“Diario di Tonnara”, lungometraggio dell’Istituto “Luce” sul mondo dei rais trapanesi

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Un viaggio affascinante nei luoghi e nella memoria delle più famose tonnare trapanesi alla riscoperta di saperi antichi e tradizioni, di uomini e barche che hanno fatto la storia del mare: è quello compiuto dal regista Giovanni Zoppeddu, che per il prestigioso Istituto Luce ha realizzato il lungometraggio “Diario di Tonnara”, ormai in fase di definizione con il completamento del montaggio negli studi di Roma.

Il documentario (circa un’ora e dieci minuti) parteciperà ai principali concorsi di filmografia nazionali e internazionali si spera già dalla seconda metà del 2018, e l’anno successivo sarà presentato nei festival cinematografici di tutta Italia.

Il lungometraggio prende lo spunto dall’omonimo libro di Ninni Ravazza (“Diario di tonnara”, Magenes editore, Milano, 2005); l’autore è anche la voce narrante che accompagnerà lo spettatore nel viaggio che attraversa le tonnare di Marzamemi, Carloforte, e soprattutto San Vito lo Capo, Scopello, Bonagia.

Immagini spettacolari della pesca e degli uomini della tonnara di Favignana negli anni ‘30 del secolo scorso sono state attinte dai preziosi archivi dell’Istituto Luce; il lungometraggio, con la distribuzione internazionale assicurata dall’Istituto Luce, sarà anche un importante veicolo promozionale per le bellezze naturali e architettoniche e per la cultura tradizionale dei luoghi del “Diario”, la provincia di Trapani in primo luogo.

Lo spazio maggiore è stato dato dal regista Zoppeddu alla tonnara di Bonagia, che negli ultimi decenni di attività (interrotta nel 2003) è stata la più produttiva d’Italia: narratore d’eccezione il capobarca Pio Solina, uomo dalla sapienza enorme che riesce a trasmettere emozioni e passioni con le sue parole; di grande spessore anche la testimonianza di Totò Accardi, capobarca a Bonagia e infine rais in Libia, che ricorda i due grandi uomini delle tonnare trapanesi, Nino Castiglione senior e il rais Mommo Solina. Le immagini “vive” della tonnara di Carloforte, ancora in attività, col giovane e bravo rais Luigi Biggio, fanno viaggiare il racconto tra memoria e attualità, conferendo al lungometraggio una grande forza d’impatto sullo spettatore, coinvolto in un mondo che oscilla fra mito e industria, tradizione e innovazione. Peraltro l’attività degli uomini di questa tonnara è stata oggetto di un approfondito studio dell’antropologa Ambra Zambernardi, che ha seguito le stagioni di pesca 2016 e 2017.

Il regista ha volutamente evitato il ricorso alle immagini spesso folcloristiche della mattanza, fase finale della pesca, puntando piuttosto l’attenzione sull’aspetto culturale e antropologico dell’attività delle tonnare. Nel corso delle riprese è stato anche a lungo intervistato l’ingegnere Ettore Plaja la cui famiglia è stata l’ultima proprietaria della tonnara del Secco a San Vito lo Capo, e la sua eccezionale testimonianza, ripresa da Ninni Ravazza nel suo ultimo libro “San Vito lo Capo e la sua Tonnara. I diari del Secco, una lunga storia d’amore” (Magenes, 2017), sarà la base per un nuovo lavoro di Zoppeddu, dedicato alle tonnare del Secco e del golfo di Castellammare.

Il “team” che ha lavorato al lungometraggio è composto da Claudio Marceddu (direttore della fotografia), Maria Chiara Sanna (operatore), Stefano Civitenga (fonico), Luca Onorati (montatore), Maura Cosenza e Angelo Musciagna (produzione per Istituto Luce), Marco Cabitza (location manager), Simone Murru (macchinista).

Nel 2019 il documentario di Giovanni Zoppeddu verrà posto in commercio in dvd in cofanetto col libro di Ninni Ravazza.

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