Anpi: la sentenza di Brescia antifascismo

Noto che agli epigoni del fascismo la decisione del consiglio comunale di Erice fà venire l’orticaria e – per fortuna siamo in democrazia – mettono mano agli avvocati. Facciano pure! Intanto prendiamo atto che ancora una volta questi certamente rispettabili “sognatori del passato che non c’è più”, sono tenuti a rispettare la Costituzione Italiana, costituzione antifascista, che alla XII disposizione transitoria VIETA LA RIORGANIZZAZIONE, SOTTO QUALSIASI FORMA, DEL DISCIOLTO PARTITO FASCISTA. Ergo, dichiararsi antifascista è un NORMALE dovere di qualunque cittadino italiano. Se i comuni, non solo quello di Erice, in Italia ormai sono tantissimi, lo richiedono per autorizzare o dare permessi, è quasi una ovvietà che serve a ristabilire nel Paese il giusto clima a fronte della presenza di certi movimenti politici. Aggiungo un particolare: se ho ben compreso e letto, tra i “sognatori del passato che non c’è più”, c’è un uomo delle istituzioni, cioè qualcuno che prima di assumere il suo importante incarico ha dovuto giurare di essere fedele alla costituzione che prevede, appunto, la XII disposizione transitoria.

Infine, sul piano legale: consiglio ai “contestatori” di lasciar perdere. Prima di loro ci hanno provato i loro amici di Casa Pound, contestando la decisione del comune di Brescia. Il tribunale gli ha dato torto, per la precisione il TAR LOMBARDIA – BRESCIA, SEZ. II – ordinanza 8 febbraio 2018 n. 68.

Un’ultima annotazione, personale che non impegna l’Associazione da me presieduta: i “contestatori” del consiglio comunale ericino sono gli stessi che nella recente campagna elettorale si sono dichiarati favorevoli verso il candidato sindaco di centrosinistra a Trapani, tra l’altro uno dei firmatari della mozione di Erice; lieti di farsi fotografare in sua compagnia. Mi pare che c’è qualcosa che non va, qualcuno anche a campagna elettorale ultimata ne prenda atto.

 

Il Presidente
Aldo Virzì