Lettera aperta al governatore Musumeci

Una studentessa trapanese che studia Ferrara scrive al governatore che le impedisce di tornare a casa. Di seguito la lettera integrale

Egregio Presidente, 
innanzitutto mi presento, sono una studentessa Siciliana che vive a Ferrara da circa tre anni, precisamente da quando ho deciso di intraprendere il mio percorso di studi al di fuori della mia amata Sicilia; a malincuore e con tanto coraggio ho deciso di lasciare i miei cari, i miei affetti, per cercare di coronare il sogno che ho sempre avuto sin da bambina, sogno che mi ha portata ad iscrivermi alla facoltà di giurisprudenza di Ferrara.  

Nessuno, purtroppo, poteva mai immaginare che un virus, così piccolo fuori, ma tanto grande dentro, sarebbe riuscito a scombinare un intero sistema, nessuno di noi avrebbe mai immaginato le conseguenze e le ripercussioni che avrebbe generato, lo scompiglio che avrebbe portato, sia alla società che nelle nostre vite, ma nonostante ciò, noi tutti studenti fuori sede, abbiamo provato a non buttarci giù, abbiamo provato ad avere fiducia nel sistema e in lei, siamo rimasti qui, al nord, lontani da casa; abbiamo cercato di far prevalere il buon senso, la ragione, mettendo da parte il cuore, gli affetti, i sentimenti( e come lei ben sa, per noi Siciliani è difficile mettere da parte il cuore o gli affetti), abbiamo cercato di dare, nel nostro piccolo, il nostro contributo, consapevoli che non sarebbe stato giusto ritornare a casa in quel preciso momento, consapevoli che potevamo essere considerati fonte di contagio, pur essendo sani, pensando ai nostri nonni, alle persone più anziane, mettendo al primo posto la loro salute anziché la nostra.

Abbiamo aspettato, e non le nego che abbiamo sofferto tanto per questo, perché sa, quando si aspettano solo le vacanze per tornare a riabbracciare i nostri cari, per tornare a sentire il profumo della nostra terra, negare ciò è come togliere ad un bambino il giocattolo a lui più caro e prezioso, ma noi siamo stati forti e ci abbiamo creduto. Pochi giorni fa, così come noi tutti sappiamo, il nostro presidente del Consiglio, ha emanato un nuovo decreto, in vigore dal 4 Maggio, annunciando a tutti gli Italiani l’inizio della così detta fase due

.Lei non sa, caro presidente, che felicità abbiamo provato nel sentire quelle parole, nel sentire che finalmente potevamo tornare nella nostra residenza, nelle nostre case, rispettando ovviamente tutte le misure di precauzione necessarie, così come abbiamo fatto fino ad ora, per essere totalmente immuni da ogni rischio, pericolo, tutelando noi stessi, le nostre famiglie, la nostra Regione; è come se finalmente, dopo tanto buio , fossimo riusciti a vedere un po’ di luce, ma questa luce però è durata ben poco, perché è stato proprio lei a togliercela, dal momento in cui ha annunciato di non avere  alcuna intenzione di farci rientrare. Poi però, dal decreto da lei emanato, leggo che, tutte quelle famiglie che hanno una seconda casa nella nostra amata Sicilia, hanno la possibilità di farvi ritorno purché vi rimangano fino alla fine della stagione estiva. E allora noi, caro presidente, ci chiediamo, noi che abbiamo la nostra prima casa giù, perché non possiamo tornare? 

È come se in un qual senso, fossimo le “pecore nere” del gregge. Perché non possiamo ritornare nella nostra terra, nelle nostre case, com’è nostro diritto, seguendo, come le ho detto sopra, tutte le direttive necessarie? Perché?         

Sa, ci sono tanti perché e tante domande che continuano a perseguitarci, domande alle quali, ad oggi, non abbiamo alcuna risposta. D’altro canto, penso che lei sia anche consapevole del periodo in cui ci troviamo noi studenti universitari; siamo a Maggio, e come lei ben sa, fra meno di un mese ci saranno gli esami, perché quelli giustamente non sono bloccati, e ripeto giustamente, ma come si possono preparare degli esami se non c’è un minimo di serenità fra noi, se il nostro pensiero fisso è ritornare a casa, adesso, prima che la situazione possa degenerare nuovamente.

La prego di riflettere e di fare tutto ciò che è in suo potere fare, al fine di farci ritornare semplicemente a casa, non chiediamo altro, non abbiamo pretese irragionevoli. Ogni individuo, come lei meglio di me sa, e così come afferma “La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”, ha diritto di tornare nel proprio paese, e noi, ora più che mai, dobbiamo godere di un diritto che ci spetta, e ci spetterà sempre. Abbiamo bisogno del suo contributo, abbiamo bisogno di continuare a sperare e a credere che avere buon senso non significhi essere penalizzati, abbiamo bisogno di continuare a credere nel sistema, in lei, ora più che mai. Sono certa  che queste saranno solo parole, prive di rilevanza, di una studentessa disperata, che non chiede altro di poter tornare a casa, ma, voglio continuare a crederci, parlando a nome di tutti quelli che si trovano nella mia stessa posizione, voglio continuare a sperare che ci aiuterà, che non sarà invisibile ai nostri occhi. 

Cordiali saluti,

E.C.