Trapani, approvato emendamento a firma Salone: l’amministrazione impegnata a definire l’inventario dei beni immobili

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Il consiglio comunale di Trapani ha terminato nella tarda notte di ieri i lavori di approvazione della delibera di “Adozione misure correttive a seguito della delibera della Corte dei Conti n° 32/2015/prsp”. L’atto è stato votato dall’aula con l’inserimento, tra gli altri, di un importante emendamento dei consiglieri Francesco Salone, estensore e primo firmatario, e Vito Mannina. L’emendamento, che è stato firmato da gran parte dei consiglieri presenti, ha ricevuto i pareri positivi del segretario comunale e del dirigente di ragioneria ed è stato approvato all’unanimità.[su_spacer]

Tra le misure correttive previste, tenuto conto dei rilievi della Corte dei Conti, l’emendamento “impegna l’amministrazione comunale a provvedere, entro la data di presentazione del bilancio di previsione 2015, alla redazione dell’inventario aggiornato dei beni immobili con la valutazione secondo quanto indicato dalla normativa di riferimento
e le indicazioni di alienabilità o meno”.[su_spacer]

«Mi pare il minimo – spiega Salone – per una amministrazione che voglia mettere i conti a posto e voglia agire con lungimiranza, avere consapevolezza del proprio patrimonio immobiliare e soprattutto capire cosa è possibile vendere e cosa è inalienabile. Il Comune potrà così liberarsi di immobili inutili, se ce ne sono, e fare cassa vendendoli realmente ed evitare che si ripetano vicende come quella della tentata e impossibile vendita del Lazzaretto, bene inalienabile. Inoltre questo inventario dovrebbe mettere ordine anche nelle “carte”, considerato che ci sono beni di cui, negli uffici, non c’è ancora il titolo di proprietà. Sono soddisfatto della piena condivisione dell’aula con l’emendamento che abbiamo presentato insieme al consigliere Mannina»[su_spacer]

«Deluso invece per l’altro emendamento presentato con Mannina, rigettato dall’aula con 11 voti contrari contro i sei favorevoli e che era indirizzato a regolare le società partecipate dal comune ponendo loro una serie di vincoli. Per esempio – aggiunge Salone – il divieto di conferimento di incarichi esterno e la conferma dell’obbligo di aderire alle convenzioni Consip e di utilizzare i prezzi rilevati quali importi da porre a base d’asta al ribasso per
l’acquisizione di beni e servizi. Si tratta di vincoli già posti dalla legge nazionale ma ribadirli nella delibera delle misure correttive richieste dalla corte dei conti avrebbe imposto una comunicazione del Comune ai vertici delle stesse società e quindi anche un dovere ancora
maggiore, di tipo etico e politico, di rispettare tali prescrizioni. Forse – conclude Salone – è proprio questo il motivo per cui l’emendamento è stato bocciato».

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