Corruzione:revocato l'ordinanza di arresto ai due imprenditori Siciliani, Ettore ed Enrico Crisafulli

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Icrisafullil Gip di Trapani ha revocato l’ordinanza con cui aveva disposto gli arresti domiciliari per gli imprenditori palermitani Ettore e Enrico Crisafulli, padre e figlio, per l’ipotesi di intestazione fittizia di beni nell’ambito di un’indagini che ha portato ieri agli arresti domiciliari il sindaco di Calatafimi. A comunicarlo  l’avvocato Pietro Ortolani, legale dei Crisafulli con la lettera che vi proponiamo integralmente.

“I predetti in data 5 febbraio 2014 si sono visti recapitare un provvedimento del Sig. Gip presso il Tribunale di Trapani con il quale era stata disposta nei loro confronti la misura cautelare degli arresti domiciliari.

Orbene nemmeno 18 ore dopo il medesimo Giudice, in data 6 febbraio, all’esito degli interrogatori di garanzia resi dai predetti nell’ambito del procedimento di indagine che li aveva visti destinatari anche di provvedimenti di perquisizione e relativi avvisi di garanzia, ha disposto la revoca integrale della misura cautelare già eseguita dalla Squadra Mobile della Questura di Trapani.

Dopo nemmeno 24 ore quindi il Dott. Ettore Crisafulli e l’Ing. Enrico Crisafulli sono ritornati liberi all’esito delle dichiarazioni rese dagli stessi a mente dell’art. 294 c.p.p. e che, come espressamente ritenuto dalla Dott.ssa Fontana, “impongono di riconsiderare la saldezza della base indiziaria che ha portato all’emissione della misura cautelare”.

Osserva infatti il Giudice che “le dichiarazioni degli indagati hanno incrinato la gravità indiziaria in ordine alla finalità della condotta”. Segnatamente poi il Gip ha espressamente ritenuto che la versione difensiva, sostenuta dall’avv. Marcello Madonia – difensore dei predetti – “ha introdotto una ipotesi di fatto alternativa rispetto a quella ritenuta all’atto dell’adozione della misura cautelare, con ciò comportando che il quadro indiziario valutato all’esito dell’interrogatorio di garanzia non risulti più univocamente grave per entrambi gli indagati “ (per Crisafulli Ettore in primis, e a maggior ragione, per il figlio Crisafulli Enrico).

A sostegno degli importanti chiarimenti offerti dagli indagati é poi senz’altro risaltato il contributo dato, da Crisafulli Ettore (ed in misura inferiore anche da Crisafulli Enrico) nelle molte indagini che, non solo nel celeberrimo processo “ULBRICK” (quello che disvelò il metodo “Siino” o del tavolino), ma anche nell’operazione “PONENTE” svolta dalla Questura di Messina (che di recente si è conclusa con la conferma delle condanna agli esponenti della mafia barcellonese ed il riconoscimento del diritto al risarcimento dei danni in favore dei Crisafulli), la sentenza definitiva del TAR Catania (la 2519/10) che ha riconosciuto che “Crisafulli Ettore non è soggetto sensibile alle infiltrazioni mafiose” e condannato le resistenti Prefetture alla refusione delle spese di lite, e da ultimo la testimonianza resa tanto da Crisafulli Ettore che da Crisafulli Enrico nel processo che si sta celebrando nell’Aula Bunker di Agrigento contro la c.d. “NUOVA CUPOLA”.

Processo quest’ultimo nel quale i predetti miei assistiti hanno ripercorso i fatti connessi al ritrovamento di 4 cartucce di fucile su uno dei mezzi cantieri posto nell’area portuale il cui accesso avrebbe dovuto essere vigilato e limitato al solo personale autorizzato.
Ben diversa è dunque la realtà fattuale da quella che nelle poche ore dall’esecuzione della misura restrittiva, alla attuale revoca della stessa, alcuni media, tra cui il Vs. hanno reso, attribuendo ai Crisafulli le più disparate condotte delittuose, senza alcun minimo fondamento ed addirittura arrivando a sostenere il ricorrere di ipotesi di indagine a dir poco fantasiose e gravissimi precedenti penali inesistenti.

Tali condotte hanno posto in essere una vera e propria aggressione mediatica illegittima ed illecita culminata con la diffusione anche di notizie totalmente errate.
Nello specifico valga considerare che non risulta invero corrispondere a verità quanto rappresentato – e peraltro affermato da organi ufficiali della Questura di Trapani, nei confronti dei quali provvederò immediatamente ad azionare le dovute azioni tutele in sede civile e penale – la pregressa affiliazione del Dott. Crisafulli a qualsivoglia compagine mafiosa. Tale assunto errato é seccamente smentito da vari provvedimenti giudiziali sia risalenti che recenti. Dagli atti giudiziari sopracitati appare invero che contrariamente a quanto affermato circa un “ritorno a delinquere” del Dott. Crisafulli, questo non solo,

come ebbe ad affermare il Gip di Palermo già quasi 15 anni fa, “ha rotto in maniera irreversibile qualsivoglia rapporto con il passato” ma soprattutto in via assolutamente autonoma e spesso senza nemmeno il primo supporto delle forze dell’ordine ha svolto, contestualmente al legittimo esercizio dell’iniziativa imprenditoriale, attività di contrasto alla criminalità organizzata registrando conversazioni estorsive, denunziando consorteria di malaffare ed indirizzando, come nel caso del sindaco di Calatafimi – Segesta gli inquirenti verso la scoperta di condotte illecite.

Tutt’altro che essere corrotto o corruttore Crisafulli Ettore, e con Lui il figlio Enrico, hanno segnalato a Questure e Magistratura ogni tentativo di assoggettare a logiche illecite la loro realtà imprenditoriale ed economica. Il tutto spesso anche a rischio della propria incolumità tanto da dovere stare sotto scorta per oltre 4 anni, assistere all’intervento degli artificieri, attirare minacce, ecc.

Doveroso é poi segnalare che la fantomatica mail attribuita ad Enrico Crisafulli, che persino oggi ne ha disconosciuto la formazione e l’invio, non solo é stato predisposta da mano a tutt’oggi rimasta ignota, e ciò nonostante la denunzia rivolta a tutti gli organi di Polizia ed i pesanti sospetti sulla condotta di un ex dipendente infedele ed animato da immotivato rancore e propositi illeciti. La stessa é del resto per i suoi contenuti del tutto pretestuosi ed infondati assolutamente priva di qualsivoglia credibilità. ”

 

 

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