Il mestiere dell’insegnante. In memoria di Guido Gargano

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Guido Gargano per me non è stato un professore, ma IL professore per antonomasia. 

La caratteristica che balzava subito agli occhi era la dedizione maniacale con la quale svolgeva la sua professione. “Il mio lavoro lo farei anche gratis” pronunciò una volta in classe e la cosa più incredibile era che fosse completamente sincero quando lo diceva. Il suo amore per la letteratura era così viscerale che riuscire a coniugarlo con la sua professione rappresentava per lui il massimo a cui poteva aspirare, cercando di instillare lo stesse interesse negli adolescenti che lo stavano a sentire, un pubblico decisamente ostico da coinvolgere. Ci riusciva perché a una preparazione enciclopedica univa l’abilità di riassumere ogni argomento in modo che venisse compreso da tutti. 

È stato IL professore perché teneva in maniera ferrea alle formalità, le famose assenza da giustificare erano un suo cruccio, per educare al rispetto dell’istituzione con cui ci si confronta.

Perché da parte sua non ricordo mai una parola fuori posto o uno screzio con gli alunni: severo sì, ma profondamente giusto nell’applicare il suo metro di giudizio, motivo per cui tutti lo ricordiamo con affetto, anche chi non eccelleva negli studi.

Era una persona perbene, di un’onestà da uomo di altri tempi, forse eccessiva nel mondo di oggi e che a volte agli occhi di noi, inflessibili adolescenti, si prestava a battutine quando si lasciava andare alla commozione mentre leggeva Leopardi o rideva con Ariosto. Messo da parte il nostro cinismo però avevamo compreso subito la fortuna di essere stati tra i suoi discenti.

“Sol chi non lascia eredità di affetti poca gioia ha dell’urna” diceva Foscolo nel carme “Dei Sepolcri”, che amava spiegare e rispiegare. Guido Gargano può lasciare questa terra dopo una lunga malattia sapendo di aver lasciato nei suoi alunni la dimostrazione di cosa significhi fare l’insegnante.

Il pensiero di un ex alunno… Il pensiero di tanti altri.
-Silvestro Bonaventura-