SENTENZA  ROSTAGNO. IL COMMENTO DI  “CIAO MAURO”

E adesso che si è chiusa davvero (chissà se definitivamente!) la vicenda giudiziaria, noi ritorniamo all’inizio e ci chiediamo se quello che abbiamo fatto, e quello che forse faremo, ha ancora un senso … 

Noi di Ciao Mauro lo abbiamo sempre pensato e dichiarato: siamo totalmente indifferenti alla sorte giudiziaria degli imputati del Processo Rostagno. Quello che ci ha spinto 13 anni fa a lanciare il nostro appello alle Istituzioni, su cui abbiamo raccolto oltre 10.000 firme di cittadini, principalmente trapanesi, era che si svolgessero indagini sulla mafia trapanese, che a noi appare il nocciolo duro e storico della mafia siciliana.

Oggi salutiamo con soddisfazione la fine del Processo Rostagno, innanzitutto perché è stata certificata quella verità che i cittadini conoscevano sin dal primo momento successivo all’omicidio, e cioè che Mauro è una vittima di mafia. Inoltre perché questa sentenza rende definitivamente l’onore alla sua famiglia, ai suoi amici e a tutta la comunità trapanese che apprezzava il lavoro d’inchiesta svolto da Mauro come giornalista televisivo e che lo considerava come un proprio concittadino. Ma anche e soprattutto perché rimane la monumentale sentenza di primo grado, quella scritta della Corte di Assise di Trapani, che ha descritto minuziosamente lo scenario storico, politico e sociale all’interno del quale è maturato l’omicidio di Mauro. Quella è una sentenza storica che ci aiuta a comprendere gli intrecci della mafia con la politica, con la massoneria deviata e coi centri di potere occulti dello Stato. Quella sentenza indicava anche i depistaggi messi in campo dai poteri deviati dello Stato, asserviti e collusi con la criminalità mafiosa. 

La sentenza della Cassazione che chiude il processo, invece, rappresenta plasticamente la normalizzazione in atto. Non si è potuto e voluto andare “oltre”, gli spazi sono chiusi, da Trapani a Roma. Si conferma che a uccidere Mauro è stata la mafia, mentre si abbandona il capo mandamento anziano al suo destino (tanto i suoi figli probabilmente ne hanno preso il posto), e si salva il boss più giovane, facendo attenzione che non debba “pentirsi”, altrimenti potrebbero disvelarsi tanti misteri trapanesi. Questa cosa non conviene alla mafia, alla zona grigia e massonica deviata, quella dei “colletti bianchi” e delle “professioni”, della politica e dell’economia criminale. La politica compromessa con la mafia, la zona grigia della società e le istituzioni asservite a questa logica di normalizzazione, insomma, tirano un sospiro di sollievo. 

L’altro processo in corso, contro i depistatori dell’omicidio di Mauro, si concluderà certamente con una prescrizione, e il quadro sarà ricomposto nel solito ordine asfittico che incombe sulla città di Trapani e sulla sua provincia. Il nostro auspicio è che almeno questo processo possa essere un’occasione, al di là della prescrizione incombente, per disvelare i depistaggi descritti nella sentenza di primo grado, a quali organi dello Stato appartenevano gli “infedeli” che li hanno messi in campo. Siamo consapevoli, infine, di avere percorso soltanto un importante tratto di strada, ma che davanti ne abbiamo ancora molta, affinchè si giunga alla completa liberazione dall’oppressione delle mafie della nostra terra e del nostro popolo.

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