Tranchida il Samaritano

Alla fine, tanto tuonò che …tuonò. A dire il vero l’avviso di garanzia al Sindaco di Trapani non mi pare essere qualcosa per cui perdere il sonno.

Certo l’attivismo della Procura in queste settimane qualche perplessità la suscita, soprattutto dopo anni in cui questa classe dirigente ha avuto tempo e serenità per accreditarsi come la migliore possibile, proponendo di se un profilo di superiorità morale rispetto ad altri che, a questo punto, assume i contorni sfumati della propaganda.

La questione politica, tuttavia, a parere di chi scrive ma potrei sbagliare, non può essere derubricata a mero fatto di costume oppure al comportamento, talvolta miserevole e tipico dell’accattonaggio, di pochi.

Con l’avviso di garanzia a Tranchida si chiude un cerchio non per il valore giudiziario in gioco, quanto per le ricadute politiche che avrà. È la classe dirigente degli ultimi 20 anni almeno ad essere posta in discussione. Una classe dirigente che ha lavorato per consolidare se stessa e che, forse per pigrizia, forse per paura o, più semplicemente, per incapacità, non ha voluto né saputo volare alto, costruire un dibattito pubblico degno di questo nome e proporre una idea di territorio, una visione del futuro che fosse capace di dare voce alle aspirazioni di riscatto che questa terra merita. Questa classe dirigente, presente nei partiti, nel sindacato, nelle associazioni di categoria, è oggi comprensibilmente in fibrillazione

Perciò deve essere la politica, se c’è, ed il Partito di Tranchida, se c’è, a battere un colpo finché è ancora possibile per evitare di rendere ancor più marginale e perciò ininfluente questo territorio che, mai come ora, è allo sbando, smarrito, senza orientamento.

Giacomo Tranchida, in un asciutto e insolito comunicato stampa, mette le mani davanti, parla di “questione meridionale” e assicura che il “fenomeno tutto siciliano”, quello del precariato ha costretto “tutti i comuni siciliani” a doversene occupare.

Temo di deludere due volte Tranchida l’adamantino. La prima volta riguardo al precariato che è semmai un fenomeno diffusissimo, non solo nella vituperata Sicilia, ma in ogni parte d’Italia e oserei dire d’Europa, con forme di flessibilità del lavoro, di contrazione dei diritti dei lavoratori che hanno raggiunto livelli preoccupanti. Da tempo.

La seconda riguarda la “questione meridionale” che è semmai “una poderosa metafora dell’arretratezza politica, cioè della fragilità della nostra identità nazionale”1.
Ed allora, agli albori di ogni male, in Sicilia, non ci sarebbe mica la stabilizzazione dei precari, quanto, per dirla con Gramsci, “un sistema di potere articolato, ricco di mediazioni, di idee, di storia”2. Ed è appunto dentro questo “sistema di potere articolato” che mi piacerebbe sapere dove si colloca il PD, che di larga parte di questa classe dirigente è il Partito di riferimento.

I nuovi corsi, oltre ad essere annunciati, mi permetto di rilevare, vanno praticati anche a costo di dolorose scelte di chiarezza. Non è obbligo morale tesserare anche chi, di malavoglia, svogliatamente o con ben altre mire, mette in discussione col proprio agire politico ed elettorale la dignità stessa di una intera comunità politica.

La faccenda è semplice. E seria. La mancanza di una visione politica del territorio, di una opinione pubblica forte, ha portato a legare le sorti collettive alle carriere della classe dirigente che da settimane è coinvolta in indagini e misure cautelative.

Tale sovrapposizione – pericolosissima – tra le carriere politiche e la vita amministrativa dei comuni trapanesi ha generato un sistema di potere in continuità tra diverse amministrazioni che risponde non ad una linea politica generale ma al piccolo cabotaggio della scalata elettorale. Ed il PD, che di larga parte di questa classe dirigente è il partito di riferimento, non può risolvere la questione a colpi di comunicati stampa.

Una volta un dirigente politico Comunista mi disse, a ragione, che la politica non si fa con i comunicati stampa ma con le decisioni e l’assunzione di responsabilità. Non vorrei che, alla fine, trionfasse, aggiornato, il gattopardiano tutti responsabili, nessun responsabile.

Il dato politico è che, in poche settimane, questo sistema di potere e di consenso è stato posto in discussione ed è in parte crollato, in parte disperso, in parte resiste abbarbicato dietro presunte superiorità morali che potrebbero velocemente polverizzarsi.

Raccontano i Vangeli che un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e, nel tragitto, fu rapinato, percosso dai briganti e lasciato agonizzante sulla via. Dalla strada passarono alcuni personaggi tra i quali nobili e sacerdoti che, visto il poveretto, proseguirono oltre. E passò anche un samaritano che, a differenza degli altri, se ne prese cura.

Ora, a leggere le argomentazioni e la sicumera di Tranchida a me pare che egli si senta come una sorta di redivivo samaritano che, unico nel panorama siciliano, si è interessato ai precari per mera filantropia. Ed io gli credo.

Tuttavia, come concilia, Tranchida il samaritano, il fatto di essere sulla scena politica dagli anni ’90 ed aver amministrato tre Comuni di fila, con quel “noto” sistema che sulla pelle dei precari ha costruito il consenso elettorale?

Dove sono, infatti, se ci sono, le denunce circostanziate che sono state presentate contro il “noto” sistema del consenso elettorale? Visto che era “noto” e che lui non è proprio un novizio della politica è lecito aspettarsi qualcosa di più concreto di qualche anatema o comunicato stampa? O il noto sistema serve solo per fare ammuina3?

Un samaritano alquanto anomalo, quindi, che, a fasi alterne, chiama in causa tutti i comuni siciliani ricordando l’opera 588 del Catalogo Köchel riferita a tal W.A. Mozart4, eppure se ne distingue parlando della sorte dei diseredati, dei precari, della propria fedina penale.

Ma l’altra anomalia, che ricorda la voglia di esserci sempre per distinguersi da tutti e tutte, è citare a difesa di se stessi, se stessi. Non è più lo sbarbatello consigliere comunale di alcuni decenni fa, oggi Giacomo il samaritano è di diritto un potente ras politico locale.

D’altra parte, ed è comprensibile, egli è il garante di una numerosa e trasversale classe politica che lo ha seguito, e che rischia di essere travolta dallo spettro che ha evocato, mica dai processi.

Tuttavia la tenzone è politica, non può essere altrimenti. Guai se tutti gli avversari di Giacomo il samaritano gioissero per l’intervento giudiziario, attribuendogli la capacità di fare ciò che loro non sono stati finora capaci di fare: affrontarlo e batterlo politicamente.

D’altra parte, se Tranchida ha fiducia nella magistratura, e finora non ho conosciuto un politico che, sottoposto ad indagini o ad avvisi di garanzia e al netto degli sviluppi successivi, non l’abbia dichiarato, che motivo ha di accreditarsi come defensor fidei del suo stesso verbo tirando addirittura in ballo la storia, interpretandola a proprio uso e consumo?

Vorrei permettermi un consiglio non richiesto ed una chiosa. Il consiglio: sarebbe utile che il Sindaco facesse meno annunci di ricorsi alla magistratura e si dedicasse a rispondere alle domande dei magistrati, serenamente e seriamente.

Al suo buon cuore forse crede lui solo. Non pare crederci la città vilipesa e resistente, anche se residuale. Non pare crederci chi, dentro il suo Partito, lo vede come fumo negli occhi. Non pare crederci parte della stampa, quella impegnata a capire e non a fare da sponda. E, chissà, magari non ci crede più neppure chi, fino a ieri, si limitava a lustrare la fedina.

Ed ecco la chiosa: il samaritano meritò la qualificazione di buono, differentemente dai cambiamenti di Tranchida, tuttora mai qualificati né qualificabili, perché non si prese soltanto cura di chi era derelitto e precario, ma lo fece senza lodarsi e, quindi, neppure imbrodarsi. Dimostrò il vero valore della sua “fedina” morale senza comunicati, senza autoassoluzioni, senza parlare di se stesso come di una superiore autorità morale e politica. Il politico Tranchida, che tipo di samaritano pensa di essere?

1 Salvatore Lupo in Rivista Meridiana, n. 32/1988

2 Salvatore Lupo in Rivista Meridiana, n. 32/1988

3 Fare confusione.
4 Così fan tutte, ossia La scuola degli amanti (K 588), opera lirica in due atti di W. A. Mozart.

Gianluca Fiusco