Trapani, Amministrative 2018: Riflessioni sul voto

Il voto delle trascorse amministrative trapanesi è stato caratterizzato da alcuni elementi che dovrebbero far riflettere. Provo ad indicarne tre:

  1. Il “sindachismo”: le percentuali di elezione del sindaco di Trapani (e pochi altri, altrove), dimostrano l’esigenza di rassicurazione che i cittadini rivendicano. Del resto il risultato del “nuovismo”, ad esempio dei Cinque Stelle, conferma che, almeno sul piano locale, questa forza politica non scardina né i rapporti di fiducia consolidati tra l’elettorato e la classe politica che li ha governati per molti anni; neppure, tantomeno, riesce a rappresentare un nuovo “rassicurante”. I cittadini trapanesi hanno votato perché vogliono essere rassicurati che tutto andrà bene, meglio, almeno normale. Quando una collettività è messa alle strette, provata dall’assenza di servizi che percepisce come fonamentali, da un susseguirsi di blocchi amministrativi e di mancato sviluppo, non ambisce al nuovo. Anzi il nuovo la terrorizza: ha bisogno, invece, di rassicurazione. Ed il curriculum di un sindaco che, nell’immaginario collettivo, è percepito come capace risulta molto più rassicurante del nuovo che, infatti, non avanza.
  2. Il senso di non-appartenenza: il proliferare di liste civiche dentro le quali, credo sia possibile dirlo con l’onestà intellettuale che serve, era collocato il ceto politico dei partiti del giorno prima, ha confermato che i “simboli” contano meno delle convinzioni. Un tempo le convinzioni erano frutto del senso di appartenenza ad una idea, ad un progetto: ogni simbolo ne rappresentava uno proprio, identificabile e distinguibile dagli altri. Oggi tale senso di appartenenza è sparito e, nel continuo scambio di loghi e simboli elettorali, i cittadini sanno scegliere meglio di quel che si crede, pure in mezzo ad un proliferare esagerato, e se posso persino dannoso, di liste civiche. Diciamo che a scapito del senso di appartenenza verso una idea (sempre i Cinque Stelle sono esempio emblematico: votatissimi alle politiche, al lumicino alle amministrative) sopravanza l’appartenenza ad una tifoseria. Certo, nel particolare contano anche gli errori commessi dai “perdenti”, ma l’analisi si fa intanto sui risultati.
  3. Il civismo. Lo abbiamo compreso, credo. Dietro questo nuovo civismo non ci sono idee. Fatte salve alcune esperienze, in genere si tratta di contenitori più che contenuti. E, come ho detto sopra, si tratta di una strategia per recuperare il ceto politico prima sotto le insegne di partito. Questa situazione è problematica e pericolosa. Movimenti raccogliticci nati attorno ad una candidatura Sindaco e che in questo hanno avuto il loro vantaggio, avranno tuttavia il problema di gestire il dopo. Ed il dopo passa per la creazione di gruppi consiliari che abbiano la forza di durare almeno il tempo amministrativo; passa per la capacità di distinguersi tra loro ed in relazione al prossimo lavoro dell’Amministrazione; passa, fondamentalmente, per la capacità di evidenziare una o più particolarità di identificazione rispetto all’unanimismo che rischia di caratterizzare il prossimo Consiglio Comunale di Trapani. Del resto la politica oggi assomiglia più ad una stazione che ad un porto sicuro verso cui navigare. Il transito è l’elemento distintivo: manca il senso di appartenenza all’idea da parte dell’elettorato; mancano idee durature che quel senso di appartenenza dovrebbero consolidare.

Che dire? Forse ancora due piccole considerazioni.

La prima è che Trapani ha un sindaco forte, che gode di un patrimonio di fiducia popolare evidente, che non potrà rifugiarsi in alibi. Nel pieno della legittimazione che una elezione può garantire. Ed un Consiglio Comunale con poteri assoluti e simbiotici con l’Amministrazione. Da loro oggi dipenderà: la pulizia della città; le sorti del turismo, “dell’aeroporto”, del porto, del ritorno dei giovani, del recupero dei quartieri, delle partecipate, dello spoil system, del dialogo con Regione e Governo, etc… Dipenderà anche il dialogo con Misiliscemi. Perché un dialogo va costruito assolutamente. Se il Comune di Misiliscemi nascerà è un dato in divenire, ma oggi è fondamentale non abbandonare questi cittadini al loro destino: verrebbe confermata la tesi referendaria e, a parere di chi scrive, questa tesi dovrebbe essere invece ribaltata.

La seconda è il recupero, seppure modestissimo, dell’astensione. Trapani aumenta la partecipazione al voto e, al contempo, riduce la percentuale di astenuti. Questa è una buona notizia. Consolidare e puntare al rilancio della partecipazione è compito tuttavia difficile che passa anzitutto dalla capacità che la nuova Amministrazione avrà di pacificare la città. Andare oltre le tifoserie, che pure hanno imperversato talvolta con una odiosa e persino ipocrita pervicacia, e restituire alla città un senso di condivisa appartenenza a quella comunità plurale che personalmente immagino: plurale ma non divisa. Su quel dato, fortissimo, di oltre il 70% pesa un

significativo disgiunto. Segno che, anche chi ha riconosciuto liste diverse da quelle tranchidiane, ha voluto tuttavia riporre fiducia nella capacità di rappresentare tutti e tutte che Giacomo Tranchida può avere.
Inutile dirvi che, per quel che mi riguarda su quest’ultimo punto, sono molto scettico. Ma lo scetticismo non può soppiantare la lungimiranza. Facile, dinanzi ad un testa a testa, dire “sarò il sindaco di tutti e tutte”, coraggioso e serio sarebbe dirlo con il peso del 70% dei consensi. Vedremo.

Gianluca Fiusco