Mangia a casa di…”Home Restaurant” un fenomeno in espansione

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Una petizione on-line e un “evento” sui social network per portare avanti un Disegno di Legge che regolamenta gli “Home Restaurant” , rimasto nel cassetto dal 2009.[su_spacer]

Non poteva che arrivare dai Social la risposta degli “Home Restaurateur” al “parere” espresso dal Ministero dello Sviluppo Economico in seguito alle pressioni di “Italia a Tavola”, Fipe (Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi) e Confcommercio.[su_spacer]

Il Ministero, nella sua nota, equipara gli “Home Restaurant” alle “attività di somministrazione di alimenti e bevande al pubblico” sia per quanto riguarda il possesso di requisiti necessari, sia per l’obbligo di presentazione di una SCIA di inizio attività. Il “parere” espresso dal Ministero dello Sviluppo Economico di fatto mira a stroncare sul nascere la virtuosa pratica del “Social Eating”. [su_spacer]

Adesso, però, è la rete degli “Home Restaurant” che passa al contrattacco. La campagna di informazione e sensibilizzazione, partita da diversi “home cook” sparsi in tutta Italia, è stata canalizzata dalla piattaforma “Home Restaurant Italia” attraverso la petizione on-line sul sito change.org (www.change.org/p/parlamento-italiano-home-food-approvazione-ddl-s-1271-del-27-02-2014). Sul tavolo delle trattative torna ad esserci un Disegno di Legge (DDL S. 1271 del 27/02/2014) depositato in Senato nel lontano 2009 da Fleres e Alicata e ripresentato nel 2014, al cui oggetto vi sono in esame le “Disposizioni in materia di promozione e di svolgimento dell’attivita` di home food”.[su_spacer]

Il DDL mira a disciplinare gli “home food” distinguendoli dalle attività di ristorazione aperta al pubblico e cogliendone così la vera ragion d’essere. “Il presente disegno di legge – leggiamo dal preambolo al Ddl – disciplina l’attività di home food, allo scopo di valorizzare e tutelare il patrimonio enogastronomico locale e nazionale, creando anche nuove opportunità reddituali di tipo complementare. Si tratta di un’attività volta a mantenere viva non soltanto l’ospitalità tipica del luogo, ma anche le tradizioni culinarie, attraverso antiche ricette che caratterizzano la singola città, senza trascurare gli aspetti di natura sociologica insiti nella convivialità domestica”.[su_spacer]

La norma in esame regolamenterebbe gli “Home Restaurant” consentendo di “utilizzare la propria struttura abitativa, anche se in affitto, per espletare il servizio di home food, per un numero massimo di venti coperti al giorno”, mettendo così un tetto entro il quale gli “Home Restaurateur” dovranno mantenersi. Leggiamo, inoltre, che, a differenza da quanto chiesto da Fipe e Confcommercio, “i locali della struttura abitativa dovranno possedere i requisiti igienico-sanitari per l’uso abitativo” e non sottostare alle restrittive norme che regolamentano le attività commerciali del settore ristorativo.[su_spacer]

Il DDL, sicuramente perfettibile, potrebbe divenire il punto di partenza dal quale iniziare una discussione seria sull’argomento, aprendo così un vero e proprio “tavolo di trattativa” in cui si tutelino le ragioni dei ristoratori, ma allo stesso tempo non si dimentichi il valore sociale e culturale del “Social Eating”.[su_spacer]

In attesa che al “tavolo delle trattative” si siedano i vari commensali, a noi non resta che accomodarci attorno alla “Tavola” che più amiamo e continuare, così, a mangiare con vecchi e nuovi amici.

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