La senatrice Pamela Orrù fa chiarezza sulla riforma dei porti

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La senatrice Pamela Orrù fa chiarezza sulla riforma dei porti dopo le prese di posizione arrivate nei giorni scorsi dagli operatori e dai rappresentanti dell’associazionismo locale, che sono tornati a manifestare forte preoccupazione per l’ipotesi di accorpamento del porto di Trapani con l’Autorità portuale di Palermo. La parlamentare siciliana nel maggio del 2014 si era occupata della vicenda, facendosi portavoce dei timori del comparto portuale trapanese presentando un’interrogazione al Ministro dei Trasporti e partecipando a diversi incontri con le associazioni imprenditoriali e con gli operatori del territorio, arrivando anche a promuovere nel 2013 un’iniziativa a Trapani col senatore Marco Filippi, capogruppo del Pd dell’ottava Commissione lavori pubblici. La senatrice Orrù, nel fare il punto della situazione sull’iter della riforma, ha ribadito come al momento non ci sia alcun provvedimento che preveda l’accorpamento degli scali di Trapani e Palermo sotto un’unica Autorità portuale.[su_spacer]

“Gli unici atti ufficiali attualmente esistenti sono il Piano strategico nazionale della portualità e della logistica e la legge numero 124/2015 sulla riorganizzazione delle Pubbliche amministrazioni che reca una delega specifica in materia”, ha fatto sapere la parlamentare trapanese, ricordando quindi il lavoro ed i pareri resi dall’ottava Commissione del Senato, di cui è componente, “che ha fortemente sostenuto – ha rimarcato la Orrù – la necessità di assicurare nelle decisioni di programmazione degli investimenti e delle strategie di sviluppo dei singoli porti anche un adeguato coinvolgimento delle Regioni e degli enti territoriali”. Tra l’altro il testo preso come base dall’ottava Commissione del Senato è proprio il ddl 370 sulla riforma delle autorità portuali di cui è primo firmatario il senatore Marco Filippi.[su_spacer]

“Il Piano – ha continuato l’esponente del Pd – propone un nuovo modello di governance del settore portuale, da realizzarsi attraverso interventi legislativi successivi, con l’istituzione di Autorità di sistemi portuali, che assumeranno tutte le principali funzioni di promozione, pianificazione, gestione e controllo oggi attribuite alle Autorità portuali, anche in materia di investimenti pubblici. Le nuove Autorità di sistemi portuali saranno rappresentate da uffici territoriali denominati Direzioni portuali. Il Piano non indica in quali porti saranno costituite le nuove Autorità di sistemi portuali, ma precisa solo che esse dovranno essere in numero non superiore a quello dei porti core delle reti transeuropee di trasporto (TEN-T) previsti dal nuovo Regolamento (UE) n. 1315/2013”.[su_spacer]

L’allegato II del Piano indica come nodi portuali della rete centrale (core network) Ancona, Augusta, Bari, Cagliari, Genova, Gioia Tauro, La Spezia, Livorno, Napoli, Palermo, Ravenna, Taranto, Trieste e Venezia. Sono invece nodi portuali della rete globale (comprehensive network) Brindisi, Carloforte, Chioggia, Civitavecchia, Fiumicino, Gaeta, Gela, Golfo Aranci, La Maddalena, Marina di Carrara, Messina, Milazzo, Monfalcone, Olbia, Palau, Piombino, Porto Levante, Porto Torres, Portoferraio, Portovesme, Reggio Calabria, Salerno, Savona Vado, Siracusa e Trapani. Pertanto è lo stesso Regolamento che individua Trapani tra i 25 porti della rete globale, pur non essendo più quest’ultimo sede di Autorità portuale.[su_spacer]

Il Regolamento prevede inoltre la creazione di Corridoi europei. Per quanto riguarda l’Italia ne individua quattro, di cui quello Scandinavo-Mediterraneo che prevede collegamenti con i porti della Spezia, Livorno, Ancona, Bari, Taranto, Napoli, Gioia Tauro e Palermo.[su_spacer]

Per quanto riguarda la bozza di decreto governativo afferente l’individuazione delle Autorità portuali, ogni decisione rimanda alla delega attraverso la quale il Governo sarà chiamato ad attuare la riorganizzazione delle Autorità portuali, tenendo conto del ruolo delle regioni e degli enti locali, oltre che della semplificazione e unificazione delle procedure doganali e amministrative. Insomma, dovrà essere emanato uno specifico schema di decreto legislativo che definisca puntualmente i criteri di riorganizzazione delle Autorità portuali esistenti.[su_spacer]

“In questo momento – ha rimarcato la senatrice Orrù – per la prima volta, a livello nazionale, l’impegno è rivolto alla realizzazione di aree di sistema con la consapevolezza che l’approccio sul tema della logistica è più funzionale in quanto consente una razionalizzazione tenendo conto delle diverse realtà territoriali. Il Governo ha dunque già predisposto gli atti per operare una radicale riforma del sistema della portualità italiana che cambierà totalmente il panorama e lo scenario dell’economia marittima e portuale del nostro paese. Nuove opportunità si prospettano per tutti gli scali e per il sistema portuale nel suo complesso. Ed in questo quadro anche il porto di Trapani potrebbe conoscere opportunità prima precluse”.[su_spacer]

“In merito all’accorpamento – ha puntualizzato la parlamentare – i porti che saranno interessati dovranno sviluppare la più adeguata strategia logistica e portuale e saranno chiamati “insieme”, senza prevaricazioni, a sviluppare un sistema logistico per le merci e per i passeggeri più forte e solido completando, come prevede la Ue, tutte le infrastrutture necessarie. Si deve tenere presente, inoltre, che gli accorpamenti non producono necessariamente spostamenti di interessi; dipenderà essenzialmente dalle capacità dei singoli soggetti di rappresentare le diverse realtà territoriali e solo quando ci saranno tutti gli elementi e quindi saranno anche acquisite le posizioni dei soggetti “titolati per ruolo e funzione” ci si potrà esprimere. Resta ovviamente inteso – ha concluso la Orrù – che la filosofia di fondo, come ampiamente evidenziato, è la strategia delle sinergie di sistema”.

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