Contributo economico integrativo all’affitto: il “silenzio” stampa del comune di Trapani

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Ogni anno il comune di Trapani eroga un contributo economico integrativo all’affitto destinato ai ceti meno abbienti. Il sostegno, nato per far fronte alle condizioni di dissesto economico che le famiglie disagiate devono affrontare, è rivolto a favore dei cittadini del comune di Trapani i quali, se in possesso dei  requisiti necessari, possono presentare apposita istanza e concorrere al relativo bando. «Pubblichiamo il bando e il relativo modulo di domanda per il contributo economico integrativo all’affitto, per l’anno 2015. Le domande vanno presentate entro il 25 giugno 2015» così recitava la nota comunale, firmata dal sindaco Vito Damiano e pubblicata sul sito ufficiale del comune di Trapani il 26 maggio 2015. Dopo oltre dodici mensilità segue la comunicazione: «Si informa che è in pagamento, presso ogni sportello della Banca Nuova di Trapani, il contributo economico regionale integrativo all’affitto anno 2015 (riferito all’anno 2014)». Era il 27 ottobre 2016.

L’accentuato ritardo burocratico che caratterizza la politica sociale a Trapani è particolarmente gravoso per le persone bisognose che si trovano in situazioni drammatiche. Uno fra questi è V. R., il quale ci racconta la sua storia. Disoccupato con tre figli, ha richiesto il contributo sociale per l’affitto che prevede un sussidio finanziario pari a metà della quota d’affitto per la copertura di sei mesi. Benché idoneo, gli è stato corrisposto soltanto l’assegno relativo al mese di dicembre 2015. Degli altri non si ha la minima traccia. Numerose sono state le chiamate e le visite effettuate da V. R. al comune di Trapani. Ma non è mai stata gettata luce sull’iter degli assegni, salvo la comunicazione che i fondi comunali destinati al progetto sono stati investiti in altri campi che possiedono priorità superiore.

Ex operaio degli impianti telefonici della Telecom Srl, fallita nel 2000, è stato posto in cassa integrazione, dirottato poi nella categoria “mobilità in deroga”. Come lui anche le altre 600 unità lavorative dislocate su tutto il territorio regionale. «La mia, e quella di tantissime altre persone, è una condizione quasi surreale. Dopo il fallimento della Telecom Srl, ho chiesto di partecipare al progetto comunale della “scuola cantiere”, benché prevedesse una retribuzione minima. Tuttavia, a causa dell’esiguità delle posizioni aperte, ho prestato pochissimi servizi. Io e i miei ex colleghi illusi con la chimera di “Italia Lavoro”, agenzia governativa che opera in Sicilia in collaborazione con la Provincia e che si era assunta l’onere di farci frequentare dei corsi di formazione finanziati dall’Unione Europea al fine di un reinserimento nel settore lavorativo. Ma il progetto è stato un buco nell’acqua, visto che dopo cinque colloqui è stato selezionato un solo elemento. Vano persino il decreto legge sul prepensionamento, emanato nel 2006 quando, a seguito del fallimento della Fiat, il bacino dei precari era diventato troppo numeroso. Quella legge, emessa dallo stato italiano, di concerto alla regione Sicilia, ha tutelato solo ed esclusivamente coloro i quali avevano compiuto il cinquantesimo anno di età nel 2006. E tutti gli altri? Per noi adesso non sono disponibili nemmeno i soldi della mobilità, che non percepiamo dal 2014. Ho concorso al bando comunale per il contributo per l’affitto, ma non ho idea di dove siano finiti quei soldi, che pure mi spetterebbero. La cosa più avvilente è non aver avuto la benché minima risposta utile da parte degli uffici addetti. Disilluso e disperato, adesso mi sono ritrovato a chiedere il sostegno della Caritas per pagare i 29 euro cui ammontava l’ultima bolletta della luce. Per sopravvivere sono costretto a chiedere l’aiuto di familiari e amici, ma non avete idea di quanto questo sia mortificante, se penso che, avendone l’opportunità, potrei guadagnare in modo dignitoso. La notte non riesco più a dormire. L’Italia ci pone in una condizione angosciante e deprimente. Viviamo in uno stato di costante umiliazione, un senso di inerzia e di oppressione che non presagisce alcun spiraglio. Ma il nostro è un grido muto, un appello che gli altri non vogliono sentire, salvo poi sorprendersi, ostentando un ridicolo cordoglio, della crescita esponenziale dei suicidi legati a questo tipo di realtà. Mi fa rabbia pensare che sia opinione diffusa che in Italia non ci sia lavoro o che non si abbia voglia di lavorare. La verità, per quanto mi riguarda, è che io e  tutti gli ex dipendenti della Telecom Srl, siamo stati abbandonati dallo Stato».

«Diamo priorità ad altro». Questa la lapidaria sentenza delle istituzioni comunali, le quali, al nostro tentativo di inchiesta, si sono trincerate dietro un imbarazzante “silenzio” stampa. Una mancanza di comunicazione de jure, non de facto, potrebbe dire qualcuno, alla luce del recente decollo del progetto SIA.

Ma il nocciolo della questione è proprio la mancanza di un confronto costruttivo e chiarificatore tra i vertici politici e la popolazione che questi rappresentano. Da tre settimane cerchiamo, invano, di ottenere delle risposte. Con l’intento di gettare luce sul caso e dare voce anche alle istituzioni, abbiamo contattato telefonicamente il Dott. Brucato, sezione servizi sociali del comune di Trapani. Ci ha invitati a scrivere una email al dirigente Dott. Guarano, alla quale non abbiamo ricevuto risposta. Abbiamo riprovato più volte a richiamare, ma le linee erano sempre intasate. Abbiamo insistito e siamo stati messi in lista d’attesa: “Vi richiameremo al più presto”. Eufemismo o utopia? Considerate le recenti dimissioni di Michele Cavarretta, assessore alla Pubblica Istruzione ed ai Servizi Sociali, abbiamo contattato la segreteria del sindaco Damiano che ci ha gentilmente rimbalzato alla responsabile di gabinetto, la quale si è impegnata a porre il caso alla cortese attenzione del sindaco. Il giorno dopo ci ha richiamati per sincerarsi che la nostra intervista telefonica avesse avuto luogo. Il confronto con il sindaco non è mai avvenuto.

Non abbiamo chiesto altro che cinque minuti da spendere nell’interesse collettivo di tutti quei cittadini che ogni giorno si interrogano su un futuro sofferente e un presente mutilato. Perché non sono stati emessi gli altri assegni relativi al contributo dell’affitto? In quale impasse burocratico si sono arenati? Domande forse futili rispetto agli innumerevoli impegni che certe cariche impongono, ma non per questo meno rilevanti per chi non sa nemmeno se il giorno dopo avrà l’opportunità di sfamare i propri figli.

 

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