Arrestato l’imprenditore Matteo Bucaria, l’accusa: ha pagato per fare uccidere il cognato

Era certo dopo sette anni di averla scampata, poi il “ruolo” assunto agli occhi degli inquirenti, magistrati compresi, di collaboratore antimafia rappresentava una maggiore certezza. Un insospettabile. Ed invece, a tradirlo un inatteso particolare, una lettera diventata una rivelazione. Così dopo sette anni si scopre il mandante di una mancato omicidio:  è Matteo Bucaria, imprenditore edile molto noto a Trapani. Era stato lui, in piena crisi finanziaria, ad inventarsi il sistema per uscire dalla crisi: uccidere il cognato Domenico Cuntuliano, fratello della moglie, che aveva ricevuto un ricco compenso assicurativo di oltre 600mila euro ed inoltre aveva ereditato un cospicuo patrimonio. Inoltre non sembra che i due si stimassero, sempre per ragioni economico finanziarie:” emerge, dopo diversi anni di indagine, che la vittima aveva intuito che il congiunto gli stesse sottraendo denaro ed a più riprese aveva chiesto sempre più insistentemente spiegazioni sul reale ammontare dell’indennizzo assicurativo e su altre operazioni attinenti la sua sfera patrimoniale, ricevendo solo vaghe indicazioni”.

Ma quell’omicidio non poteva farlo lui. Ecco la necessità di trovare l’esecutore, persona della quale fidarsi. Bucaria lo trova in Gaspare Gervasi, un amico, fontaniere del comune di Trapani, patteggiano il compenso e l’imprenditore fornisce anche l’arma, un fucile a canne mozze detenuto illegalmente. E’ il pomeriggio del 30 marzo del  2013 quando Gaspare Gervasi nascosto in una stradina di Guarrato spara, con il fucile caricato a pallettoni, da distanza ravvicinata contro Cuntuliano colpendolo in più parti del corpo. L’uomo ferito riesce a fuggire, infilarsi nella sua auto e dirigersi verso il centro abitato dove riceve i primi soccorsi,viene trasportato in ospedale a Trapani e successivamente  con un elicottero all’Ismet a Palermo. Riuscirà a cavarsela.

Le indagini della squadra mobile arriveranno a scoprire l’autore materiale del tentato omicidio, arrestando il Gervasi. Trovano anche il movente in dissidi, per la verità non eccessivi da giustificare un omicidio. Gervasi venne comunque condannato in via definitiva a 12 anni. Tutto chiaro, tutto finito?

Sarebbe stato così se nel settembre del 2019 non fosse arrivata alla squadra mobile una lettera anonima che metteva in discussione la conclusione di quelle indagini che vengono subito riavviate e coordinate dalla Procura della Repubblica. Poi il particolare decisivo:una lettera che Gervasi manda a Bucaria  lamentando il mancato rispetto dell’accordo circa il compenso concordato, aggiungendo a giustificazione la difficoltà economica nella quale si trovava la sua famiglia. Per gli inquirenti, che qualche sospetto avevano cominciato a maturarlo, era la prova definitiva. Uno stringente interrogatorio e Gervasi ha finito con il confessare il patto scellerato che era stato “firmato” da Matteo Bucaria e lui per quell’omicidio. Trovati anche i riscontri, oggi l’epilogo con l’arresto di Matteo Bucaria con la pesante accusa di essere il mandante dell’omicidio – tentato – del cognato.

Aldo Virzì