Enrico Rizzi denuncia l’Ufficiale di PG Giacomo Ippolito!

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Un povero cagnolino risulta da giorni rinchiuso in un balcone nel territorio di Erice, sotto il sole cocente e senza cibo ed acqua a disposizione. Sul social network Facebook pubblicano un post con alcune foto. Quel post, nel giro di poche ore, raggiunge centinaia di condivisioni. Qualcuno telefona al Nucleo Operativo Italiano Tutela Animali, pregando l’associazione di intervenire. Sul posto si reca il Presidente dell’associazione Enrico Rizzi che, grazie ad alcuni residenti, riesce ad accedere ad un terrazzo e visionare l’animale rinchiuso in un balcone al secondo piano della palazzina di fronte. Rizzi chiede l’intervento della Polizia Municipale di Erice. Sul posto è intervenuta una pattuglia dopo circa 30 minuti.[su_spacer]

L’ufficiale di PG Ippolito -sostiene una nota di Rizzi-, verificata la situazione, ha inspiegabilmente messo in atto delle strategie per non intervenire,  adducendo l’impossibilità di entrare in proprietà privata senza il permesso di un magistrato, invitando Rizzi ad andare al comando per sporgere denuncia.  Solo dopo forti insistenze del giovane animalista, l’Ippolito si decide a salire in terrazzo previo colloquio con una residente che lo autorizzasse ad accedere al terrazzo. In modo del tutto singolare, l’Ippolito, non pago del fatto che questa signora gli confermasse che il cane viveva da giorni sotto il sole, chiuso in balcone ed offrisse agli stessi agenti la possibilità di accedere dalla sua proprietà per vedere la condizione del cane, l’ex Comandante dei Vigili Urbani Giacomo Ippolito, ha preteso che la signora stessa sottoscrivesse un documento per autorizzarlo ad accedere al terrazzo aperto a tutti i condomini. L’Ippolito, noncurante della temperatura superiore ai 30 gradi, ha quindi impiegato circa venti minuti a redigere tale documento, del tutto superfluo, lasciando frattempo il cane sotto il sole cocente. Finalmente, dopo la redazione di un documento così importante, Ippolito ed Augugliaro hanno avuto accesso al terrazzo condominiale, ed hanno effettivamente verificato, che il cane era costretto sotto il sole senza riparo. Verificato ciò, l’Ippolito si è però rifiutato di procedere al sequestro, adducendo la necessità di far prima intervenire l’ASP, riferendo testuali parole: “ora chiamiamo il veterinario perché io non sono un tecnico della materia e non posso dire se il cane sta soffrendo”. Il veterinario intervenuto dopo circa 45 minuti, ha verificato la presenza dell’animale, ma nel momento stesso del suo arrivo la proprietaria del cane si è affrettata a tirarlo all’interno dell’abitazione e mettere al volo una ciotola d’acqua sul balcone (probabilmente perché avvertita da qualche vicino della presenza della Polizia municipale), a distanza di due ore dalla segnalazione, ore in cui il cane, grazie all’inerzia di Ippolito, è rimasto a macerare sotto il sole. Il veterinario, constatato che l’animale non era più sul balcone e che addirittura era stata posizionata una ciotola d’acqua, con il sole ormai del tutto calante (ed il balcone in piena ombra), non ha potuto fare altro che dare il proprio diniego al sequestro.  Rizzi pertanto questa mattina si è recato presso gli uffici della Questura di Trapani dove ha sporto denuncia nei confronti dell’Ufficiale di PG della Polizia Municipale di Erice Giacomo Ippolito, nonchè ex Comandante della stessa , per il presunto reato di “omissione d’atti d’ufficio”.

 Dichiarazione dell’Avv. Alessio Cugini, legale di Enrico Rizzi:

 “L’art. 55 del c.p.p. indica tra i compiti di polizia giudiziaria, quello di impedire che i reati le cui notizie siano state acquisite, vengano portati ad ulteriori conseguenze. Ricorda in merito la giurisprudenza che davanti a ipotesi di flagranza di reato integra condotta omissiva dell’agente di polizia, il mancato sequestro nei casi in cui questo venga a configurarsi quale atto di ufficio che per ragione di giustizia va compiuto senza ritardo.  Non avendo disposto nulla di tutto questo, l’integrazione della richiamata ipotesi di reato appare, purtroppo, palese, sia sotto il profilo oggettivo che soggettivo, non potendosi ammettere che un ufficiale di PG ignori le più basilari regole operative, ed anzi il codice stesso di procedura penale. L’Ippolito infatti, scegliendo la via dell’inerzia, ha di fatto impedito che il veterinario intervenisse constatando l’effettivo stato di maltrattamento dell’animale, permettendo ai proprietari di cancellare le prove del reato, e condannando l’animale ad un ulteriore sofferenza”.