Un continuo braccio di ferro tra l’Unione Maestranze e il gruppo de “L’Ascesa al Calvario”. A seguito dell’esclusiva a Giuseppe Lantillo, il Ceto del “Popolo” ha voluto controbattere attraverso le parole di Vincenzo Scontrino, vice Capo Console dello stesso e che da 6 anni ormai, in occasione della Settimana Santa trapanese, preferisce allontanarsi dalla sua terra. «Il nostro punto di vista resta fermo rispetto a quanto dichiarato nella nostra nota diffusa subito dopo l’ultima Processione dei Misteri, all’interno della quale abbiamo esercitato il diritto di recesso previsto per legge. In questi giorni si sta facendo un grande baccano: quella nostra è una possibilità, e cioè di uscire da un contratto associativo, ragion per cui non comprendo il motivo della polemica che si sta sviluppando attraverso l’uscita del “Popolo” dall’Unione. Riteniamo che in questi mesi abbiamo sopportato tanto ad ascoltare e seguire quelle che sono state le attività poste dall’Unione, in cui ci poniamo in una posizione di netta distanza».

Il riferimento è relativo alla Scinnuta allargata: «Non siamo stati contenti ma è stato un qualcosa a cui siamo dovuti sottostare. Per chiarire: le Scinnute erano legate alle “estrazioni del dolore”, per cui non erano coinvolti tutti i Sacri Gruppi, bensì alcuni. La Scinnuta allargata è cosa di questi tempi, per cui non si tratta di un diritto ma di usi e costumi che non possono essere sovvertiti. Alla tradizione è stata tolta la peculiarità, svuotando così anche il significato religioso. La Scinnuta del “Popolo” tagliava in due il periodo di “attesa”, dalla Quaresima fino alla Processione». Alla vigilia dell’inizio del rito delle Scinnute, attraverso una conferenza stampa, furono ufficializzate le stesse, avallate in Assemblea. Il “Popolo” fu inserito con “La Spogliazione”, “La Ferita al costato”, e “La Deposizione”. «Siamo stati convocati in Consiglio d’ amministrazione nel corso del quale abbiamo sottoscritto un documento (nel quale si certificava il ritorno alla Scinnuta singola del Popolo dal 2020, ndr), a firma mia, del Capo Console Alberto La Porta e da parte di Giuseppe Lantillo, e del Vice presidente Giovanni D’Aleo. Non passarono nemmeno 24 ore che gli altri Gruppi sapevano che questo accordo non avrebbe avuto validità, proprio perché sarebbe stata l’Assemblea ad avere avuto l’ultima parola. Un’ulteriore presa in giro ai nostri danni!».

Si arriva alla Processione del Venerdì Santo. «Chi organizza il corteo deve sapere le peculiarità devozionali e tradizionali di un gruppo. Due punti hanno sfaldato la Processione. “L’Ascesa al Calvario” svolge una battuta dinanzi la casa dei La Porta (inizio Via Fardella, ndr), da sempre molto devota al Ceto del Popolo. Questa battuta ha creato una prima frattura, poi ricomposta. In quel caso, la testa della Processione avrebbe dovuto frenare. Il secondo punto è relativo al cambio dei ceri. Di ritorno, noi del Popolo abbiamo tre stazioni di cambio dei ceri, di cui uno è il più vicino alla nostra sede, in Via Ximenes. Da quanto appreso da un Console de “La Spartenza”, sarebbe stato imposto di accelerare i tempi per un consistente ritardo sulla tabella di marcia, per cui una battuta cominciata davanti al Tribunale, sarebbe terminata dinanzi il negozio del fiorista Galuppo, in Corso Italia». Da lì l’affondo a Lantillo che aveva consigliato il cambio in Piazza Scala d’Alaggio: «Non deve essere certamente Lantillo a suggerire o ad imporre le zone strategiche per il cambio: non è facile portare un gruppo che pesa tre volte più degli altri, specialmente in diverse ore della notte. Penso che qualcuno abbia visto un film diverso, se lo sarà confezionato a suo piacimento».

La sfiducia è netta, insanabile anche se «il gruppo del Popolo – prosegue Scontrino – non può uscire dalla Processione, ma può farlo dall’Unione Maestranze. E’ chiaro che quando verrà definito l’assetto processionale per il 2020, l’Unione dovrà venire a discutere da noi. Piaccia o meno, ci si dovrà necessariamente incontrare, in modo che le due parti facciano le proprie valutazioni». La Processione dei Misteri sembra sempre più lontana dai trapanesi, sebbene si millanti il contrario. Anche le manifestazioni a suo corredo, secondo il punto di vista di Scontrino, hanno subìto un certo “imbarbarimento”: «Noi siamo dei puristi, legati alla tradizione. La Processione dei Misteri va restaurata, prima negli uomini, poi nell’organizzazione. Bisogna riavvicinare la gente, ultimamente penalizzata ed esclusa dall’impianto processionale. Ci sono dei codici che la Processione deve riacquistare per far sì che i trapanesi ritornino in massa a vederla come per esempio, fu quella negli anni ’70».

Una macchina, quella dell’Unione Maestranze, che ragionevolmente ha cominciato a dare segnali di allarmi negli anni passati, in vecchie amministrazioni. La Processione del nuovo corso di Lantillo risente dei mandati di Vito Dolce?
«Vito Dolce è stato uno dei migliori presidenti dell’Unione Maestranze. E’ ovvio che non è la sola azione dell’Unione Maestranze ad allontanare i trapanesi dalla Processione, ma quella dei singoli ceti. L’Unione dovrebbe fare in modo di operare sui singoli ceti per riportare le persone in Processione. La nostra manifestazione è mutata, rispetto ad altre: basti pensare a comportamenti adottati dai processionanti, fino alle sponsorizzazioni come se si trattasse di un evento sportivo. Quando noi svendiamo la nostra storia, allora dovremo farci un esame di coscienza e in questo senso Vito Dolce è quantomeno innocente».

Il ceto del Popolo promette novità all’orizzonte, i contatti con la Curia sono fitti, «nei prossimi giorni renderemo noto un modello nuovo, diverso, più serio e che sia veramente un’unione processionale. Bolle tanto in pentola. L’Unione Maestranze, per quanto ci riguarda, non esiste più! E’ un corpo morto, non da nulla e non aggiunge nulla. E’ tenuta in piedi da una ricerca affannosa di ricerca di soldi, di sponsorizzazioni perdendo di vista quelli che sono i veri valori processionali. Sarebbe il caso che anche loro se ne facciano una ragione. Non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere!».

*Foto di Massimiliano Licari