PIETRO SAVONA : mi ricandido a Sindaco

Era un silenzio che pesava, durato mesi, alla fine è stato rotto, clamorosamente: Pietro Savona è disponibile a riprovarci, ricandidarsi alla poltrona, non si sa quanto comoda, di Sindaco di Trapani. Una comunicazione “ufficiale” di fronte a decine di testimoni. I suoi numerosi estimatori  chiamati a raccolta nella tarda serata di ieri nel comitato elettorale preso in prestito dalla senatrice Pamela Orrù, candidata alla Camera nell’uninominale per il partito democratico. La senatrice era presente, doveva esserci anche l’on. Paolo Ruggirello che, per lo stesso partito tenta l’avventura al Senato, non ha fatto in tempo a presenziare essendo impegnato nel palermitano (il suo collegio elettorale è esteso sino a Monreale ndr) ma ha mandato il suo braccio destro, il prof. Franco Todaro.

Presenza vasta e composita, non solo di elettori PD, l’argomento inserito nell’odg di invito infatti era piuttosto esplicito:” vorrei affrontare con voi il tema delle prossime elezioni amministrative”. Savona è andato subito al dunque: “provo dispiacere e rabbia per questa città finita ad essere governata da un commissario con i risultati che sono ben noti ai trapanesi”. La rabbia, ma anche la constatazione di quella parte “sana” della città che sembra aver mollato dopo la delusione del giugno dello scorso anno e che “ si sta scollegando  con la realtà”; il riferimento è stato soprattutto al suo partito. Critiche esplicite al PD di errori commessi sul piano nazionale, ma anche locale: “ ma non possiamo riconsegnare la città alla destra, a Salvini e alla sua Lega, che è la stessa di quella che sino a pochi mesi prima aveva la scritta Nord”. Da queste considerazioni il richiamo all’orgoglio, la reazione che lo spinge a dare “ la mia disponibilità” a ritentare l’avventura a Sindaco, cosciente della difficile realtà, ma anche “forte del successo, anche se non ha portato alla vittoria, del giugno scorso”. L’ultima stoccata è ancora per il suo partito, anzi a quelli che nel suo partito remano contro e che sembrano disponibile a scelte di rottura: “ se altri sono orientati verso altre scelte facciano. Ci sono troppi personalismi in questo partito e in caso di sconfitta <qualcuno> deve assumersi la responsabilità “. Tutti hanno pensato a Tranchida, ma non solo a lui. Insomma per il PD il dopo voto del 5 marzo si annuncia ancora più polemico e difficile.

Aldo Virzì