Valderice, questione migranti all’hotel VIlla Sant’Andrea. Il sindaco Spezia replica al consigliere Pagoto

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In riferimento all’articolo  “Valderice, il consigliere Pagoto interroga il sindaco Spezia sulla questione Migranti all’hotel Villa Sant’Andrea”, pubblicato lo scorso 25 novembre, trasmettiamo la replica del primo cittadino di Valderice Girolamo Spezia.

“La Sicilia era rimasta finora l’unico avamposto, l’isola felice non toccata dal fenomeno dell’immigrazione per cui, alla notizia dell’arrivo di un gruppo di migranti nel nostro territorio, la S.V. sarà rimasta basita ed interdetta tanto da predisporre l’atto ispettivo di cui all’oggetto. In verità è quantomeno curioso che problematiche di questo tipo le sollevi un consigliere che, tradizionalmente, ha fatto della vita ecclesiastica un suo baluardo. Probabilmente non ha il tempo di ascoltare ciò che Papa Francesco va dicendo in tutte le sedi e in tutti i modi.
Infatti, proprio di recente il Pontefice nel suo intervento all’Europarlamento ha affermato con forza: “….i migranti vanno accolti….” e “…il Mediterraneo non diventi un cimitero…”.
Evidentemente, e aggiungerei per fortuna, non si era consultato con Lei.
Ciò detto, colgo l’occasione nel riscontrare la presente interrogazione, per evidenziare l’approccio di questa Amministrazione Comunale rispetto al tema prospettato partendo da considerazioni, non personali ma universali, che seguono.
L’art. 14 della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo recita: “Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri Paesi asilo dalle persecuzioni”. Vorrei ricordare a me stesso che i diritti costituiscono parte integrante ed inalienabile del patrimonio di diritti universali in cui si riconoscono le società democratiche e, nell’attuale quadro di crisi, guerre e persecuzioni, il tema dei diritti umani, in particolare quello dei migranti, appare fondamentale nella sua complessità. Il momento è davvero difficile, la situazione è drammatica per questi uomini e donne. Poco più di un anno fa assistevamo ad una delle più grandi tragedie di questa nuova ecatombe con cifre da guerra mondiale.

Non ci si può indignare, ipocritamente, dinanzi ad eventi luttuosi come quelli che, purtroppo, sempre più spesso accadono a pochi chilometri dalle nostre coste per poi voltarsi dall’altra parte quando è richiesto il sostegno di “chi sta meglio”. Non ci si può battere il petto in Chiesa per poi, sottovoce, affermare che il problema non è nostro. Il dramma di una persona che lascia la sua terra e rischia la propria vita per attraversare il mare su un’imbarcazione di fortuna stipata all’inverosimile insieme ad altre centinaia di persone è anche il nostro dramma ed il nostro impegno è finalizzato a fare in modo che a questa persona venga data accoglienza, nonché il diritto di sentirsi membro di una nuova comunità, insieme ovviamente al dovere di rispettarne le leggi.
Noi siamo stati terra d’emigrazione, siamo un popolo che sa cosa vuol dire lasciare la propria terra, i propri cari per cercare una vita migliore a migliaia di chilometri di distanza. Pochi lo sanno come noi e siamo riusciti, pur fra tante difficoltà, ad affermarci nei “mondi” in cui siamo andati. Oggi con orgoglio guardiamo al sindaco di New York (e non è il primo sindaco italo-americano di quella città) piuttosto che a governatori di qualche stato americano dicendo che sono italo-americani. E potrei citarne altri. Sono o no questi esempi
di integrazione, sono o no esempi di convivenza, sono o no esempi di “civiltà”?
Ed onestamente, in questi “mondi” non abbiamo esportato solo competenza, “know how” e legalità. Qualche esempio di poca onestà, per usare una metafora, di “non liceità” mi pare l’abbiamo esportato. Anche noi eravamo “gli altri”, “i diversi”, ma ce l’abbiamo fatta.
Ritengo doveroso ricordare le ultime notizie di cronaca che, purtroppo, hanno toccato molto da vicino la nostra comunità. Vorrei citare Bose Uwadia, la giovane nigeriana uccisa e ritrovata la vigilia di Natale dell’anno scorso, e voglio prepotentemente chiamarla col suo vero nome e non col nome d’arte con cui era conosciuta. L’estremo, forse banale, tentativo di darle la dignità che merita. Questa vicenda ci sbatte violentemente in faccia una amarissima realtà che, qualora confermata, dovrebbe far riflettere Tutti.

Tutto ciò premesso, nello specifico si evidenzia che i Centri di accoglienza straordinaria (C.A.S.) sono pianificati dalla Direzione Centrale dei Servizi Civili per l’Immigrazione e l’Asilo e sono gestiti a cura delle Prefetture tramite convenzioni con enti, associazioni o cooperative.  La Prefettura, in questo modo, cerca di dare delle risposte per evitare l’uso di strutture improprie come stadi, palestre, e caserme etc..
I C.A.S., quindi, nascono all’interno della logica della gestione emergenziale dell’immigrazione e si tratta di strutture di varia natura il cui gestore stipula una convenzione con la Prefettura e si impegna ad erogare un servizio di accoglienza.
Si puntualizza che per la sottoscrizione della convenzione, non risulta necessario il parere o il rilascio del nulla osta da parte dell’Amministrazione Comunale.
Nel caso che ci occupa la Cooperativa Sociale “ Badia Grande”, che gestisce l’Hotel S. Andrea,
opera in virtù di una precedente convenzione che la stessa Cooperativa aveva sottoscritto, nel 2013, con la Prefettura.
Per quanto attiene la possibilità che l’aumento del numero dei migranti nella nostra cittadina possa generare nella popolazione autoctona disorientamento e paura, divenendo fattore di destabilizzazione della convivenza a livello locale, si ritiene al contrario che possa essere un’occasione di scambio culturale ed un
valore aggiunto per la crescita della nostra comunità. Ovviamente la conoscenza dell’immigrato è alla base dell’integrazione.
Siamo pienamente consapevoli che bisogna da un lato fornire sostegno agli immigrati nel processo di inserimento nel tessuto sociale, economico e culturale del territorio (in atto alcuni di loro sono impegnati in attività di utilità sociale sul nostro territorio), dall’altro bisogna identificare dei percorsi, degli strumenti utili a sostenere il dialogo con la popolazione locale. E’ indubbio che non basti tutelare i diritti degli immigrati, ma occorre anche sostenere i cittadini che vivono con difficoltà il cambiamento, garantendone l’ascolto e il doveroso sostegno, nonché, qualora necessario, l’ordine pubblico.

 

In merito alla paventata impossibilità di prevedere la promozione turistica del territorio e alla
difficoltà di fare in modo che Valderice divenga un “paese più europeo”, mi pare siano timori palesemente infondati. Non sarà, a mio sommesso avviso, l’impossibilità di utilizzare l’hotel “Villa Sant’Andrea” a bloccare la presenza a Valderice dei turisti, che potranno tranquillamente essere ospitati nelle numerose strutture ricettive presenti in loco.
Evidenzio infine – ove ce ne fosse ancora bisogno – che l’ineguaglianza non è stabilita da fattori di natura biologica quanto da prescrizioni socialmente imposte e che è molto più semplice cavalcare paure e
timori di una comunità, soprattutto in momenti di difficoltà economiche, e rincorrere l’antropologica paura “del diverso” per approdare a populistiche e demagogiche conclusioni, ma è dovere di tutti, a maggior ragione di chi svolge un ruolo pubblico, non giocare a dividere per becere azioni elettorali. La nostra comunità, ha sempre dato prova di grandissima solidarietà ed umanità e sono convinto continuerà in questa direzione.

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