Si è svolto ieri il convegno “Il ruolo della scuola nel contrasto del cyberbullismo”

Gianmaria De Paulis

“Internet è uno strumento bellissimo, ma rischia di avvicinare ciò che è lontano e allontanare ciò che è vicino”. Maria Luisa Altomonte, direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale, ha introdotto così il tema del convegno tenutosi ieri, 29 maggio 2014, intitolato “Il ruolo della scuola nel contrasto del cyberbullismo”, presso l’Hotel Baia dei Mulini. Il fenomeno, dalle radici antiche che però oggi appare in vesti totalmente rinnovate grazie ai nuovi mezzi di comunicazione, è stato sviscerato nel dibattito organizzato dall’Itis Da Vinci grazie anche al coordinamento del professor Erasmo Miceli, preside dell’Istituto. “La nostra attività – ha poi proseguito il direttore nella sua prima visita a Trapani – è quella di fungere da raccordo tra le varie istituzioni mediche e giurisdizionali presenti sul territorio per quanto riguarda una tematica che è di strettissima attualità. Noi dobbiamo impegnarci al massimo per far sì che i docenti abbiano una formazione il più possibile adeguata per fronteggiare il fenomeno, fornendo loro gli strumenti per conoscere al meglio il funzionamento della Rete, ma quello che più ci interessa è costruire un’alleanza con le famiglie, perché la scuola è solo uno dei passaggi del loro percorso di crescita. Solo l’educazione e l’istruzione possono arginare il disagio esistenziale presente in certi adolescenti. Se il fenomeno in Italia ha una minore diffusione rispetto all’estero è solamente perché minore è la diffusione delle tecnologie rispetto al resto d’Europa, ma i casi ci sono e non sono da sottovalutare”. Insieme alla dottoressa Altomonte hanno inoltre relazionato il dottor Maurizio Gentile, coordinatore dell’Osservatorio regionale sul bullismo, Ciro Di Vuolo, presidente del Co.Re.Com. Sicilia e Gianmaria De Paulis, autore del libro “Facebook: genitori alla riscossa. Vademecum per non smarrire i propri figli online”. E proprio De Paulis ha tenuto a sottolineare in che modo il suo libro può aiutare i genitori. “Volevo proprio scrivere un vademecum – ha dichiarato il giovane autore –  nel senso originario del termine, un qualcosa che potesse dare una mano a dei genitori che spesso ignorano la stessa terminologia in uso in Rete. Ad esempio molti di loro non sanno che quando si condivide qualcosa su Facebook si usa il tasto Pubblica. Ciò significa che loro stessi dovrebbero limitarsi nella condivisione di scatti privati dei loro figli perché non stanno inserendo delle informazioni che rimangono tra amici, ma che diventano di vero e proprio dominio pubblico. Alla conoscenza del mezzo va abbinata però la costruzione di un dialogo con i propri figli ed evitare che i computer rimangano in camera. Meglio posizionarli in un punto di passaggio, in modo che certe attività vengano scoraggiate. A tavola poi fate attenzione se i vostri figli usano entrambe le mani per mangiare: magari con una si nutrono e con l’altra stanno chattando con sconosciuti”.

Consigli totalmente sottoscritti da Ciro Di Vuolo, presidente del Co.Re.Com Sicilia. “Con il Co.Re.Com stiamo organizzando – ha detto – una serie di incontri per sensibilizzare i genitori. Siamo stati già a Palermo, Messina e Catania e dobbiamo continuare il nostro tour in modo da far aprire gli occhi a dei genitori troppo spesso ignari dalle dinamiche che si scatenano online”.

“Ciò che però è fondamentale – ha detto Maurizio Gentile, psicologo e coordinatore dell’Osservatorio Regionale sul bullismo – è fornire ai ragazzi i giusti esempi. Viviamo in una società dalla doppia morale, in cui in pubblico si forniscono insegnamenti e in privato si compiono pessima pratiche. Noi siamo il riferimento dei nostri figli e un simile doppio registro non causa altro che una violentizzazione della società, in cui i ragazzi perdono il senso del limite, di ciò che non si può fare, e del rispetto dell’altro. Internet con il suo anonimato ha un po’ cambiato il bullismo, adesso è più una pratica individuale rispetto a prima, che ci si sosteneva in gruppo, e ha consentito la diffusione del bullismo anche tra le ragazze”.