Chiusura base Ryanair all’aeroporto “Vincenzo Florio”. La senatrice Pamela Orrù: “La vicenda dimostra l’incapacità dell’attuale governo regionale e dei suoi esponenti”.

L’annuncio da parte della compagnia aerea Ryanair della chiusura, anche per la stagione estiva 2018, della propria base aerea presso l’aeroporto “Vincenzo Florio” di Trapani è la dimostrazione che questo governo regionale di centro destra non è capace di gestire non solo le possibili prospettive di sviluppo ma neppure una emergenza così grave e pressante per il territorio trapanese”. Così la senatrice Pamela Orrù commenta la notizia, diffusa oggi dal vettore irlandese e che sta creando preoccupazione e allarme tra cittadini e operatori economici del Trapanese.

“Lasciare che sullo scalo di Birgi vengano operate soltanto quattro tratte – prosegue l’esponente del PD – significa condannare i cittadini e gli operatori turistici ed economici della provincia a pesantissime conseguenze di cui non hanno nessuna colpa”.

Secondo Orrù “le promesse arrivate nelle scorse settimane, dopo lo stop del Tar al bando per l’assegnazione del nuovo co-marketing, anche da parte di esponenti della giunta regionale legati al territorio trapanese si sono rivelate solo vuote parole. Mi chiedo cosa abbia fatto in queste settimane chi aveva detto di stare lavorando per il rilancio dello scalo e della sua attività”.

“Voglio ricordare – prosegue la senatrice – che il PD si è impegnato sia a livello nazionale, con l’introduzione di un mio emendamento nel Decreto Fiscale 2017 che consente la definitiva compensazione, per 4,8 milioni di euro, tra il credito vantato nei confronti dello Stato per le operazioni militari in Libia e il pari debito verso l’erario della società di gestione, sia a livello regionale, nel precedente governo di centro sinistra che ha stanziato oltre 12 milioni di euro a sostegno dell’attività del “Vincenzo Florio”. Abbiamo fatto la nostra parte – conclude Orrù – così non possiamo dire di altre forze politiche che, già dopo pochi mesi, stanno dimostrando di non essere all’altezza dei compiti a cui sono chiamati”.