SI SCOPRONO LE CARTE SUL PAPOCCHIO DELLA FUNIERICE

Cominciano ad uscire le carte e appare sempre più confermato che la modifica dello statuto della FuniErice, ad opera del comune di Erice e del Libero Consorzio Comunale di Trapani, possa definirsi un papocchio sul quale sarà la magistratura amministrativa, che è stata già investita, a doversi pronunciare.

Si leggono le carte e trova conferma quanto reso pubblico da questo giornale  anche grazie alle denunzie pubbliche della consigliere di opposizione Simona Mannina. La stessa consigliera ha dovuto minacciare il ricorso alle autorità per poter avereaccesso alle carte richieste nella sua legittima veste di consigliere. Sono arrivate quasi tutte, manca una delibera, forse la più importante, quella che testimonia il percorso finale dell’approvazione da parte del notaio delle modifiche allo statuto della FuniErice.

Già, quali modifiche? Il punto è sempre quello. Il Consiglio comunale ha approvato ( trascuriamo la cronaca della seduta ndr), uno statuto che modifica nella sostanza la società partecipata che al 50% è del comune di Erice e l’altro 50% del Consorzio. Anche il commissario Cerami, assunti i poteri del consiglio provinciale, ha approvato una delibera con lo stesso testo. Il giallo comincia quando le modifiche vanno al vaglio definitivo del notaio Francesco Di Natale; la lettura del verbale di quella Assemblea straordinaria del sei aprile è di grande interesse, lo è altrettanto una nota dello stesso notaio inviata a tutte le parti in causa:….significo di non ritenere adempiute le condizioni stabilite dalla legge per l’iscrizione delle delibere….nel registro delle imprese tenuto dalla competente Camera di Commercio”; in un altro passaggio afferma di rilevare: “alla luce delle osservazioni formulate dal collegio Sindacale la necessità di un approfondimento dello statuto adottato nella sua nuova formulazione” e invita l’assemblea a portare le necessarie modifiche.

Qui comincia il balletto. Mentre da parte dei due soci si insiste su quelle modifiche, il Consiglio di Amministrazione presieduto da Franco Palermo, con il consenso del collegio dei Sindaci fa ricorso alla magistratura. Sarebbe stato normale attendere il suo pronunciamento, ma qualcuno ha fretta e bisogna andare avanti. Evitiamo il racconto di tutta una serie di passaggi di note e contronote, delle dimissioni del collegio sindacale, della nomina di nuovi sindaci, una delle quali, l’ing.AzzurraTranchida, consigliere comunale a Trapani, molto correttamente fa sapere  alla Sindaca di non potere accettare “in quanto sprovvista dei titoli necessari”: sprovveduti? Bisogna andare avanti c’è fretta di spodestare l’attuale consiglio di amministrazione, c’è fretta di andare ad un amministratore unico e al contempo spogliare di poteri il consigli comunale e domani quello provinciale. Scrive il notaio: “il metodo assembleare ….relativamente alle deliberazioni significative dello statuto ovvero sostanzialmente modificative dell’oggetto sociale appare insopprimibile ( il neretto è del notaio ndr). Dice tante altre cose che chiuderebbero tutta la questione e rimanderebbero ai consigli comunali la questione. Invece, dopo il primo rifiuto, il 12 maggio l’assemblea dei soci ( Sindaca e commissario) si riuniscono davanti al notaio e, come viene detto trionfalmente in un comunicato stampa, con il suo consenso modificano il vecchio statuto. Si cambia. A casa il vecchio consiglio di amministrazione, l’ex magistrato Cerami sceglie (è la regola) l’amministratore unico, lo trova a Palermo. La Camera di Commercio provvede a ratificare.

Ma il giallo continua e si fa più forte. Quale statuto è stato approvato dal notaio? Obbligo di legge impone che sia quello approvato dal Consiglio Comunale, unico che ne ha il potere per quel 50%, ma che dovrebbe essere simile a quello approvato dal dott. Cerami. Dalle voci e dalle carte, più in particolare da una lettera a firma Cerami-Toscano, si intuirebbe l’intenzione dei due soci di procedere autonomamente ad una revisione, sia pure parziale e solo di due articoli, lo statuto. Una modifica delle modifiche sotto forma di delibera che avrebbe finito di accogliere le osservazioni del notaio che per questo avrebbe messo il suo sigillo e trasmesso alla Camera di Commercio per la ratifica.

Ma la Sindaca Daniela Toscano aveva il potere di modificare, anche di una virgola, una delibera votata dal consiglio comunale? Lo vuole sapere soprattutto la consigliera Simona Mannina che chiede con forza di conoscere quella delibera che ancora non le viene data, ma che serve a fare chiarezza. Intanto si toglie il sassolino:” menomale che la Sindaca ha affermato che non era vero nulla di quello che avevo affermato con coraggio e verità, al contrario di altri che non dicono nulla ed anzi cercano di zittirmi. La Sindaca ancora una volta mente sapendo di mentire, la verità ha le gambe corte”.

Alla prossima puntata

                                                                        Aldo Virzì

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