Mario Piazza, doppio ex di Trapani e Barcellona: “Derby, che emozione!”

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Mario PiazzaMario Piazza, oggi sei allenatore dell’under 19 e assistant-coach in serie C dell’Oratorio Petriano, a Città del Vaticano. Per noi che stiamo vivendo la vigilia di Barcellona-Trapani sei soprattutto un ex di queste due squadre. A Trapani sei cresciuto cestisticamente, raggiungendo il massimo campionato e vivendo la parte più importante della tua carriera. A Barcellona hai continuato a vincere e hai scritto una pagina storica del basket siciliano. Che effetto ti fa il derby di domenica prossima?

“Un bell’effetto. Per me, sapere che queste due squadre sono entrambe in A2 Gold è una grande soddisfazione. Questa è pallacanestro di alto livello e le due città devono essere orgogliose di avere squadre in questo torneo”.

Che rapporto conservi oggi con Barcellona e Trapani?

“Seguo con moltissima attenzione tutte e due le formazioni. Credo che Trapani sia un po’ sotto le aspettative e stia rendendo meno di quello che fosse lecito attendersi. E’ una squadra costruita con l’obiettivo dei playoff e deve ancora trovare la strada migliore. Quella di Barcellona, invece, quest’anno è tutta un’altra storia. Tra l’altro, proprio la scorsa estate ero a Barcellona quando si paventava il rischio che non sì iscrivesse e ho vissuto da vicino la vicenda”.

E’ il momento dei ricordi. Quale il più bello con la maglia di Barcellona?

“Un derby vinto a Ragusa. Manca un minuto alla fine  e Li Vecchi mi passa la palla. Tiro da tre punti e faccio canestro. Non dimenticherò mai che ancora dovevo tirare e con la coda dell’occhio ho visto proprio Li Vecchi esultare. Fu un canestro importante. Poi, a fine partita, andai da Li Vecchi e gli chiesi come mai avesse esultato prima del tiro. ‘Mario – mi rispose – da due anni ti vedo fare quel movimento e quando lo fai in quel modo, fai sempre canestro’. In un episodio del genere c’è tanto: c’è l’essere squadra, conoscere il compagno e giocare per lui. Infatti, quella era una squadra vincente: promozione dalla B1 all’A2 e finale per la promozione in A1 persa all’ultimo istante contro Udine”.

A Barcellona, hai anche tagliato un traguardo personale molto rilevante. Sei il primo giocatore siciliano ad aver realizzato più di 2 mila punti in serie A…

“Sì, vero: l’allenatore di allora era quello di oggi, Giovanni Perdichizzi. E ricordo che in allenamento diceva sempre ai miei compagni: ‘Fategli fare ‘sti 2 mila punti, che ormai gioca solo per questa ragione’. Un bel ricordo”.

Andiamo sulla sponda granata. Vai con il ricordo più struggente.

“Un altro canestro, un’altra esultanza. Contro Porto San Giorgio, gara uno dei playoff promozione dalla B/1 all’A/2. Canestro da tre punti e partita chiusa in un PalaGranata bollente. Ho rivisto in tv ‘Bibo’ Castellazzi esultare come mai ha più fatto per un canestro: anche quella era una grande squadra. Collaborare, sacrificarsi, pensare al gruppo prima che a se stessi: la pallacanestro insegna anche a fare questo”.

Facile a dirsi, meno a farsi.

“Vero. Ma quando funziona, ti regala sensazioni irripetibili. Con il grande Cacco Benvenuti abbiamo fatto una zona match-up in cui, di fatto, non c’erano regole precise. Parlavamo tanto e in campo sceglievamo chi prendere tra gli attaccanti sul momento, comunicandocelo. Magari ricordare così quella difesa farà inorridire i puristi della tattica, ma ci fece vincere un campionato. Avevamo un allenatore come Benvenuti, che ci insegnò a fare la cosa più importante: giocare insieme”.

Oggi vivi a Roma: ti capita mai di passare vicino all’Eur e ricordare quella fantastica vittoria in A1 con la maglia granata, contro Mahorn, Radja, Premier e tutti gli altri?

“Ah, certo. La nostra prima vittoria in A1: fuori casa e contro una squadra super miliardaria. La ricordo benissimo. Ricordo anche l’ultimo tiro di Fantozzi dall’angolo, che si spense sul ferro e ci fece esultare. ‘Quel tiro non l’ho mai visto, perché sono svenuto mentre il pallone era per aria’, mi disse a fine gara il presidente Garraffa. Fantastico”.

Torniamo ai nostri giorni. La favorita per il derby?

“No, non c’è una favorita: si legge un grande equilibrio in questa vigilia. Mi auguro ovviamente, che sia una festa di sport”.

Grazie, Mario. Grazie per tutte le emozioni che ci hai regalato.

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