PAOLO RUGGIRELLO TRASFERITO IN OSPEDALE: POSITIVO AL COVID19

PAOLO RUGGIRELLO HA ESEGUITO IL TAMPONE: E’ POSITIVO AL CORONAVIRUS

Quanto temevano i familiari di Paolo Ruggirello, l’ex deputato regionale in carcere con l’accusa di associazione mafiosa, è diventata realtà: l’esame del tampone che finalmente gli è stato fatto ieri ha confermato la positività del deputato al corona virus. Ruggirello si trova adesso ricoverato all’ospedale Cotugno di Napoli.

Diciamolo subito, senza giri di parole: qualche medico, ma anche qualche magistrato, dovranno quantomeno chiedere scusa a Ruggirello e ai suoi familiari; dovranno sperare, come tutti, che arrivi una guarigione perché l’accusa nei loro confronti sarebbe pesantissima. Per giorni, da quando si sono manifestati i primi sintomi e Ruggirello ha chiesto di avere fatto il tampone, anche a sue spese, e mentre i suoi legali chiedevano un provvedimento domiciliare o altro che gli permettesse di essere curato, dall’altra parte si rispondeva con disinvoltura che “non c’era alcun problema, che il medico del carcere non aveva riscontrato nulla di particolare”, poteva tranquillamente rimanere in carcere, ricordiamolo, con i dispositivi del 416 bis. Poi alle invocazione dei familiari si rispondeva addirittura con l’isolamento che, certo, serviva ad evitare l’eventuale contagio, da loro comunque negato, ma peggiorava la sua personale condizione.

La situazione si è sbloccata, come abbiamo scritto su questo giornale, con la pubblicazione del giornalista Carmelo Abbate sulla sua pagina facebook  della “dolorosa” denunzia della figlia Monica. A questo punto, grazie anche all’intervento dell’associazione Antigone e al Garante dei detenuti, la decisione di fargli il tampone. Ieri era stata Bice, la sorella dell’ex deputato, nel dare l’annuncio del tampone a ringraziare il Garante dei detenuti della Campania e l’associazione Antigone per il loro intervento. Oggi è ancora la figlia ad affermare che “ la mia richiesta di aiuto non era infondata, non poteva essere soltanto una banale influenza. Grazie a chi si è interessato siamo riusciti a ottenere questo risultato, evidentemente molto tardivo. Grazie al garante dei detenuti dell’associazione Campania, grazie ad Antigone. Quello che più mi dispiace, aggiunge, e che ritengo ancor più ingiusto, è che mio padre sia stato messo in isolamento sanitario solo sabato”.

Purtroppo la situazione di Paolo Ruggirello non sembra essere la sola. Il Covid19 rischia di esplodere anche nelle carceri come dimostrano alcuni fermenti delle scorse settimane. Come dicono gli stessi familiari di Ruggirello, che da venerdì non hanno avuto alcun modo di mettersi in contatto con il congiunto, nè con i medici dell’ospedale per conoscerne le condizioni di salute: “ Vani erano rimasti i nostri appelli al fine di tutelare il diritto di salute per tutti i soggetti coinvolti nel sistema detentivo, perché una struttura penitenziaria ha grandi difficoltà a garantire le misure di sicurezza obbligatorie contro il covid19. Queste persone non hanno spazi per l’isolamento, né possono essere adeguatamente curate; non possono essere trattati come carne da macello. Il rischio di un focolaio nelle carceri sarebbe incontenibile considerate le precarie condizioni strutturali delle stesse”.  

                                                                        Aldo Virzì

Su questo episodio da rilevare l’articolo di Repubblica: VEDI ARTICOLO