Intervista a Luisa Rancatore candidata al consiglio comunale di Trapani

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Luisa Rancatore “ Voglio un voto a misura di bambino. Voglio una città nuova a misura di bambino, perché una città a misura di bambino è automaticamente una città a misura di adulto e non viceversa.”

Luisa Rancatore, docente, laurea in Filosofia, un master, insegna dall’età di ventun’anni anche se lei ama dire che ogni giorno impara dai suoi alunni, è candidata nella lista Scirocco a sostegno di Peppe Bologna

Cosa spinge una docente di scuola dell’ infanzia a candidarsi alle elezioni amministrative?

Come cittadina, prima che come docente, mi sento in debito verso la mia città. Ho scelto di candidarmi alle prossime amministrative a Trapani perché dobbiamo tutti, nessuno escluso, ritrovare il coraggio di resistere all’indifferenza. Dobbiamo ritrovare il coraggio d’inquietarci! Mi piace la chiarezza. Quando uno non è chiaro è perché non ha chiaro cosa vuol dire. Di continuo andiamo sbriciolando nel nostro valore: è la piccola, opportunista, ignava ”vegetazione umana” che alligna, ormai da troppo tempo, nella nostra città, che riesce ad avviticchiarsi ovunque e che corrode ciò che di grande è in ognuno di noi. Basta! E’ tempo d’esser più forti di questa corrosione, questa è la nostra fierezza! Dobbiamo tutti avere il coraggio d’inventar-ci se non vogliamo che siano i soliti “altri” a…non inventare…per noi. Come docente sono chiamata ad un compito quanto mai meraviglioso e d’immensa responsabilità: quello di contribuire a formare il pensiero dei bambini, d’insegnare a loro a pensare in modo libero ed autonomo. Senza sterile retorica, i bambini sono gli uomini di domani. Se abbiamo bambini capaci di pensare liberamente, abbiamo ottime premesse per avere uomini liberi di pensare in futuro. Cosi è. Non è cosa da poco! Ecco perché dico che voglio un voto a misura di bambino, perché voglio una città non più trascurata, vivibile, una città a misura di bambino, perché ritengo che una città a misura di bambino sia automaticamente una città a misura di adulto e non viceversa.

Perché sostiene il progetto di Peppe Bologna?

Beh, la risposta è, appunto, implicita nella stessa domanda. Esattamente perché c’è un progetto credibile, e non da ora! Perché lo ritengo un uomo chiaro, leale, capace, creativo, competente, irriverente verso ogni ipocrisia di comodo, contagioso delle sue buone idee, che caratterizzano il suo, il nostro progetto elettorale. Le buone idee non costano nulla, se non il coraggio di averle e di volerle realizzare. Mi candido con Peppe Bologna perché convinta che è la credibilità di un progetto, condiviso con coscienza, che lega una compagine politica. Un progetto vero, semplice, non improvvisato, sostenibile, chiaro, evidente, rintracciabile sul nostro sito www.peppebolognasindaco.it Un progetto serio, redatto nel corso dei mesi trascorsi, maturato sulla base delle esigenze, dei suggerimenti, delle proposte avanzate direttamente dalla voce dei trapanesi, tramite una rete di sondaggi agli stessi proposti con lavoro e diffusione capillari, faticosi e trasparenti. Noi, appunto, il progetto ce l’abbiamo ( e da tempo!), altri no.

Cosa pensa di queste coalizioni eterogenee scese in campo?

Io penso che in democrazia, è vero, il dialogo è fondamentale, ma le “ammucchiate” di comodo, degne del più ipocrita “volemose bene”, destinate peraltro, a mio avviso, a sfaldarsi più presto del presto, sono contradditorie e pericolose per la stessa democrazia, perché indicatori di personali seti di potere. In politica il compromesso è un momento utile, anche necessario, ma non deve mai produrre la perdita della dignità. Le campagne elettorali finiscono e, quando finiscono, rimane ad ognuno di noi l’essere persona, l’essere portatori della propria dignità. Mi piace ricordare Aristotele: ” La dignità non consiste nel possedere onori, ma nella coscienza di meritarli”.

 

Cosa pensa di quella fascia di cittadini decisi ad astenersi dal voto?

Io dico che occorre più che una mera speranza. Io chiedo il sostegno, la fatica (sì, la fatica!) di pensare al nuovo, al non già visto, al non già praticato. Ricordo una frase di Churchill: “Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare”. Basterebbe dedicare solo cento secondi del nostro tempo alla rilettura di questa frase per poter affermare :”E’ vero! La farò mia!”. Ai cittadini, oggettivamente sfiduciati, decisi ad astenersi dal voto, mi sento di dire che se non voteranno rischiano di prendere in giro sé stessi. Non votare è impossibile! Nel senso che si può votare votando oppure rimanendo a casa. Si dice che in democrazia le decisioni sono prese a maggioranza del popolo. Non è così : le decisioni sono prese a maggioranza di coloro che fanno sentire la loro voce e che votano. Chi pensa di protestare col non-voto, pensando “tanto sono tutti uguali, tanto non cambia nulla” deve sapere che il non-voto serve proprio a questo : a far sì che nulla cambi. Non votando si aumenta il peso specifico del voto controllato, contribuendo al mantenimento dello status quo, di cui poi si è altrettanto responsabili.

 

 

 

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