RIFLETTORI ACCESI SU BADIA GRANDE

Che succede a Badia Grande, la cooperativa che si occupa in tutta Italia di assistenza ai migranti? che succede all’interno, dentro la macchina organizzativa, più precisamente nel rapporto della direzione con i dipendenti; anche se, come aveva scritto nel passato un settimanale a tiratura nazionale, anche sul resto si potrebbe discutere. Ma parliamo di dipendenti, che succede? Se lo chiedono i sindacati, dovranno chiederselo anche i magistrati della Procura della Repubblica e lo stesso Prefetto ai quali si sono rivolti alcuni dipendenti stanchi di quelle che loro definiscono benevolmente “angherie”, ma che il segretario generale della Filcams CGIL Anselmo Gandolfo non ha problemi ad affermare  “  potrebbero configurarsi come mobbing”.

C’è chi ha deciso di resistere, non pensa al licenziamento, ha scelto di rivolgersi alla magistratura e con un esposto di nove pagine consegnato ai carabinieri ha “descritto” la sua situazione conflittuale, peraltro sembra simile a quella di altri suoi colleghi che operano all’interno della struttura.  Un vero atto di accusa nei confronti di Manca e del suo “cerchio magico” del quale farebbero parte principalmente la moglie ed il compare di anello, rispettivamente presidenti di due cooperative che affiancano Badia Grande, che fungerebbe da “cooperativa madre”. Il lavoratore si è rivolto anche al Prefetto, in due pagine ha condensato il contenuto della denuncia presentata ai carabinieri, chiedendo di essere ricevuto per illustrargli personalmente la sua situazione. Anche i sindacati hanno chiesto un incontro con il Prefetto, tutti aspettano la data di convocazione.

Ma intanto c’è il racconto, anzi la sua denuncia. Di un lavoratore (non il solo) che da mesi attende di ricevere lo stipendio e che si è “permesso” di richiedere con forza i suoi diritti. Da aggiungere che lo stesso ha opposto il suo rifiuto ogni volta che, senza alcuna giustificazione, gli veniva “imposto” di mettersi in ferie “aggiuntive”, cioè in misura maggiore di quelle spettanti nell’anno. Una pratica alquanto strana che sembra abbia riguardato la maggior parte dei dipendenti;dai risvolti non proprio limpidi, come confermano gli stessi sindacalisti perché spiegano, a fine servizio i dipendenti finiscono con l’essere in debito nei confronti del datore di lavoro. Lo afferma ancora più chiaramente il querelante  che accusa l’amministratore: “da solo o in concorso (con questo sistema ndr) si approprierebbe delle somme destinate al Tfr dei dipendenti”.

 Da quel momento, secondo quanto dichiarato con l’esposto/denunzia, sono cominciati una serie di provvedimenti vessatori nei suoi confronti con ordini di trasferimento da Trapani a Palermo, a Messina; tutti dichiarati illegittimi dal Giudice del lavoro il quale “sanciva che tali trasferimenti non erano supportati da oggettive esigenze tecniche organizzative come invocate dal presidente della cooperativa”. Ha dell’incredibile il trasferimento al centro di Palermo motivato da necessità operative, con il particolare che poco dopo il centro, il CASPA 1, chiudeva. Se avesse accettato, fa capire il lavoratore, “forse si sarebbe potuto attivare nei miei confronti la pratica di licenziamento giustificato”.

Nel racconto/denuncia c’è anche l’incredibile episodio della liquidazione dei salari del mese di Agosto dello scorso anno a tutto il personale del CPR di Milo: per tutti ad eccezione per lui e un altro collega che si era unito nella protesta per i ritardi. “Ampliando la misura della propria inadempienza con l’ennesima vessazione”, scrive il lavoratore nella lettera al Prefetto, con riferimento a Manca,  e aggiunge:” tale stato di fatto ha ingenerato nello scrivente il timore che possa trattarsi di una vera e propria plateale discriminazione dalle nefaste conseguenze che schiacciano lo scrivente ed il proprio nucleo familiare in una situazione di estrema precarietà che ormai potrebbe definirsi senza giri di parole <povertà>”.

Poi, nel lungo esposto, c’è il capitolo relativo alle due cooperative: la “GSM”  di cui è Presidente la moglie argentina del Manca e la cooperativa “Reciclo” di cui è Presidente il compare d’anello.

Insomma un quadro non proprio edificante quello che viene descritto, al quale aggiungere i non lusinghieri giudizi esposti dal  Segretario generale del sindacato FilcamsCGIL, Anselmo Gandolfo, secondo il quale si tratta “di un sistema finanziario con servizi o permessi/ferie in negativo che potrebbero configurarsi come mobbing nei confronti dei dipendenti che rifiutano le ferie forzate e permessi e che per questo vengono trasferiti in sedi lontane, in altre province”.

                                                                                  Aldo Virzì

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