

Agenti di Polizia della Divisione Anticrimine della Questura e Finanzieri del Nucleo di P.T. della Guardia di Finanza di Trapani hanno eseguito in Palermo, Roma, Milano, Castelvetrano (TP), Borgetto (PA) e Bagheria (PA), il sequestro anticipato di beni nei confronti dei germani GUTTADAURO Francesco e GUTTADAURO Maria, figli di Filippo e MESSINA DENARO Rosalia, sorella del famigerato boss mafioso latitante MESSINA DENARO Matteo.

 

Il Provvedimento ablativo è stato emesso dal locale Tribunale su Proposta del Questore di Trapani per l’applicazione della misura di prevenzione personale e patrimoniale, redatta ai sensi del decreto legislativo n. 159 del 2011 (Testo unico Antimafia) a conclusione di analisi condotte dalla Divisione Anticrimine su acquisizioni degli organi di polizia giudiziaria ed all’esito delle indagini societarie e patrimoniali disposte dal Questore, svolte congiuntamente dalla Divisione Anticrimine e dal Nucleo di P.T. della Guardia di Finanza di Trapani, mediante la costituzione di un apposito “Gruppo di Lavoro”, quale soluzione sinergica e strutturata di contrasto alle organizzazioni criminali che ha già portato a 4 importanti operazioni di sequestro antimafia:

 

  • maggio 2011, “operazione Salus Iniqua”;
  • gennaio 2012, “operazione Panoramic”;
  • settembre 2012, “operazione Araknos”;
  • aprile 2013, “operazione Corrupti Mores”.

 

Le richieste rassegnate con l’anzidetta Proposta, si fondano sul complesso delle emergenze investigative, acquisite da vari organi di polizia giudiziaria ed in particolare dalla Squadra Mobile di Trapani, in ordine ad una peculiare operazione di interposizione fittizia che ha visto i titolari di un rinomato gruppo imprenditoriale di Palermo ed il relativo asset – operante tra l’altro nel settore della commercializzazione di abbigliamento, calzature, preziosi e pelletteria – assumere un ruolo strumentale in favore del vertice di “Cosa Nostra” trapanese, rappresentando occultamente gli interessi economici di esponenti di primo piano del mandamento mafioso di Castelvetrano, quali GUTTADAURO Filippo e i di lui figli Francesco e Maria e, pel loro tramite, il MESSINA DENARO Matteo, latitante dal 2 giugno 1993, condannato per associazione mafiosa ed omicidi, autore o mandante di alcuni dei crimini più efferati commessi da cosa nostra e, tra questi, le stragi che, nella primavera del 1993, hanno colpito gravemente le città di Roma, Milano e Firenze.

 

Si tratta, nello specifico, del trasferimento fraudolento di utilità economiche operato da GUTTADAURO Filippo – e dai figli Francesco e Maria – con i citati imprenditori palermitani per l’attribuzione fittizia di società e relativi punti vendita presso il centro commerciale “BELICITTA’”, già del GRIGOLI Giuseppe, come noto soggetto attraverso cui il latitante Matteo MESSINA DENARO controllava la grande distribuzione alimentare in tutta la Sicilia.

Dalle intercettazioni telefoniche ed ambientali (anche presso un istituto di pena)  prese in esame in uno con i disposti accertamenti patrimoniali e bancari, sono stati quindi acquisiti fondati elementi, rassegnati in proposta, in ordine al trasferimento fraudolento di utilità economiche operato per l’attribuzione fittizia della titolarità di una società, ufficialmente intestata ai surripetuti imprenditori palermitani, gestore di negozi di abbigliamento ed accessori presso il centro commerciale BELICITTA’ di Castelvetrano (TP) ed il centro commerciale LA FONTANA di Borgetto (PA).

E’ infatti emerso come i due nipoti di Matteo MESSINA DENARO, formalmente inquadrati quali dipendenti della società in questione, fossero effettivamente soci occulti degli imprenditori palermitani, secondo un progetto, realizzato con la suesposta operazione di interposizione fittizia di beni –  ideata e seguita, nonostante la carcerazione sofferta dal 2006, dal GUTTADAURO Filippo – che ha visto interagire il cognato ed i nipoti del famigerato latitante con il gruppo imprenditoriale palermitano.

Si è rilevato, inoltre, come le parti, durante la detenzione del GUTTADAURO Filippo, si siano attivate al fine di ricomporre le rispettive istanze e superare le difficoltà insorte nella realizzazione del progetto, risultando chiaro come i di lui figli ne rappresentassero la volontà, assumendo la veste di mediatori esclusivi nei rapporti tra gli imprenditori del Capoluogo siciliano ed il GRIGOLI Giuseppe, onde portare a termine il disegno criminoso escogitato dal padre nel solco delle strategie volute dallo zio MESSINA DENARO Matteo, peracquisire in maniera occulta la compartecipazione in lucrose iniziative imprenditoriali nel settore della vendita di abbigliamento e preziosi presso grandi centri commerciali, anche allo scopo di favorire il controllo del territorio della consorteria mafiosa ed il rafforzamento della stessa.

Un progetto, quello dell’apertura dei punti vendita all’interno del centro commerciale BELICITTA’ di Castelvetrano, formalmente da parte dei soli imprenditori palermitani, evidentemente destinato al successo, non fosse altro che per la “caratura” del GUTTADAURO Filippo – principaleideatore e, seppur detenuto, regista dell’intera operazione di intestazione fittizia – dalle indagini svolte nel corso degli anni emerso quale soggetto inconfutabilmente organico, unitamente ad altre numerose persone, tra cui PROVENZANO Bernardo ed il cognato MESSINA DENARO Matteo, all’associazione mafiosa Cosa Nostra, nonché promotore, dirigente ed organizzatore di condotte funzionali alla realizzazione degli interessi e delle attività della medesima associazione, tra le quali:

–       condotte dirette a coadiuvare l’attività del capo mafia della provincia di Trapani, il latitante MESSINA DENARO Matteo, ponendosi come suo uomo di fiducia, in tal modo contribuendo in maniera determinante al mantenimento da parte di quest’ultimo delle funzioni di vertice di Cosa Nostra in tutta la provincia;

–       condotte dirette ad assicurare un riservato e sicuro scambio di corrispondenza tra il predetto MESSINA DENARO Matteo e PROVENZANO Bernardo, contribuendo a garantire il loro stato di latitanza (per il Provenzano fino all’11 aprile 2006), costituendo, quale collettore e distributore di messaggi per i due latitanti, un punto di riferimento della riservata catena di comunicazione epistolare attraverso cui i predetti hanno potuto, in concreto, esercitare i loro rispettivi poteri dirigenziali dell’associazione mafiosa.

Pertanto, in questa prima fase, ai fini dell’applicazione della misura personale e patrimoniale,  è stato ottenuto dal Tribunale, ai sensi del Testo Unico Antimafia, il sequestro anticipato ai fini della confisca di una società, avente sede legale e punto vendita presso il centro commerciale Belicittà di Castelvetrano (TP) ed altro punto vendita presso il centro commerciale La Fontana di Borgetto (PA), nr. 2 due autovetture di ingente valore e nr. 4 conti correnti/rapporti bancari riferibili alla medesima società, nonché nr. 1 immobile e nr. 11 conti correnti/rapporti bancari variamente intestati ai fratelli GUTTADAURO, per un valore complessivo, stimato in atti, pari a circa 1 milione di euro.

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