La pallacanestro Trapani tra vittoria e polemica

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meini2E’ una buona Pallacanestro Trapani quella vista nell’ultimo turno di campionato al PalaAuriga contro Casale Monferrato. Alla fine delle ostilità il tabellone registrava 82-69, ma il punteggio non è pienamente esplicativo di quanto accaduto sul parquet. Provando ad entrare nel dettaglio, la partita è stata certamente più complicata di quanto il risultato lasci intendere. Ad onor di cronaca è doveroso dire che gli ospiti si sono presentati senza 3/5 del proprio quintetto base: la guardia Blizzard e le ali/pivot Samuels e Martinoni. Un reparto lunghi assolutamente decimato quello di coach Ramondino che aveva a sua disposizione il solo Fall.

Match equilibrato nei primi minuti con coach Lardo che schiera in quintetto capitan Ferrero al posto dell’ “infortunato” Evans (nemmeno presente al PalaAuriga e, probabilmente, con già in tasca un biglietto di sola andata). La partita però si incardina immediatamente nei binari giusti per Trapani. Fall commette ingenuamente dopo 5′ il suo secondo fallo e coach Ramondino è costretto a gettare nella mischia il classe ’97 Eric Ruiu. Da questo momento in poi tutti gli effettivi granata sono bravissimi nella costante ricerca del gioco in post basso di Andrea Renzi che in più di un occasione porta letteralmente a scuola Ruiu che, con la sola volontà, non riesce a sopperire al gap (10 cm. e 15 kg.) che lo separa dal totem granata.giancarlo ferrero (1)

La truppa dei giovanissimi di Ramondino (oltre a Ruiu tanti minuti anche per il ’94 Amato, per il ’93 Giovara e per i classe ’97 Valentini e Cometti), grazie soprattutto alla verve di un eccezionale Tomassini da 26 punti e 7 assist, riesce però a non perdere mai completamente il contatto con il match e nell’ultima frazione addirittura a portarsi sul -7.

Trapani però è bravissima a non scomporsi e grazie all’ex Ferrero (19 punti e 5 rimbalzi) e ad un monumentale Renzi da 26 punti, 6 rimbalzi e 7 falli subiti, riesce a garantirsi una vittoria assolutamente meritata.

Vittoria fondamentale, che dà ossigeno ad un gruppo che di certo non sta vivendo un momento brillante, ma che in campo non si è risparmiato profondendo sul parquet tutta l’energia e l’impegno a sua disposizione. Due punti poi oltremodo importanti anche per una classifica che stava facendosi complicata. Oggi però la classifica è secondaria: la Pallacanestro Trapani deve lavorare giorno dopo giorno, facendo un passo alla volta e guardando solo alla partita successiva, con l’unico obiettivo di stare bene e divertirsi. 

baldassarre2E, a parere di chi scrive, la parola chiave oggi deve essere appunto “divertimento”. E’ questo quello che sta mancando. Troppe ansie, tropppe tensioni, troppi problemi che poco hanno a che vedere col basket. Tutti si ergono a sommi conoscitori della pallacanestro, ma nessuno riesce a capire che il segreto per fare bene è solo uno: divertirsi. E al PalaAuriga non ci si diverte quasi più. Non si diverte più il pubblico che langue in un placido torpore, non si diverte più la squadra satura di tensioni extra sportive (vedi il quasi certo taglio di Evans, critiche e polemiche varie), non si diverte certamente una dirigenza chiamata costantemente a provare a dimostrare quanto vale e, di certo, a giudicare da quanto ascoltato ai microfoni di radio cuore, non si diverte nemmeno il presidente Basciano. A tal proposito, tralasciando il linguaggio poco consono al ruolo e sicuramente frutto della concitazione del momento, ed evitando di entrare nel merito delle ingiuste e superflue rimostranze mosse al pubblico trapanese che non condividiamo affatto, su una cosa però ci sentiamo di essere d’accordo: sul fatto che spesso si muovano delle critiche soltanto distruttive. Bene, nel nostro piccolo ci permettiamo una esortazione : riportiamo la pallacanestro al centro di tutto. Proviamo a riallacciare quel sottile filo di congiunzione tra squadra, dirigenza e tifoseria che in passato ha fatto grande questa piazza, facciamo in modo di ricostruire quel senso di identità, di appartenenza e di condivisione che, solo, permette ad ogni singolo tifoso di sentirsi importante, parte di qualcosa. Oggi questo senso di identità non c’è,  ma è lì,  sopito da qualche parte,  facciamo in modo che si ritrovi.  Cambiamo rotta e proviamo a soffiare tutti nella stessa direzione.

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