La crisi nel PD continua

Da qualche giorno abbiamo scritto dei mal di pancia che hanno accompagnato la “gestione” politica del PD; in particolare facevamo riferimento a quel simbolo – il loro – che Tranchida ha rifiutato quasi fosse un appestato, ma che gli è tornato utile nei 25 anni nei quali ha scalato le poltrone del potere amministrativo: Valderice. Provincia regionale, Erice. Acque non proprio calme all’interno del Pd! Ed infatti ieri è riesplosa la questione tutta interna al PD ericino; oggi una esplosione ancor più clamorosa con le dimissioni dal Pd di Gaspare Messina che sino a qualche settimana prima rivestiva il ruolo di segretario provinciale dei giovani Dem; un giovane molto perbene, un lavoratore instancabile per il suo partito. Un “quadro “ come si dice oggi, sul quale il Pd puntava per il futuro.
Messina ha detto basta, non ha retto. Pubblichiamo per intero la sua appassionata e triste riflessione ben sapendo che per qualcuno è acqua fresca e che al massimo lo sfiderebbe a misurarsi al voto.

 

Care compagne e cari compagni, giovedì 19 ho comunicato all’assemblea dei Giovani Democratici la mia volontà di dimettermi dalla carica di Segretario di circolo. La mia dimissione non è dettata soltanto da motivi anagrafici, ho superato il limite dei 30 anni, ma anche politici. Mi sono sempre sentito onorato di aver contribuito a fondare e a far crescere questo nostro Partito, credo di aver sempre fatto il mio dovere da militante ed elettore, dando il mio contributo, piccolo o grande che sia stato, per il bene del Partito e della nostra città, impiegando il mio tempo, le mie capacità intellettuali e organizzative.

Tutto questo l’ho fatto con grande convinzione, almeno fino a quando nelle riunioni di assemblea/coordinamento non si è deciso di sacrificare il nostro simbolo a favore di una non meglio precisata lista civica.

Dico non precisata lista perchè durante l’ultima riunione ci è stato presentato un simbolo e un nome, ma a quanto pare adesso è diverso, chi ha preso questa decisione? Come ho avuto modo di ribadire nell’ultima riunione, il simbolo del Partito Democratico non è solo lo sforzo di un grafico ma porta con se valori e una storia che a questo punto non siamo più degni di rappresentare. Cambiare logo ad uso e consumo del periodo elettorale significa prendere in giro i nostri concittadini.

Ci tengo a precisare che la mia non è una critica alla scelta di appoggiare Giacomo Tranchida, ma alle modalità con cui si è arrivati a questa scelta, peraltro fatta da pochi iscritti senza il rispetto dei nostri regolamenti interni. Una comunità si dice tale se condivide valori e regole. La battaglia di “civicità”, come è stata definita, non mi ha mai convinto e ancora meno come escamotage per avere qualche consigliere in più e forse un assessore, come prospettato da qualche compagno e dirigente durante le riunioni.

Sui giornali assistiamo alla nascita di liste civiche che fanno capo a personaggi che, negli anni passati, hanno rappresentato amministrazioni da noi definite fallimentari e con i quali fino a poco tempo fa ci trovavamo su perimetri politici elettorali ben diversi. L’appellativo “civicità” può cancellare tutto questo? Gianroberto Casaleggio, personaggio molto distante dalle mie posizioni ma che non posso non definire lungimirante, parlando di partiti “copia e in colla” diceva che quando i “vecchi partiti” inizieranno a copiare il movimento quello sarà il segno della loro morte. Io credo ancora ad un Partito Democratico che possa essere valore aggiunto e guida lungimirante per l’Italia e il nostro territorio, un Partito che deve andare oltre i destini dei singoli iscritti e delle loro carriere politiche.

Ritenendo che a Trapani non esista un partito ma un comitato elettorale che fa solo l’interesse di questo o quel candidato, ho deciso di rassegnare le mie dimissioni dal Partito Democratico attendendo fiduciosamente che un giorno le cose possano cambiare.