Quello che nello sport non dovrebbe accadere, riflessioni su una partita del campionato Giovanissimi Regionali

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Sabato scorso a Marsala, nel corso della partita Garibaldina-Trapani del Campionato Giovanissimi Regionali.

Durante la gara sono stati rivolte vere e proprie aggressioni verbali e fisiche nei confronti di alcuni giovanissimi (si tratta di ragazzini di 13/14 anni) del Trapani.
La Società Trapani Calcio ha ritenuto di dover intervenire perché è inaccettabile che una partita di calcio, a maggior ragione quando sono coinvolti ragazzi adolescenti, si trasformi in una “guerriglia”, calpestando tutti quelli che dovrebbero essere i principi ed i valori che si vogliono trasmettere ai giovani anche attraverso lo sport.

Di seguito la nota diffusa dalla società Trapani Calcio.

Sono episodi che non si vorrebbero mai dover raccontare, perché sono quanto di più lontano possa esserci dai principi e dai valori che lo sport, ed il calcio, in questo caso, intendono trasmettere ai più giovani.

Ma quanto accaduto sabato scorso, presso il campo “G. Umile” di Marsala, in occasione della partita Garibaldina-Trapani del campionato Giovanissimi Regionali, impone un intervento da parte della Società Trapani Calcio, per richiamare l’attenzione del mondo sportivo, specie quando riguarda il settore giovanile, verso quelle che dovrebbero essere le regole della civile convivenza e verso gli impegni educativi che quotidianamente vengono assunti dalle Società per cercare di formare non solo giocatori tecnicamente preparati, ma soprattutto uomini che affrontino la vita rispettando gli altri.

Sabato scorso si è assistito ad una pagina squallida, che nulla ha a che fare con lo sport: un gruppo di sedicenti tifosi sin dall’inizio della partita, che vedeva in campo ragazzini dai 13 ai 15 anni, ha iniziato a rivolgere insulti pesanti e personali nei confronti dei giocatori del Trapani, proseguiti per tutta la durata della gara ed a fine partita.

Non un normale, magari anche acceso, tifo da stadio, ma vere e proprie aggressioni verbali e fisiche, in un clima di scontro che dagli spalti si è riversato anche in campo,  rischiando di degenerare se i destinatari  avessero ceduto alle continue provocazioni, senza che – fatto ancor più grave – chi sarebbe dovuto intervenire nei confronti dei propri tesserati non ha ritenuto di farlo, legittimando in questo modo un comportamento antisportivo ed assolutamente offensivo nei confronti non solo dei ragazzi, ma anche dei principi stessi dello sport che si pretende di voler insegnare.

Non sono accettabili tali comportamenti, che possono condizionare la crescita di ragazzini tanto giovani, sia vittime delle aggressioni, sia protagonisti delle stesse, poiché non è questo ciò che lo sport dovrebbe trasmettere: la competizione sana, che vada oltre il risultato in campo, il rispetto per le regole e per gli altri, l’educazione e la solidarietà sono i valori che anche attraverso una partita di calcio gli adulti dovrebbero riuscire a trasferire alle giovani generazioni, se si vuole formare una società migliore.

La Società Trapani Calcio, pur amareggiata e profondamente delusa per l’incredibile situazione vissuta dai propri giovanissimi tesserati, auspica che episodi come quelli accaduti sabato possano portare ad una seria riflessione sia coloro che se ne sono resi protagonisti, sia chi avrebbe potuto – e forse dovuto – ricordare ai ragazzi che una partita di calcio non è una battaglia, ma una tappa di un percorso di crescita e sviluppo. 

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