BONGIOVANNI PRESENTA “TRAPANI TUA” TURANO RIMASTO A PALERMO

A fare gli onori di casa Fabio Bongiovanni, per tanti anni “ascoltato” consigliere comunale a Trapani, ma anche da sempre dirigente dell’UDC, e ancora oggi, eterno difensore di quel che è rimasto  di una tradizione democristiana che a Trapani ha lasciato il segno per decenni.

Oggi tutto è cambiato e la crisi del vecchio sistema ha coinvolto l’onesto Bongiovanni che è dovuto “adattarsi” a illustrare ai pochi mezzi di informazione presenti (nei tempi d’oro sarebbero corsi a frotte ndr) il perché di una scelta “strana, quasi necessaria” tra questo pezzo del centro trapanese che corre sotto il simbolo di “ Trapani Tua” e l’ex sinistro Giacomo Tranchida. Bongiovanni, con molta onestà intellettuale, ha ammesso le differenze e la scelta l’ha giustificata con le capacità personali del candidato Tranchida, le sue esperienze precedenti. Ormai anche questo motivo è diventato un refrain pronunciato da tutte le sette liste a sostegno di Tranchida; siamo comunque alla giustificazione del gergo coniato dal giornale “la Repubblica”, ma non solo, per Tranchida della “professione Sindaco”. Un nuovo mestiere.

Alla conferenza stampa di questo pomeriggio, conclusa anzitempo con l’abbandono di Tranchida causa gli impegni – questa la giustificazione del candidato sindaco – avrebbe dovuto essere presente l’assessore regionale on. Turano. Ma anche per lui c’è la giustificazione degli impegni: l’incontro con l’ambasciatore del Sudan . Così Bongiovanni, che non è candidato ha presentato la lista dei 24 aspiranti ad uno scranno di palazzo Senatorio. Sono equamente divisi tra uomini e donne e, ci tiene a sottolineare, rappresentano una fotografia della rappresentanza sociale di questa città, dal libero professionista all’operaio. “Troverai persone capaci che non ti tradiranno persone fedeli che sapranno collaborarti nel difficile compito di amministrare questa città”, è stata la sua conclusione rivolto al candidato Sindaco prima che questi abbandonasse. Un richiamo alla fedeltà, una conclusione da perfetto democristiano.

Aldo Virzì