Lettera aperta al Sindaco di Trapani …..di Gianluca Fiusco

Gentile Sig. Sindaco di Trapani,

è la seconda volta che, in pochi mesi, mi rivolgo a Lei direttamente. La cosa secca lei tanto quanto secca me, ma è Lei a provocare.

Ho avuto modo, come molti del resto, di seguire seppure parzialmente la seduta del Consiglio Comunale di Trapani del 2 luglio scorso.
Non ho potuto fare a meno di notare l’alto livello di nervosismo che traspariva dal suo intervento.
Ciò che, tuttavia, ha colpito la mia attenzione non è la notoria verbosità, la sintassi incerta, le circonlocuzioni tipiche ed il temerario uso di subordinate che caratterizzano il suo vuoto eloquio.
Né, mi permetta, le mirabolanti capacità di flusso della nuova condotta fognaria che, se vere come da Lei esaltate, insieme a quelle altrui aiuteranno anche le sue parole a defluire.
Quel che mi ha colpito è che, finalmente, Lei non ritiene più di dover giocare allo statista ed ha perciò palesato urbi et orbi che si, nella città dello spagasismo (“sbruffonaggine”) eretto a virtù, lei è un sindaco all’altezza delle proprie incapacità.
A due anni dalla Sua elezione, infatti, Trapani è ridotta alla stregua di un anonimo borgo cadente. E ciò ben prima del lockdown.
Di quel programma elettorale del 2018 rimane ben poco, ed il caos in cui è piombata la città, con la imminente scissione territoriale che vorrebbe fermare a colpi di sondaggi, è evidente.
Per carità, Lei non è il solo responsabile della situazione. Ma, come in tutte le corti dove regna il potere assoluto, Sue non possono che essere le responsabilità politiche di cui pure avverte il peso e per le quali ormai è troppo tardi per correre ai ripari.
Lei è un furbo politico, navigato, e sa benissimo che, per rispondere alle ombre che si stanno pericolosamente addensando sul suo futuro, bisogna rilanciare. E per farlo è bene alzare la voce, lancia in resta gridando “à la guerre comme à la guerre”.
Ma, dicevo, non tutto è responsabilità Sua. In parte il sodalizio con la peggiore destra trapanese Le concede un diritto di prelazione, cui fino ad oggi i contraenti si sono sentiti obbligati.
Del resto dopo gli anni di Fazio e le evidenti continuità di quel ceto politico che lo esaltava, per la destra che si è portato appresso, Lei è l’uomo della provvidenza. Colui che ha compiuto il miracolo di riportare sulle poltrone le terga proprio di quegli stessi personaggi protagonisti di almeno 15 anni di scelleratezze politiche.
Il credito che questo ceto politico Le ha finora riconosciuto, tuttavia, sta cominciando a venire meno. E Lei lo sa. Le sempre più prossime scadenze elettorali e le Sue troppo frequenti padronali intemperanze qualche morso di coscienza lo stanno producendo. E, si sa, in politica come sulle Alpi, le valanghe iniziano dal rotolar di un piccolo sasso.
La seduta del 2 luglio scorso, a parere di chi scrive ma posso certamente sbagliare, ha confermato tre elementi: il primo è che la maggioranza che La sostiene è perfettamente in linea con la Sua spregiudicatezza politica; il secondo è la totale incapacità del Presidente del Consiglio Comunale, tal Guaiana, fu PD, poi Forza Italia, ad un passo (lui ne era convintissimo) dal divenire addirittura Assessore Regionale per Musumeci, alla fine traghettatore del suo ubbidiente elettorato da Fazio a Lei, di rappresentare un ruolo di garanzia super partes; il terzo è la miopia politica delle opposizioni.

Vi sarebbe poi un quarto elemento, ovvero il ruolo di una parte dell’informazione locale, ma ci torno alla fine.

Vede, personalmente mi interessano poco le pagine dell’operazione Scrigno, i verbali delle inchieste della magistratura o altro.
Sono convinto che, fino a quando dalle parti di via XXX Gennaio continueranno a dare credito alla sua narrazione di pretesa antimafia urlata, non ci potremo aspettare molto oltre il già visto e noto.
Mi interessa riflettere sul livello politico raggiunto oggi a Trapani.

Lei è il sindaco dei trapanesi. E lo è “senza se e senza ma”, per citarla. Rimane rappresentativo tanto della Sua maggioranza, che durante il suo sproloquio si godeva ridacchiando quel suo ben studiato show ad uso e consumo dei social; quanto della cittadinanza.

A Trapani si usa dire, dinanzi ad uno sgarbo, “ora ci fazzu abbiriri iò” (l’equivalente di “me la pagherai”), e Lei non ha mancato di ribadire che quella sceneggiata era in difesa del suo “onore” disonorato.

E, come tutti i bambini cui hanno tolto la palla, ha motivato quella reazione scomposta e violenta, come reazione alle critiche anche personali che ha finora ricevuto.

Mentre a Lei è permesso dare dello scimunito a chi Le pare, scribacchini a quei giornalisti che non si pongono proni dinanzi alla Sua corte, insinuare chissà quali collusioni altrui fino ad apostrofare come meglio ritiene la dignità di chicchessia. Quando Le vien restituito pan per focaccia, in un tempo peraltro in cui il vento favorevole sembra stia mutando direzione, allora no, Lei non lo tollera.

Quindi, Lei è un reazionario. Nel senso che ha reagito con maggiore forza alle critiche che ha ricevuto. Perfetto! Lei è il perfetto trapanese doc! Occhio per occhio, dente… “perdente”.

La querelle, poi, tra chi ha avuto o non ha avuto più paura della mafia è stato il punto più alto, o più basso, a seconda di come la si vuol leggere, di tutta la seduta.

Il problema non è se Lei o qualcun altro, o altra, avete o no paura della mafia, quanto il fatto che questo non basta a fugare le domande emerse, ad esempio dopo la pubblicazione dei verbali delle inchieste giudiziarie da parte di TP24, su come sia stato organizzato e raccolto il consenso ad Erice e a Trapani negli ultimi anni.
E queste domande dovrebbero innanzitutto interessare proprio coloro che dicono di non avere paura delle mafie. Fare chiarezza su come il processo democratico abbia o meno subito delle forzature è interesse di tutti e tutte, a partire da chi amministra la Cosa pubblica. Quindi a partire da Lei. E non basta chiedere i “verbali” per gabbare il santo. La questione è politica prima che essere, eventualmente, di altra natura.

Ma Lei non sente questa necessità. Lei è sopra tutto e tutti. Persino sopra ogni sospetto perché il solo dubitare del suo verbo, peraltro declinato male, è considerato lesa maestà e compensato col pubblico ludibrio.

Del resto la corte che la segue e che non va oltre il balbettio politico, rafforza in Lei la convinzione di ritenersi intoccabile e inattaccabile.

In questa generale pantomima un ruolo non secondario lo ha rivestito e lo riveste parte dell’informazione locale. Quella, per intenderci, che quando è proprio costretta a doverLe muovere una critica, Le concede preventivamente ogni attenuante possibile, tutti i benefici del dubbio, i postumi della stanchezza e del caldo, non prima di aver ribadito comunque la Sua indispensabilità.

Vede, Signor Sindaco, neppure il Suo partito, il PD, si è permesso di dire qualcosa. Del resto dalle parti del PD locale sanno che non si parla al conducente e, come non hanno fiatato quando ha imposto loro, e ad altri, l’oscuramento del simbolo elettorale, stia certo, non fiateranno neppure oggi.
Tuttavia, se i Partiti esistessero ancora, forse qualche cosa da dire sulla Sua Amministrazione, sul Suo modo di amministrare ieri come oggi, lo avrebbero e, probabilmente, Le consiglierebbero, nelle Sue giornate no, di prendersi del tempo per andare …a funghi.

Perciò, Signor Sindaco, nei tre anni che, teoricamente, rimangono alla fine del mandato, in cui, se nulla interviene, non troverà sulla Sua strada qualcuno o qualcuna capace di condurlo a ragione, non rischia di annoiarsi a trovarsi attorno solamente teste penzolanti in segno di accondiscendenza? Lo dico per il suo benessere psicofisico, per il suo equilibrio che mi pare stia vacillando. Provi a chiedere scusa alla Città, all’Istituzione che è chiamato a rappresentare, a ricomporsi e cambiare piglio. Provi ad assaggiare la democrazia, il confronto vero, il dialogo. Magari potrebbe piacerle. Se mai ciò accadesse, sarebbe l’inizio, finalmente, di cambiamenti che si qualificano e che diventano positivi.

Non le nascondo, tuttavia, di temere che proseguiremo con i suoi soliti accanimenti.

Gianluca Fiusco