Basket: A tu per tu con Stefano Bossi

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Qual è il primo ricordo di Stefano con un pallone da basket in mano?
Il primo ricordo che ho risale a quando avevo 3 anni. Mia mamma mi portava sempre con se a vedere gli allenamenti di mio fratello ed è stato durante uno di quelli che ho preso un pallone da basket in mano per la prima volta. Da quel momento in poi non l’ho più lasciato.
Ti sei innamorato subito di questo sport?
Diciamo di sì. Quando ho cominciato il minibasket, la pallacanestro era più che altro un modo per sfogarmi dalle sei ore giornaliere di lezione. Mai, allora, avrei immaginato che poi sarebbe diventato il mio mestiere.
Raccontaci un po’ il tuo cursus honorum nel mondo della pallacanestro.
Ho cominciato a Trieste, città in cui sono nato, dove sono rimasto fino a 15 anni. Poi potevo scegliere se andare nell’altra squadra di Trieste o andare a Udine. Ho scelto di andare ad Udine dove sono rimasto per due stagioni, la prima in A2 e la seconda in B2, in cui ho giocato tanto e bene. Poi l’anno scorso a Trento e adesso eccomi a Trapani.
C’è una persona a cui ti senti di dover dire grazie nel tuo percorso di crescita?
Si, senza dubbio a mio fratello. Lui mi ha aiutato molto e continua ad aiutarmi, dandomi sempre degli ottimi consigli. Ci sentiamo spesso e la sua presenza e vicinanza sono davvero importanti per me.
Quando hai capito che avresti fatto della pallacanestro il tuo mestiere?
Quando ho deciso di andare via di casa. Sai, avevo 15 anni, ho dovuto cambiare scuola, vivere da solo e a quell’età non è facile prendere determinate decisioni. Lì però decisi che se avessi dovuto fare quei sacrifici sarebbe stato solo perché avrei dovuto fare della mia passione il mio lavoro.
Da Trieste a Trapani si attraversa l’Italia intera. Ti pesa questa distanza?
Sai sembra strano ma Trieste ancora non mi manca. Qui fino ad oggi sono stato veramente bene. Siamo a dicembre e c’é ancora caldo. Il calendario poi non mi ha aiutato, non sono mai riuscito ad andare a casa nemmeno per un giorno. I miei genitori li ho visti ma mi mancano tantissimo i miei nonni che non vedo da cinque mesi. Pensa che l’altra sera mi ha chiamato mia nonna e mi ha detto che per lei è come se stessi facendo il militare.
A scuola come andavi? Materia preferita?
Andavo bene. Avevo quasi la media dell’8 e la mia materie preferita era senza dubbio la storia.
Fidanzato o single?
Impegnato.
Dacci un giudizio sull’ambiente Pallacanestro Trapani.
Come organizzazione, sebbene sia neofita, la Pallacanestro Trapani è al pari di tutte le altre formazioni di LegaGold. Credo che l’esperienza di Lardo sia importante per continuare questo percorso di crescita.
Cosa ti ha colpito positivamente in questi 5 mesi di permanenza a Trapani?
La tranquillità con la quale si riesce a lavorare ed il calore dei tifosi.
Pensi che questa nuova esperienza stia giovando al tuo percorso di crescita tecnica?
Assolutamente sì. Premetto che ho un buon rapporto con lo staff e con tutti i miei compagni di squadra ma essere allenato da Lardo che è stato un grande playmaker e giocare sempre contro Parker sono due aspetti fondamentali per la mia crescita. Mi aiutano, mi consigliano, mi rimproverano aspramente ad ogni minimo errore. Questo significa che ci tengono molto e credono nelle mie potenzialità.

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