L'appello del Sindaco Tranchida: "La politica faccia un passo avanti … ma nel servizio alle città"

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Auguri al Porto di Trapani, allo stato ancora non fagocitato dalle inevitabili dinamiche e strategie di prospettazione economiche palermitane, a maggior ragione in vista dell’apertura (?) dell’area di libero scambio nel Mediterraneo.

Auguri al Presidente del Consorzio del Porto di Trapani, ing Andrea Di Martino, così come a tutti i Soci Imprenditori che hanno deciso di “riprendersi”, dalle mani incapaci di una vecchia politica, il Porto e diventare parte attiva per la sua tutela e valorizzazione.

Auguri a quella politica che, Sen Pamela Orru’ in testa, magari a testa bassa seriamente lavora per evitare che il peggio abbia ad accadere.

Trapani non può essere palermocentrica, ancor meno terra continua di conquista, e con Crocetta nulla e’ cambiato, ahimè, ancor meno con la vigilanza di alcuni presunti onorevoli, locali e fortunati deputati regionali, che in suo nome razzolano.

Vedasi e non solo in campo sanitario per la vicenda della Radioterapia all’Ospedale S. Antonio, lasciata a bagnomaria per continuare a favorire gli “affari” delle cliniche private convenzionate palermitane,  costringendo i nostri ammalati al disperato quotidiano e gravoso pellegrinaggio in cerca di salute.

Vedasi per la quotidiana “latitanza” della stessa necessaria governance in capo alla ex Provincia di Trapani.

Vedasi ancora per il gravissimo disinteresse per il rilancio promo-strategico dell’aeroporto di Trapani, nell’ambito di una visione più generale di mission isolana.

Vedasi per la fallimentare gestione dell’Ente Acquedotti Siciliano che inevitabilmente scarica sui Comuni, oltre il menefreghismo del governo regionale in materia anche gli oneri gravosi per gli interventi sostitutivi.

Per non parlare dell’incapace gestione dei fondi europei nonché di una miope e non ancora chiara visione nella strategia d’impiego territoriale prossima futura.

Per non dire ancora ed al momento dell’altro.

Non è possibile tale andazzo a maggior ragione su settori fondamentali per la vita e la salute delle persone oltre che per l’asfittica economia trapanese, a maggior ragione in un grave e prolungato periodo di recessione per non parlare di vera e propria disperazione sociale.

E’ tempo di “rivoluzioni” ma dal basso! E’ tempo di un “patto federativo” fra persone perbene e volenterose innanzitutto, trasversale nelle logiche politiche così come in quelle socio-economiche. E’ tempo di “alzar la voce” e direttamente, senza deleghe permanenti, affrontare e con grande energia le questioni aperte e richiamare alla proprie responsabilità ogni livello di governo istituzionale e politico.

Così si muore e muore anche la speranza di tantissimi nostri giovani di non dover per forza scappare da Trapani o dei nostri imprenditori di tener ancora alzata la “saracinesca”.

La politica deve fare un passo avanti, ma a servizio delle città e delle comunità e non certo avere la presunzione di collocare propri lacchè e portaborse ovunque e comunque.

Con la ripresa autunnale, invitando pubblicamente chi ci sta –  Sindaci e Amministratori pubblici e non, Soggetti politici e di diversa estrazione, Soggetti imprenditoriali e sindacali, Associazioni di Categoria e rappresentanti del terzo settore e privato sociale – per fare fronte unitario e provare con lo sforzo attivo e sinergico di tutti a cambiare tale andazzo, specificatamente su temi di generale interesse (compresi quelli superiormente accennati).

Si, occorre cambiare verso, cominciando dal basso, insieme ed in tanti, in maniera trasparente ed inequivoca, trasversale se vogliamo, nella sottoscrizione attiva di un Patto Federativo di azioni ed iniziative, determinanti e a tutela ed in favore delle nostre comunità.

E’ tempo non di fare un nuovo partito, ma giocarsi una partita nuova che, per quanti hanno l’onere oltre che l’onore di amministrare le proprie comunità, non può che essere quello di amministrare al meglio e militare con energia a servizio del loro primo partito: i cittadini ed il bene comune, anche oltre i confini di casa propria, della propria città, della propria comunità.

Chi ci sta non abbia remore a farsi pubblicamente avanti rispondendo a questo appello.

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