La Leonessa batte la Pallacanestro Trapani ed apre la crisi

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La Leonessa Brescia passa al PalaAuriga col punteggio di 88-94 ed apre l’ennesima crisi in casa Pallacanestro Trapani. Il 2015 non si apre sotto i migliori auspici per Ferrero e compagni che, nella gara che ha concluso il girone di andata, subiscono un’altra sconfitta tra le mura amiche (la quarta stagionale su 8 partite disputate).In casa, a memoria, non si ricorda al giro di boa un rullino di marcia così negativo da una decade.

Commentare le ragioni di questa debacle non è semplice. Provando ad analizzare le cifre dell’ultima partita contro Brescia leggiamo come i granata,paradossalmente, non siano stati assolutamente inferiori ai propri avversari: Trapani ha tirato col 45% dal campo contro il 46% di Brescia, ha catturato lo stesso numero di rimbalzi (38), ha smistato appena 2 assist in meno, ha fatto più contropiedi e conquistato più rimbalzi in attacco, ha tirato meglio da dentro l’area ed ha perso meno palloni (6 contro 9). L’unica statistica che condanna i granata è quella dei tiri liberi: 61% (14/23) contro il 100% (18/18). E’ sufficiente solo questa cifra e la super performance di Brownlee (36 punti e 12 rimbalzi) per giustificare la quarta sconfitta stagionale in casa? A mio parere no. Mai come questa volta le cifre non riescono a chiarire le ragioni che hanno condannato i padroni di casa. Chiunque fosse presente al PalaAuriga, infatti, se avesse potuto scommettere un caffè sulla squadra che alla fine avrebbe vinto la partita non lo avrebbe puntato sul Trapani. E non perchè i ragazzi di Lardo non si siano giocati la partita, ma perchè gli occhi, l’atteggiamento e la voglia profusa dai giocatori di Brescia è stata molto superiore dal primo all’ultimo minuto.

broowleLa Pallacanestro Trapani non ha giocato da squadra. Né in attacco, né in difesa. E se in attacco, grazie alla verve dei soliti Legion e Renzi, alla fine si sono realizzati 88 punti, subire quasi un centello tra le mura amiche è davvero inaccettabile. A prescindere dallo stato di grazia di Browlee, che probabilmente avrebbe segnato anche ad occhi chiusi, Brescia ha quasi sempre costruito dei tiri pulitissimi piedi a terra sfruttando le dinamiche e le letture offensive dello schema “corna” che, per chi non lo sapesse, è il primo schema che gli allenatori insegnano alle giovani leve: il playmaker (Passera o Fernandez in questo caso) chiama due blocchi alti dei pivot, sceglie un lato, penetra, e da lì, in base a come si muove la difesa, sceglie se servire il pivot che nel frattempo ha tagliato verso il canestro (Cittadini ha realizzato così i suoi 10 punti) o quello che è rimasto fuori la linea dei 3 punti (il già citato Brownlee) ovvero uno dei due esterni appostati negli angoli pronti a ricevere gli scarichi (Loschi 14 punti con 3/4 da 3 o Alibegovic che ha chiuso con 15 punti).

Chiudendo questa breve e probabilmente noiosissima parentesi tecnica, la domanda è: come è possibile permettere a Brescia di realizzare 94 punti giocando con il più classico degli schemi offensivi senza mai riuscire a trovare le contromisure? Dando per assodato che Brescia è una buona squadra, che Lino Lardo avrà letto il gioco dei suoi avversari molto meglio di chi scrive e che giocatori del calibro e dell’esperienza di Renzi, Meini e Baldassare sanno difendere e leggere molto bene le situazioni in campo, l’unica motivazione che ne si può dedurre è che il livello di concentrazione profuso non sia stato sufficiente.

Questi cali di attenzione, che ormai si palesano da tanto , troppo tempo, nelle partite casalinghe, e magari contro avversari abbordabili (vedi Jesi), alla fine hanno comunque permesso ai granata di conquistare qualche vittoria ma in quelle in trasferta spesso e volentieri si sono trasformati in un black-out totale (vedi il terzo quarto contro Casalpusterlengo coi soli 7 punti realizzati per non andare troppo lontano) difficilmente recuperabile.

I motivi di questi cali di concentrazione più o meno prolungati possono essere i più disparati. Fatto incontestabile è però che al giro di boa i granata, a parte l’incoraggiante inizio, non hanno mai dato l’impressione di giocare come una squadra, come un tutt’uno combattivo ed attento a conseguire la vittoria.

La Pallacanestro Trapani in un campionato in cui tante squadre non hanno nemmeno i soldi per affrontare le trasferte ha già cambiato un americano in corsa e molti tifosi si attendono qualche altro cambiamento. A mio modestissimo parere rivoluzionare la squadra adesso e spendere magari un bel po’ di soldi (i giocatori buoni in circolazione sono davvero pochi) ha davvero poco senso. Meglio concentrare l’attenzione e valorizzare al massimo quello che abbiamo in casa. Puntare molto di più su Bossi per esempio che potrebbe rappresentare il futuro, ma che quest’anno non sta ancora confermando la crescita che tutti si attendevano da lui. Anzi, nelle ultime apparizioni, sta addirittura subendo una preoccupante involuzione. Dargli più spazio e più minuti, responsabilizzarlo e fargli sentire la stima e la fiducia dell’ambiente potrebbe essere una soluzione sufficiente a rivitalizzarlo. I giovani, come è giusto che sia, hanno bisogno di giocare e, perchè no, di sbagliare, ma alla fine sono sempre quelli che si impegnano di più e che regalano le maggiori soddisfazioni. Esempio ne è Urbani. Il ragazzo, contro Brescia, per la prima volta ha giocato 10 minuti ed è stato di gran lunga la nota più positiva della giornata: in attacco ha realizzato 4 punti di pregevole fattura ed in difesa ha contenuto Brownlee molto meglio di qualche suo compagno ben più esperto.

Chi scrive è certo che, nonostante fino ad oggi la Pallacanestro Trapani non abbia espresso un buon basket, Renzi e compagni alla fine raggiungeranno quei play-off che ad oggi distano soltanto due punti. In un campionato che di così mediocri (per essere buoni) non se ne vedevano da tantissimi anni, in un contesto in cui le squadre vengono radiate, le partite perse a tavolino, i giocatori scioperano, le società non pagano ecc… non raggiungere almeno l’ultimo posto valido per agguantare la griglia play-off sarebbe un sacrilegio. Da domenica prossima a Mantova deve aprirsi però una nuova pagina, bisogna ricompattarsi, guardarsi in faccia, lavorare all’unisono e ritornare a remare tutti nella stessa direzione.

 

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