Cosa Nostra Resort, annullata la condanna a imprenditore Coppola

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La seconda sezione penale della Corte Suprema di Cassazione ha messo la parola fine alla tormentata vicenda giudiziaria che coinvolse l’imprenditore valdericino Tommaso Coppola ed i suoi soci nel 2005 allorquando questi fu arrestato. In quei giorni l’Autorità Giudiziaria dispose di monitorare, mediante intercettazioni ambientali in carcere, i colloqui tra l’imprenditore detenuto ed i familiari. L’ipotesi di Accusa fu quella che Tommaso Coppola avrebbe tentato di intestare a soci e prestanome le proprie aziende per sfuggire alla confisca del patrimonio, il tutto al fine di agevolare il sodalizio mafioso al quale, sempre secondo i Magistrati della direzione distrettuale antimafia, le imprese sarebbero state comunque legate per il suo tramite. Già all’esito del primo grado di giudizio il Tribunale di Trapani, presieduto dal dottore Angelo Pellino, a latere Brignone e Genna, ridimensionò la portata dei fatti, circoscrivendola ad un contesto estraneo alla mafia.[su_spacer]

Le prospettazioni accusatorie formulate dal sostituto procuratore Andrea Tarondo non hanno convinto i primi Giudici che, oltre ad aver condannato Coppola solamente per tre delle complessive otto imputazioni, ritennero che quella vicenda non aveva nulla a che vedere con “cosa nostra”, ma che fosse limitata al tentativo dell’imprenditore di salvaguardare il proprio patrimonio. Cadde, dunque, l’aggravante mafiosa e la condanna intervenne solamente per la fittizia intestazione di due aziende – la Coppola Costruzioni e la Villa Coppola srl – ed un tentativo di truffa ai danni dello Stato relativo sempre a quest’ultima società. Tommaso Coppola, quindi, fu condannato alla pena di tre anni di reclusione ed immediatamente scarcerato poiché aveva già scontato la pena in regime di custodia cautelare. In primo grado venne condannato anche l’ex Sindaco di Valderice Camillo Iovino che avrebbe tentato di avvicinare il Senatore Antonio d’Alì per conto dello stesso Coppola. Lo scorso mese di Luglio la seconda sezione della Corte d’Appello  di Palermo (presidente Marraffa, consiglieri Barresi e Pardo) dichiararono prescritte le fittizie intestazioni delle aziende, revocarono le confische, ed assolsero Iovino, difeso dall’Avv. Nino Marino. Ridotta la pena a Coppola, un anno in luogo dei tre originariamente comminati, rimase in piedi una sola contestazione a carico di questi, cioè quella secondo cui, mediante l’intestazione della propria quota di partecipazione in Villa Coppola agli altri soci, lo stesso avrebbe tentato di ottenere in favore della società contributi pubblici, mai ottenuti peraltro.[su_spacer]

Ieri la seconda sezione penale della Suprema Corte di Cassazione, decidendo sul ricorso proposto dall’Avvocato Salvatore Longo, difensore in tutti i gradi di giudizio di Tommaso Coppola, ha ritenuto di annullare senza rinvio la Sentenza della Corte d’Appello poiché anche la tentata truffa doveva essere considerata prescritta dai Giudici di appello. “Nell’esprimere soddisfazione per la positiva conclusione della vicenda processuale, non posso non rammaricarmi sia per l’ingiustificata detenzione cui Tommaso Coppola è stato sottoposto ma soprattutto perché la confisca dei beni, ormai definitiva nell’ambito delle misure di prevenzione, è stata adottata sulla scorta di elementi indiziari che non  sono mai divenuti prova e senza che si tenessero  in alcun conto le risultanze di questo processo” – ha commentato Longo.

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