“100 anni dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale: motivazioni e conseguenze”. Relatori Quaglieni e Girotto

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preside Miceli

Oggi, martedì 11 marzo 2014, si è tenuta presso l’Aula Magna dell’Itis Leonardo Da Vinci una conferenza che ha avuto per tema centrale le motivazioni che portarono allo scoppio della prima Guerra Mondiale, in vista del centesimo anniversario dell’attentato di Sarajevo ai danni dell’arciduca Francesco Ferdinando che diede l’avvio al conflitto.

Di fronte a un’aula magna gremita dagli studenti delle quinte classi dell’Itis Da Vinci e dell’Istituto Nautico Marino Torre, sono stati chiamati a relazionare il professor Pier Franco Quaglieni, direttore del centro di studi storici Pannunzio, e il dottor Luca Girotto, autore di numerosi saggi sull’argomento, con particolare attenzione alle vicende che riguardano il fronte tra Austria e Italia.

La conferenza è stata preceduta nei mesi precedenti da attività laboratoriali dedicate in modo da rendere gli studenti partecipanti attivi e si è soffermata alle vicende belliche che si sono sviluppate nel corso del 1914, ovvero prima dell’ingresso dell’Italia in guerra. Il ruolo della nostra Nazione nella guerra del ’15-’18 verrà approfondito in un’altra conferenza che si terrà il prossimo anno.

 

L’incontro è stato introdotto dal prof. Erasmo Miceli, che ha distinto il concetto di sentimento nazionale da quello di Stato, sottolineando l’importanza dello studio della Storia anche all’interno di un Istituto tecnico per essere cittadini consapevoli della realtà che ci circonda affinché gli errori del passato non vengano ripetuti in futuro.

La parola è poi passata al professor Quaglieni. “A distanza di cento anni dallo scoppio della Grande Guerra – ha affermato durante il suo intervento Quaglieni – è passato il tempo necessario per depurare dalle tossine ideologiche il nostro giudizio su questo conflitto. È ormai assodato che non possiamo ascrivere solamente ad Austria e Germania le responsabilità dello scoppio del primo conflitto mondiale, in quanto non vi era nessuno Stato in Europa che all’inizio del XX secolo volesse la pace. Vero è che la neonata Germania unita voleva imporre la sua potenza in ambito economico, ma la Francia con il suo sempre più diffuso sentimento revanscista e l’impero britannico con la sua potenza coloniale e marittima hanno pesantemente condizionato le possibilità in campo industriale della Germania”.

Il professor Quaglieni ha inoltre posto l’attenzione dell’interessato uditorio sulla divisione dell’Europa in due blocchi contrapposti e l’affermazione delle tendenze irrazionalistiche e nazionalistiche che ha fatto seguito al crollo della fiducia incondizionata nei confronti del progresso di matrice positivistica. “Il concetto ottocentesco di Nazione – ha proseguito – rispettoso delle altre popolazioni, cede il passo nel Novecento alla sua caricatura che è l’affermazione dei nazionalismi che fomentano l’odio tra le diverse Nazioni, una tendenza nei confronti della quale pure i partiti socialisti europei si sono allineati per diverse motivazioni”.

 

Subito dopo è intervenuto il dottor Girotto che si è concentrato maggiormente sull’aspetto militare delle operazioni che si sono svolte in Europa lungo il corso del 1914. “Una guerra che ha rappresentato nell’ambito della tecnologia militare un balzo notevolissimo – ha detto Girotto – tanto che, fatta salva la bomba atomica, tutte le altre armature tutt’ora utilizzate sono state sperimentate nel corso della Prima Guerra Mondiale”. La vita di trincea, tra la rappresentazione idilliaca della propaganda e la triste realtà raccontata dai reduci, la potenza degli schieramenti, i fronti che si sono aperti all’inizio della Guerra sono stati altri tratti salienti del suo intervento.

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