Video| Operazione “Coyote”: 14 arresti nel trapanese

-

La Polizia di Stato di Trapani ha avviato alle 4.00 di ieri mattina l’operazione di polizia giudiziaria denominata “Coyote” che ha condotto all’applicazione di un provvedimento restrittivo emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Marsala, la Dott.ssa Annalisa Amato, nei riguardi di quattordici persone, residenti nei comuni di Mazara del Vallo, Castelvetrano e Palermo, gran parte dei quali già noti alle forze dell’ordine. La vasta operazione, durante la quale sono stati applicati anche numerosi decreti di perquisizione a carico degli indagati, ha richiesto l’azione congiunta del personale del Commissariato di P.S. di Mazara del Vallo, delle Squadre Mobili di Trapani e di Palermo, del Reparto Prevenzione Criminale di Palermo e della Squadra Cinofili dell’U.P.G.S.P. della Questura di Palermo.

L’intervento si pone al vertice di una fitta rete di indagini, avviate nel gennaio del corrente anno e prolungate fino allo scorso aprile. Guidate dal personale del Commissariato di P.S. di Mazara del Vallo, in coordinamento con la Procura della Repubblica di Marsala, le indagini, erano mirate, dapprima, su alcuni mazaresi recidivi, sospettati di alimentare il dilagante fenomeno delle rapine e dei furti effettuati sia in contesti commerciali, che abitativi. Le ricerche però hanno svelato in itinere uno scenario criminale ben più ampio e profondo rispetto a quanto inizialmente previsto. La tesi investigativa, proposta dall’organo di polizia giudiziaria e pienamente condivisa dal G.I.P. e dal P.M. che ha pilotato l’inchiesta,ha infatti condotto all’identificazione di un nutrito e coeso gruppo criminale di soggetti, mandanti di numerose rapine portate a segno ai danni di istituti bancari, impegnati nel traffico al dettaglio di oggetti d’oro, nel riciclaggio di monili e preziosi (bottini delle refurtive) e in un’intensa attività di ladrocinio, pianificata con cura ed eseguita indistintamente presso le abitazioni private e gli esercizi commerciali, quali tabaccherie, gioiellerie, rivenditori di materiale elettronico, profumerie. In particolare l’inchiesta ha messo in luce il saldo e duraturo sodalizio criminale tra il palermitano Fabio Comito, già noto per precedenti penali in materia di stupefacenti, e il trio mazarese composto da Giuseppe Genco, Aldo Ferro E Giovanni Natalizii, quest’ultimo trait d’union tra la compagine mazarese e due pericolose squadre di Palermo, rinomate nei famigerati quartieri di Ballarò e Brancaccio per precedenti penali specifici per rapina. Il punto di svolta delle indagini risale al 9 gennaio 2016, data in cui è stata effettuata una rapina a mano armata ai danni di una gioielleria di via Garibaldi nel comune di Vita. In quell’occasione è stata corroborata la linea investigativa che avanzava l’ipotesi che autori del furto fossero i componenti del gruppo in questione. Sotto la guida del Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Marsala, Dott.ssa Anna Sessa, la tesi si è dimostrata fondata. Con l’ausilio delle intercettazioni telefoniche ed ambientali gli investigatori hanno potuto proseguire lo sviluppo delle ricerche. Dipanando, nodo dopo nodo, gli intrecci relazionali sui quali si reggeva l’organizzazione criminale, sono giunti ad accertare le responsabilità penali degli odierni indagati. Inoltre, le perquisizioni condotte hanno confermato che l’organizzazione delinquenziale possedesse illecitamente munizioni e armi da fuoco, custodite a Mazara del Vallo, nei locali della sala giochi di via Valdemone, gestita dal palermitano Luigi Terzo e sede di un vero e proprio centro direzionale fuori legge.

Grazie alla scrupolosità con cui sono state condotte le indagini e in virtù della tempestiva ed accurata analisi del materiale probatorio, proveniente dalle intercettazioni, la polizia è riuscita a sventare una serie di tentativi criminosi. Per esempio, il 3 febbraio scorso, l’équipe investigativa ha allertato il personale del Commissariato di P.S. di Marsala in merito alla rapina che, stando alle intercettazioni, avrebbe avuto luogo quel giorno presso la gioielleria di via Itria a Marsala. I malviventi sono stati costretti alla fuga. Il fallimento dell’impresa ha permesso agli inquirenti di raccogliere prove e informazioni determinanti ai fini della ricerca e dei relativi arresti.

Le accuse, oggi a carico degli indagati, sono pesanti: tentata rapina pluri-aggravata in concorso, rapina pluri-aggravata in concorso, detenzione illegale di arma da fuoco e di munizioni, ricettazione, simulazione di reato. Il provvedimento restrittivo disposto dal P.M. prevede l’applicazione della custodia cautelate in carcere a carico di Ferro Aldo (47 anni, pregiudicato mazarese, proprietario delle autovetture utilizzate durante due rapine, indagato per ricettazione e simulazione di reato), Genco Giuseppe (42 anni, pregiudicato mazarese), Natalizii Giovanni (28 anni, pregiudicato mazarese), Mustacciolo Fabio (32 anni, pregiudicato palermitano), Rubino Emanuele (28 anni, pregiudicato palermitano, già in custodia cautelare presso la Casa Circondariale Pagliarelli di Palermo, con l’accusa di tentato omicidio), Ferrante Marco (28 anni, pregiudicato palermitano), dell’obbligo di dimora nel comune di residenza a carico di Villavicencio Gallon Carmen Clara (34 anni, ecuadoregna, domiciliata a Mazara del Vallo), Sabani Sami (55 anni, origine jugoslave, domiciliato a Castelvetrano), Sabani Sabina (21 anni, castelvetranese), degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico a carico di Roberti Tommaso (23 anni, pregiudicato palermitano), Zambon Carmine (33 anni, pregiudicato napoletano, domiciliato a Palermo), Terzo Luigi (40 anni, pregiudicato mazarese), Aguanno Giuseppa (40 anni, mazarese, identificata come soggetto femminile di una finta coppia che aveva il compito di “aprire” le porte delle gioiellerie ai complici che sarebbero entrati in azione armati per depredare i preziosi).