Marascia e “Trapani per il futuro”: la doppia medaglia sul silenzio “Mare Monstrum”

«Non c’è occasione migliore per parlare di legalità e trasparenza nella pubblica amministrazione, se non è possibile farlo trovo difficoltà a restare». È così che ieri pomeriggio, l’avvocato Giuseppe Marascia, candidato a sindaco di Trapani con il movimento “Città  a misura d’uomo”, ha abbandonato la sala del seminario vescovile dove l’associazione giovanile “Trapani per il futuro” aveva organizzato un confronto fra i candidati in corsa alla poltrona di Primo Cittadino nella nostra città. Un question time, organizzato per discutere programmi e proposte e indetto nei giorni precedenti alle ultime evoluzioni giudiziarie che hanno scombussolato il panorama politico della campagna elettorale. Per conclamate ragioni, non hanno partecipato il senatore Antonio D’Alì e l’on. Mimmo Fazio.

Questo, in breve, quanto accaduto ieri.

Oggi abbiamo chiesto a Marascia il motivo della sua scelta: «Sarebbe stato surreale continuare  a parlare di programmi e di turismo. Fermo restando che il caso personale sia di competenza squisitamente giudiziaria, ritengo necessaria una valutazione politica su una questione di valenza nazionale. Comprendo che probabilmente i giovani organizzatori dell’incontro siano rimasti spiazzati dal precipitarsi degli eventi e che non abbiano gestito al meglio la situazione. Tuttavia mi rattrista che nonostante la cospicua presenza dei rappresentati del PD e dei Cinque Stelle nessuno abbia spezzato quel silenzio, nemmeno Marcello Maltese, candidato del M5S. Riconosco che la mia presa di posizione piuttosto discussa sia stata impulsiva, ma quello che è successo merita di essere discusso e di certo non per criticare un personaggio, né tantomeno per esprimere un giudizio che spetta solo alla magistratura, ma per capire le cause di un sistema farraginoso volto a creare poltrone  e malaffare. E invece si è preferito tacere. Avrei chiesto ai candidati “Come pensate di assicurare legalità e trasparenza nell’amministrazione per la quale vi siete candidati? Ai giovani questo non interessa?».

Inizialmente restio a pronunciarsi in merito all’accaduto, volendo evitare di alimentare futili discussioni, il presidente di “Trapani per il futuro”, Andrea Genco, ha accolto la nostra richiesta di chiarimento, specificando quanto già affermato in occasione dell’incontro tenutosi ieri:

« Ma c’è bisogno di un commento politico per dire che certi meccanismi sono delle porcherie?! Non serve che ve lo spieghi Marascia, o Andrea Genco. La premessa con cui abbiamo inaugurato l’incontro di ieri è la nostra ferma opposizione a qualsiasi sistema criminale. Trasparenza e legalità sono temi sui quali ci siamo sempre esposti e che devono essere discussi, ma nelle sedi opportune. Scosso tanto quanto l’intera cittadinanza per quanto venuto alla luce dalle indagini giudiziarie, il mio gruppo di lavoro aveva valutato l’ipotesi di strutturare l’andamento del dibattito in maniera diversa da come si era pensato inizialmente, ma abbiamo optato per la linea originale perché diversamente avremmo corso il rischio di intavolare un discorso che una volta degenerato sarebbe stato difficile da gestire.

La scelta di non discutere, ieri, del caso “Mare Monstrum” non è di certo un atto di vigliaccheria, ma di onestà intellettuale e di umiltà: bisogna capire dove si può arrivare e dove no. “Mare Monstrum” è una matassa talmente articolata che per parlarne bisogna avere certe competenze che spaziano dall’imprenditoria, alla magistratura,  alla politica locale e nazionale. Non è un discorso che si può improvvisare su due piedi, a meno che non si voglia deliberatamente cavalcare l’onda dell’emotività degli elettori e fare sceneggiate politiche mentre un’intera comunità è sotto shock. Aggiungo inoltre che lasciare spazio ai programmi presentati dagli altri candidati, rimasti in tre in questa competizione, è una forma di rispetto nei loro confronti. Non è questione di coraggio, così come non lo è stato l’atto di Marascia che reputo piuttosto scenico e teatrale, “concordato” come affermano alcuni testimoni in sala. È segno di arroganza e prepotenza lanciare un ultimatum.

Per quanto riguarda la lettura del comunicato del comitato elettorale di Fazio, non è stata una forma di cortesia, come qualcuno ha potuto pensare – continua Genco – ma di deontologia: era doveroso da parte nostra lasciare uno spazio d’intervento al portavoce di un candidato che per forza maggiore non ha potuto presenziare l’incontro concordato ben prima che entrasse in gioco la Procura».

 

Di seguito la diretta dell’evento