Tranchida attacca, ma arriva la risposta

Eravamo stati facili profeti nel pronosticare ieri una campagna elettorale difficile, piuttosto ”cattiva”, ricca di colpi di scena, con un possibile botta e risposta tra i candidati, ma non solo.

I fatti ci hanno dato subito ragione. Oggi è il candidato sindaco Giacomo Tranchida, ancora presidente del consiglio comunale di Erice – ma ricordiamo che per 10 anni è stato sindaco e che in precedenza, sempre per 10 anni è stato sindaco di Valderice, intervallati da alcuni anni di consigliere provinciale – a scendere in campo sentendosi chiamato in causa dagli ex candidati Salvatore D’Angelo e Pietro Savona, nonché dal concorrente Peppe Bologna; quest’ultimo iscritto al PD e dal partito abbandonato, rimasto in campo a difendere la sua scelta ( fu il primo ad annunziare la candidatura, Tranchida era ancora impegnato a tentare di diventare deputato regionale ndr) ). D’Angelo e Savona non avevano nascosto un clima  in città per queste amministrative che poteva prefigurare lo scatenarsi di interessi diversi e non propriamente  “puliti”. Ancora più incisivo Bologna che appena ieri nel suo appello alla città concludeva con un pesante interrogativo:” “Quale è il collante che unisce quanti fino a pochi giorni fa venivano tacciati di mafia, delinquenza e tanto altro”?

Sono sicuramente allarmi sociali inquietanti che vengono lanciati, non è la prima volta. I Sindacati, le forze politiche democratiche, la sinistra in particolare, per chi ha memoria di ieri e di oggi, non solo su Trapani ed in particolari momenti, ma su tutto il territorio lo hanno fatto, continueranno a farlo senza che nessuno chieda loro di fare nomi e cognomi a meno di conoscenze dirette dei quali sono testimoni. L’invito a “rivolgersi alla magistratura se a conoscenza di fatti”, è sempre stata la difesa interessata di quella destra e di quella parte di società non proprio a posto con la coscienza. La risposta a questa accusa è sempre stata che in Italia esistono organismi, magistratura e forze dell’ordine alle quali compete verificare e vigilare……….

Purtroppo, e siamo alla campagna elettorale avvelenata, sicuramente involontariamente, questo ruolo lo ha assunto il candidato sindaco Giacomo Tranchida  che si è sentito chiamato in causa e che ha lanciato con un post su facebook poi mandato ai giornali la sua “replica”, ovviamente controreplicata.

Andiamo con ordine. Cosa scrive Tranchida? Già nel titolo fa riferimento al suo ormai abituale slogan sui “mascariamenti” in atto “ con l’approssimarsi del voto”. Continua registrando “strane e non meglio precisate dichiarazioni rilasciati da ex competitors e altri………non innocenti operate al solo scopo ( prima accusa ndr) di intorpidire la campagna elettorale. Insomma mascariamento mediatico”. Ovviamente Tranchida, il cui nome non compare in quegli allarmi/denunce, si dice super tranquillo e sereno e rilancia il progetto cambia-menti (uno slogan che sembra più da centro medico specializzato, ma a Tranchida piace ndr) e invita “ i cittadini a non accettare provocazioni”. Poi riprende con le accuse. Dirette: facendo nomi e cognomi. Sono  D’Angelo Salvatore, Savona Pietro e Giuseppe Bologna che scrive “sicuramente intendono  (non scrive Sono, ma intendono ndr) essere cittadini modello” e li invita “ a recarsi nelle competenti sedi giudiziarie ove esporre quanto, a loro parere, di riprovevole sia a loro conoscenza al punto di rappresentare un presunto danno o ingenerare allarme sociale”. All’invito segue il minaccioso, a nostro avviso pericoloso, parallelismo : “ solo i mafiosi e i malavitosi, da perversa disdicevole cultura non praticano il civico dovere della denuncia nelle debite e opportune sedi rispetto al disbrigare le loro faccende con altri deplorevoli mezzi, ivi compreso il “mascariamento” (ormai è un refrain ndr)”. Insomma, è la letterale pesantissima traduzione: se non fate nomi e cognomi siete simili ai mafiosi!!!!!!!!!!!!!!!!!

La sua conclusione, altrettanto minacciosa è di avere allertato Prefetto e Questore nonché di avere inviato un dossier  “al fine di attenzionare quanto sopra succintamente esposto”, chiudendo con una classica opera, per usare il suo linguaggio, di <mascariamento> : “confido nell’osservanza dell’espresso e vincolante obbligo del divieto di introdurre nella cabina elettorale il cellulare”. <Mascariamento> preventivo, visto che si vota il 10 giugno, ancora lontano. Ma a chi era diretto….?

Sin qui Tranchida, che subito, già in prima mattinata ha ricevuto la piccata, molto piccata, replica di Bologna che essendo breve e soprattutto molto chiara nel contenuto trasmettiamo per intero :

Dopo aver letto l’esternazione dell’aspirante candidato a sindaco di Trapani, ho subito  fatto una considerazione: excusatio non petita, accusatio manifesta.

Il replicante constata l’intorpidimento della campagna elettorale, l’aspirato mascariamento e continua ad utilizzare frasi altrui con goliardiche modificazioni. Come al solito parla di autorità giudiziaria, di mafia e mafiosità. Più volte parla di confronto dal quale è sempre  “scappato”. Il punto saliente della replica sta nel sollecitare le autorità preposte a che assicurino il divieto di introdurre nella cabina elettorale il cellulare. Ma il programma elettorale? Ci sarà un copia-incolla? Qualora mai ci sarà, sarà condiviso dai diversi ed eterogenei  sostenitori?

Trapani non può subire ulteriori oltraggi nel rischio di potenziali dissesti, né aumenti della TARI come ad Erice”.

Preferisce non commentare l’avv. Salvatore D’Angelo, ci dice di avere avuto un colloquio telefonico con Tranchida, chiarito le motivazioni di quella lettera aperta frutto anche di una serie di informazioni che in questi giorni girano per la città e per le redazioni dei giornali.

Riamane Pietro Savona. Ha scritto una lunga nota che riassume ancora una volta le sue posizioni non di oggi. Li ospitiamo per intero in altro articolo.

Aldo Virzì