Riflessioni sul voto siciliano: La Sicilia normalizzata

Sebastiano Musumeci, detto Nello, è il nuovo Presidente della Regione Siciliana. Con oltre 800 mila preferenze l’ex missino, definito galantuomo anche dagli avversari, si aggiudica le elezioni regionali per subentrare a Rosario Crocetta, detto Saro.
L’uomo del futuro subentrerà a quello delle urla. La promessa di bellezza al megafono, ormai scarico.

Si è fatto un gran parlare su queste elezioni: uniche, emblematiche, rivoluzionarie persino. In realtà, se mai si dovesse fare una classifica tra le elezioni più noiose e scontate, quelle siciliane, appena concluse, meriterebbero il podio.
Da mesi si sapeva che la sfida sarebbe stata tra Musumeci e Cancelleri. Ed il PD non ha fatto nulla per inserirsi in questa competizione a due. Anzi, la scelta di Micari suggerita dall’amatodiato sindaco di Palermo, è servita per costruire l’alibi perfetto. Fava ha fatto da sponda, e le previsioni pre elettorali si sono avverate senza scossoni.

Questo il quadro, quindi. Oltre al dato, inclemente, delle astensioni. Un livello che non è frutto dell’improvviso impazzimento collettivo, quanto di un trend consolidato.
La politica dovrebbe riflettere con meno spocchia e più umiltà dinanzi all’astensionismo. Evitare etichette e soprattutto smetterla con i giudizi: “chi non vota è complice”, “chi si astiene poi non può parlare”, “chi diserta le urne non ha diritto a nulla”, etc…
Giudizi facili e inutili, che testimoniano soltanto l’incapacità di comprendere che la maggioranza degli elettori non va a votare perché ha inteso dare un voto negativo al sistema elettorale attuale.

Incapace, il sistema elettorale, di difendersi dai condizionamenti, dai ricatti, dai brogli, dagli errori. Insomma dai molti mali contro i quali ogni legge elettorale, ed ogni tornata elettorale dovrebbero proteggerci. Ma proteggerci da noi stessi, dalla nostra natura, è praticamente impossibile.
Servono regole nuove, certo, ma, soprattutto, serve declinare l’appuntamento elettorale in maniera nuova, adeguata ai tempi, ed agli strumenti che i tempi permettono.
Ad ogni modo, dopo l’esperienza Crocetta, con il suo ego ipetrofico, la Sicilia sognava la normalità. E, chi più di Musumeci avrebbe potuto incarnarla?
Le liste piene di impresentabili, figli di, transfughi e riciclati di ogni risma, dietro il volto consumato del politico catanese meno disprezzato in Sicilia: l’apoteosi dello status quo che torna a rivendicare la continuità con il passato che, in effetti, non passa mai.
Musumeci è la condensazione di tutto quel che si rimprovera da decenni ai siciliani ed alla politica siciliana. E non è neppure nuovo.

La tempesta perfetta, quindi, si è materializzata e realizzata senza colpo ferire. I cinque stelle, che di voglia di vincere, quindi di governare, ne avevano poca, anzi pochissima, torneranno a tuonare contro impresentabili e contro il malaffare dietro ogni cosa. Il PD resterà a guardare facendo attenzione a non rimestare troppo ricercando il profilo istituzionale dietro cui nascondere ogni ricordo di Crocetta, mentre gli eretici di Fava, se resisteranno più di qualche mese, dimostreranno come può un atomo scindersi all’infinito.
La Sicilia è normalizzata, con buona pace di tutti i siciliani ma, soprattutto, di quel Buttafuoco che la volle Strabuttanissima e che, invece, la ritrovò attempata ma pur sempre piacente e corteggiata da mille amanti. Gli stessi. Da sempre.

In provincia di Trapani, in attesa di passare alla Camera dei Deputati, l’onorevole Gucciardi terrà lo scranno caldo per Giacomo Tranchida. Se riuscirà, l’uomo forte venuto da Paparella, a resistere tutti questi mesi di attesa. O se, come non è da escludere, deciderà di buttarsi nella mischia trapanese e candidarsi a Sindaco del capoluogo con al fianco, novello Sancho Panza, Francesco Salone a fargli da scudiero. Fregando così, per la seconda volta, Paolo Ruggirello che su Trapani starebbe riversando le sue attenzioni.
La normalizzazione della Sicilia, quindi, era necessaria per preparare il campo alle politiche e, quindi, alle amministrative.

E la normalizzazione era quasi un atto dovuto, oltre che necessario. Il riposizionamento degli esclusi, dei delusi e dei contusi reduci da questa campagna elettorale, è già in atto.
Ma la normalizzazione è anche beffarda e se la ride guardando il leader dimezzato con due stelle e tanticchia bastonato persino nella roccaforte nissena.
E la normalizzazione è anche confusa, come Micciché e Forza Italia alle prese con più candidati al Governo regionale che deputati eletti a Sala d’Ercole.
Chi si convincesse che la normalizzazione è noiosa, quindi, rischierebbe di stupirsi dinanzi alla sua imprevedibilità. Specialmente qui, nella terra dei Gattopardi, in Sicilia.

Gianluca Fiusco

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