DELITTO ROSTAGNO: UNA SENTENZA A META’

E allora chi era il killer che la sera del 26 novembre del 1988 a Lenzi, a poche centinaia di metri dalla Saman sparò con un fucile contro la Duna bianca condotta da Mario Rostagno uccidendolo? Già chi era quel killer, visto che la Corte di Assise di Appello non ha creduto alla sentenza di primo grado che aveva individuato nel valdericino Vito Mazzara, esperto in armi, il killer al servizio di Vincenzo Virga, boss della mafia trapanese. Così ieri la Corte di Assise di Appello ha rimandato Mazzara assolto, riformando quell’ergastolo cui lo aveva condannato la Corte di Assise di Trapani al termine di un processo che si potrebbe definire non proprio lineare pe i tanti dubbi che l’hanno caratterizzato, soprattutto nella parte tecnica delle perizie sull’arma del delitto.

La stessa corte di Assise di Appello ha invece confermato l’ergastolo per il patriarca di mafia Vincenzo Virga quale mandante di quel delitto. Insomma i giudici hanno voluto mettere il bollo al delitto di matrice esclusivamente mafiosa. E, anche se ci vorrà del tempo per conoscere le motivazioni, è facile pensare che queste verranno ricercate nell’attività giornalistica che Rostagno ha condotto dall’emittente RTC, i suoi attacchi al sistema mafioso, le minacce fattegli arrivare dal boss mazarese Mariano Agate infastidito dai commenti quotidiani di Rostagno sul processo contro di lui in corso in Assise.

Poi c’era tutta la problematica della presenza massonica a Trapani, con tutte le contraddizioni del caso. Insomma appare evidente che è in quel contesto che verranno trovate le motivazioni di un delitto che ha segnato la “ricca” storia della mafia in questo territorio.

Ma durante le indagini di quel delitto e successivamente nel processo sono affiorate tante altre ipotesi e non sono tutti propensi ad accreditare come unica la pista mafiosa. Intanto bisogna stare ai fatti che per adesso, contrariamente al solito,  ha un movente, il mandante di un delitto, manca l’autore; anzi le indagini sull’autore o presunto tale sono allo stato miseramente cadute. Allora, come ha scritto un bravo giornalista: “ Una sentenza giusta a metà. Oppure sbagliata a metà”.

Aldo Virzì

 

p.s.

Quale è il mio pensiero su questo delitto e su questo processo l’ho esternato in un articolo su Extra all’indomani della sentenza della Corte di Assise di Trapani. Lo riporto:

ROSTAGNO, è solo mafia?

 

Una premessa: la mia storia personale e professionale, che è piuttosto lunga e datata nel tempo, non consente ad alcuno di avanzare dubbi sulla mia collocazione nella lotta a cosa nostra. Chi vuole vada a rileggersi le mie collaborazioni al giornale “L’Ora” (già il nome di questa storica testata dice tanto), ma anche nelle emittenti radio e tv alle quali ho collaborato ed, in ultimo, anche al quotidiano “La Sicilia” dal quale sono stato “licenziato” per volere di un politico di casa nostra perchè infastidito dai miei scritti su mafiosi e politici amici dei mafiosi.

Questa premessa mi è necessaria per dichiararmi, al contrario della maggioranza della stampa e dei giornalisti sia locali che nazionali, non proprio soddisfatto della sentenza per l’omicidio di Mauro Rostagno. Si è detto e scritto che il giornalista-sociologo sarebbe stato ucciso dalla mafia unicamente perché con i suoi redazionali quotidiani a RTC avrebbe infastidito e fatto arrabbiare i boss di Cosa Nostra, a cominciare dal boss mazarese Mariano Agate, mettendoli ogni giorno alla berlina. Sono dovuti passare 25 anni per arrivare a questa conclusione!

I tanti giornalisti che scrivono oggi, almeno la maggior parte di loro, erano ancora bambini quando Rostagno venne ucciso dentro la sua “Duna” a poche decine di metri da Saman; io c’ero già quella sera, e poi per molto tempo, a seguirne le cronache. Non ho invece seguito il processo se non attraverso i loro scritti. Ma mi sono fatto una opinione ben precisa: si, la mafia in qualche modo probabilmente c’entra, ha avuto un qualche ruolo; ma la mafia ha agito in nome e per conto e non certo per i redazionali di Rostagno che non hanno rivelato nulla che i giornali non avessero già scritto e, anzi, in alcuni momenti hanno avuto fasi contraddittorie come quella relativa alla scoperta di Iside due. Rostagno aveva un merito: con le sue parole accompagnate alla gestualità affascinava ogni giorno migliaia di persone, ma, purtroppo, non è bastato a svegliare coscienze come dimostra la storia politico-amministrativa di questa città anche dopo quel tragico ed efferato delitto. Chi ha voluto la sua esecuzione ed i motivi all’origine di quel delitto sono rimasti, a mio avviso, lontani dal processo.

Un processo strano con reperti che scompaiono e poi si ritrovano, altri che non sono mai stati trovati. La lunga storia delle perizie da rifare; ed infine i quattordici, diconsi quattordici, testi che, ad avviso del tribunale, avrebbero mentito e per i quali è stato chiesto l’invio degli atti alla Procura! Insomma ci sarebbe stata una congiura alla quale avrebbero partecipato personaggi, tanti, troppi, apparentemente estranei tra di loro e tra questi anche rappresentanti delle forze dell’ordine; qualcuno l’ho conosciuto e ne ho apprezzato la professionalità, il senso del dovere e la volontà di lottare contro la mafia. Quello che non mi è chiaro è per quale motivo avrebbero tutti dovuto mentire, cosa avevano da nascondere se era così chiaro il motivo che ha portato all’omicidio di Mauro Rostagno?

Ritardi ce ne sono stati, e tanti; alcuni colpevolmente addebitabili alla stessa magistratura  e sarebbe alquanto interessante scoprirne i veri motivi.  Adesso attendo con curiosità le motivazioni di questa sentenza che non rende giustizia a Mauro Rostagno, personaggio di caratura internazionale ucciso, ci dicono, unicamente  per aver, attraverso una piccola televisione di provincia, raccontato dei “piccoli e grandi misfatti di Cosa Nostra”.

                                                                                                  Aldo Virzì

(articolo pubblicato sul mensile “EXTRA” giugno 2014 )