Uscire dalla crisi, la ricetta degli imprenditori dell’Ance

39

operaio edile“In questi anni di crisi in Sicilia abbiamo subìto la perdita di quasi 80 mila posti di lavoro in edilizia; nella nostra Provincia qualcosa come circa 6 mila lavoratori sono andati a casa. 6 mila famiglie che hanno perso una opportunità di reddito. Senza contare l’indotto che è collegato al nostro settore. Abbiamo perso molto terreno! Ed abbiamo bisogno di migliorare ed ampliare le nostre infrastrutture: strade, ferrovie e porti. Qualsiasi finanziamento non potrà che attenuare il danno che stiamo subendo e con noi la collettività, il territorio”. Lo dichiara Rosario Ferrara presidente di Ance Trapani.

I dati recentemente diffusi in ambito regionale dall’Ance sottolineano il persistere di un grave stato di crisi. Nel settore edile in Sicilia i licenziamenti sono arrivati a quota 80.000 fra diretti e indotto, pari alla popolazione di una città come Marsala. Di contro, continuano a restare bloccati 1.123 milioni di euro per il settore. In dettaglio, il Comitato di presidenza Ance ha puntato l’indice sul fatto che le imprese edili dell’Isola avanzano 1,5 miliardi di euro dalle pubbliche amministrazioni per opere eseguite. Come ha certificato il ministero dell’Economia, la Sicilia è l’ultima fra le Regioni italiane per pagamento dei debiti alle imprese. E dopo sei mesi dal varo della legge all’Ars, non c’è ancora certezza sulla disponibilità di 340 milioni destinati alla copertura dei debiti contratti dalla Regione e dagli enti locali (il cui sblocco dipende da una firma, che non arriva, sull’accordo Stato-Regione); né sull’allargamento del Patto di stabilità che libererebbe risorse aggiuntive per 400 milioni. Nemmeno dal governo nazionale arriva un conforto. Il decreto “Sbocca Italia” può liberare solo briciole per gli anni 2015 e 2016. Ha messo a disposizione per tutto il Paese solo 39 milioni per opere del 2013, 26 milioni per il 2014, 231 milioni per il 2015 e 159 milioni per il 2016: “Insufficienti – evidenza il presidente di Ance Trapani – a dare una svolta al settore; sembrano semplici boccate d’ossigeno ad un malato che ha bisogno di terapie intensive per non morire”. Significa che per i prossimi due anni, qualora si sbloccassero tutti i cantieri individuati in queste annualità, la ‘pioggia’ di fondi per l’edilizia in Italia sarebbe di appena 455 milioni, pari all’11,7% dello stanziamento complessivo di 3,890 miliardi.

Dando uno sguardo al dettaglio siciliano emerge che nel periodo gennaio/agosto 2014 sono state bandite in Sicilia 172 gare per lavori di importo pari a €. 211.489.000; nello stesso periodo dell’anno scorso i lavori pubblicati sono stati pari a €.196.003.000; ben poca cosa rispetto agli €.890.152.000 andati in gara negli stessi mesi del 2007. “Per quanto riguarda la nostra Provincia di Trapani – aggiunge ancora Ferrara – nello stesso periodo considerato, gennaio/agosto 2014 sono andati in gara €.20.907.000 rispetto ai 31.096.000 degli stessi mesi del 2013. Negli analoghi mesi del 2007 sono stati pubblicati lavori per €.62.219.000. Sono risultati che parlano da soli e che non avrebbero bisogno di alcun commento”.

Produce gravi danni la politica di Governo: “Ci viene impedito di attivare quel volano naturale, rappresentato dall’edilizia, capace di trascinare tutti gli altri comparti produttivi nella ripresa economica del Paese e che in altri Paesi ha cominciato a dare i suoi frutti in termini di ripresa – dichiara il presidente Ance – In Sicilia, come accennavo, tutto questo ha conseguenze ancora più disastrose se pensiamo alle centinaia di milioni di euro di fondi europei persi o che rischiano di ritornare a Bruxelles”. “Se consideriamo che 1 miliardo di euro in opere pubbliche genera 17 mila posti di lavoro, avremmo bisogno di almeno 5 miliardi, solo in Sicilia, per recuperare gli 80 mila posti di lavoro perduti”.

Le imprese sono pronte a fare la propria parte, ma al tempo stesso la Regione deve cambiare registro: “La Sicilia ha 30 mila impiegati che rendono ancora più pesante quel fenomeno della “mala burocrazia” che rende tutto più lento o addirittura impossibile. Verrebbe l’impulso di abbandonare tutto ma abbiamo la consapevolezza che nonostante la crisi che ci sta decimando il nostro settore è insostituibile. Le case, gli ospedali, le strade, le reti idriche, i porti, gli aeroporti, tutto ha bisogno di manutenzione, di recupero, di conservazione, di riqualificazione; ci sarà sempre bisogno delle imprese e delle maestranze qualificate”. Ferrara conclude: “Siamo chiamati tuttavia a prendere atto di dover affrontare un processo evolutivo del nostro settore, obbligati da una crisi che sta riformando il sistema delle costruzioni per i prossimi anni”.

SHARE