Editoriale: la Pallacanestro Trapani ai raggi x

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Terminata l’ottava giornata del campionato di serie A2 Gold che ha visto la Pallacanestro Trapani soccombere tra le mura amiche del PalaIlio contro Forlì, è tempo di cominciare a fare i primi bilanci. Giocato ormai 1/4 della stagione regolare la squadra di coach Lardo ha totalizzato 6 punti frutto di 3 vittorie (Torino in casa, Ferentino ed Agrigento fuori) e 5 sconfitte ( Mantova, Trieste e Forlì in casa, Verona e Veroli in trasferta). Tutti sappiamo che senza lo svarione gestionale dello staff Ferrero e compagni avrebbero 2 punti in più in classifica ma lo 0-20 a tavolino rimediato contro Mantova è ormai un dato di fatto e, ad oggi, sarebbe inutile piangere sul latte versato.  La classifica, per usare un eufemismo, diciamo che non è come ce la si sarebbe aspettata, e l’ingresso ai playoff, obbiettivo minimo della stagione, sembra davvero lontanissimo vista la qualità del gioco espresso finora.

 

Analizzando qualche cifra, quello che salta subito all’occhio è che i granata hanno già subito 3 sconfitte in casa su 4. L’anno scorso furono 4 in tutto il campionato, rimediate contro Trento ( vincitrice del campionato), nel derby contro Barcellona, contro la corazzata Verona e contro Ferentino. Sconfitte sì, ma subite al cospetto di avversari più blasonati e giocando sempre fino all’ultimo possesso, senza mai mollare. Cosa purtroppo a cui non abbiamo assistito quest’anno nè nella sfida contro Veroli nè, tantomeno, contro Trieste in cui la squadra è uscita addirittura tra i fischi del PalaIlio ( cosa che non accadeva da almeno un lustro).

Confrontando le statistiche di questa stagione (il solo quintetto per evitare di essere troppo pedanti) con quelle dell’anno scorso notiamo che Renzi e Baldassarre ( ad oggi i migliori del gruppo) stanno mantenendo il rendimento della passata stagione:

– Renzi : 12.5 p. + 6 rimb. (2013/14: 12.5 p. + 6.8 rimb.)

– Baldassarre : 11 p. +7 rimb. (2013/14: 12.2 + 8 rimb.)

Gli altri 3 elementi del quintetto ( tutti nuovi acquisti) vantano :

– Evans : 14.1 p. + 5 rimb. ( ma anche 2.8 perse a partita )

– Bray: 7.6 p. con il 29% da 3 (9/31)con soltanto 6.5 conclusioni tentate a partita (ben poca cosa per un americano)

– Meini: 5.3 p. + 2 Ass. Con 14/26 dal campo in 8 partite.

Per dare un’idea e senza voler fare dietrologia la stagione scorsa Parker chiuse con 13.8 p. e 5 Ass. a partita, mentre Lowery con 15.1 + 6 rimb.

I numeri spesso risultano essere carta straccia ma il dato oggettivo sono i 6 punti in classifica e l’evidenza che qualcosa non quadra. Ma cosa c’è che non funziona?

I primi a salire sul banco degli imputati sono, come spesso capita in questi casi, gli americani. Prima però è d’obbligo fare una premessa. Ad inizio stagione è stata fatta dalla società una scelta, a parere di chi scrive, giusta: costruire una squadra con più rotazioni con la possibilità di avere giocatori in grado di ricoprire più ruoli. Giusta, nella teoria, sia la scelta di scegliere un play titolare  italiano e di esperienza per far crescere e responsabilizzare Bossi, sia quella di affidare lo spot di guardia ed ala piccola titolari ai 2 USA.

Teoria e pratica, però, si sa, spesso cozzano e la società è incorsa, in base a quello che abbiamo potuto osservare fino ad oggi, in qualche errore di valutazione nella scelta dei singoli. Meini, il play italiano di esperienza, nella sua carriera si è sempre distinto per le sue qualità difensive e di gestione ma non certo per attitudini offensivi.

Scelta ancora una volta potenzialmente condivisibile se però a Meini affianchi 2 USA con tanti punti nelle mani. TJ Bray ed Evans dovevano essere, nella mente di chi li ha scelti, questo tipo di giocatori. Non abbiamo motivo di ritenere il contrario anche perché, se così non fosse, sarebbe stato quantomeno inopportuno pensare di affidare gran parte del potenziale offensivo della squadra ai soli Renzi e Baldassarre.

Tj Bray in queste prime 8 partite ha invece dimostrato di essere un giocatore “di sistema”: gioca bene se la squadra gira ma in caso contrario non è quel tipo di giocatore che “toglie le castagne dal fuoco”; paradossalmente starebbe meglio in A1 che in A2. Chris Evans per converso è un accentratore, un giocatore dalle doti fisico/atletiche fuori dal comune ma ancora molto grezzo tatticamente; gioca, da tipico americano che ambisce a farsi conoscere, più per se stesso che per la squadra.
A parere di chi scrive è stato un errore ed un rischio davvero eccessivo puntare su 2 americani di 22 e 23 anni alla prima e seconda esperienza in Europa. Ed è di certo notorio che il basket praticato nel vecchio continente è totalmente diverso da quello dell’ NCAA dove si gioca 1vs1, pick’n’roll e poco altro e dove è facile gonfiare i propri tabellini. Si dice che entrambi hanno grossissimi margini di miglioramento. Vero. Ma quanto si dovrà aspettare?! Non sarebbe stato più opportuno invece puntare su 2 stranieri magari dal potenziale più basso ma di sicuro affidamento ed esperienza? Perché rischiare così? La A2 Gold è un campionato particolare, avendo solo 2 stranieri (che dovrebbero dare alla squadra un valore aggiunto) sbagliare la scelta di 1  “USA” fa faticare oltremodo la squadra, sbagliarle entrambe può avere esiti davvero nefasti.

Ad oggi però il problema all’interno della pallacanestro Trapani non pare solo tecnico. Anche la difesa, da sempre il punto forte di Lardo, latita e fa riflettere il fatto che il livello del gioco da settembre ad oggi sia andato via via peggiorando subendo, a tratti, delle involuzioni davvero inspiegabili. Sia contro Trieste che contro Forlì era evidente che si respirasse aria carica di tensione, i giocatori sembrava avessero dei freni, delle paure che poi, in campo, si sono tradotte in errori al tiro, scelte sbagliate, nervosismo contro arbitri e compagni, distrazioni in difesa e quant’altro. Cosa sarà mai successo? E’ possibile che si sia generata qualche frizione nello spogliatoio granata?

Ci si augura che non sia così. Forse 1/4 di stagione è ancora troppo poco per fare questo tipo di valutazioni tecniche. Forse. Ad oggi però il gioco latita, sia in attacco che in difesa e le altre squadre cominciano tutte ad avere un proprio crisma distintivo ed una propria identità. Lino Lardo (salito anche lui sul banco degli imputati), nei cui confronti il presidente Basciano si è giustamente esposto palesando incondizionata fiducia, dovrà trovare questa identità nel più breve tempo possibile. I margini per migliorare ci sono ma il tempo passa ed i playoff si allontanano.

Oggi, nel periodo più buio dell’era Basciano, bisogna però essere bravi a provare a non fare drammi. Gli addetti ai lavori ed i tifosi devono cercare di creare attorno a questi giocatori un clima quanto più possibile sereno dimostrando, come tante volte in passato, che la maglia granata va sostenuta sempre, senza se e senza ma. Per parlare di mercato riparatore c’è ancora tempo.

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