Tre dipendenti del comune di Trapani colpiti dal corona virus, chiuso il servizio idrico

Ad oggi nessun comunicato stampa è uscito da palazzo D’Alì come era successo in altra occasione, eppure la notizia è vecchia di due giorni: tre dipendenti del comune di Trapani sono positivi al Covid19. Da palazzo D’Alì è stato solo reso noto il comunicato stampa del Sindaco Tranchida sul Trapani calcio, cercando forse di coprire il flop del suo operato nel settore, non ci dice una cosa più grave di un intero servizio del comune che è alle prese con il virus. Ovviamente, aldilà del silenzio del palazzo, del quale non si comprendono le ragioni, la notizia non poteva rimanere nascosta e sta facendo il giro anche dei dipendenti comunali che sono preoccupati delle conseguenze.

I tre dipendenti interessati dal virus operano al servizio idrico che si trova nel palazzo affianco di Palazzo D’Alì, in via Passo Mura di tramontana. Il comune, solo nel pomeriggio di oggi, ha diffuso un comunicato informando genericamente la cittadinanza che “da Lunedì 5 ottobre gli uffici del Servizio Idrico Integrato di Via Passo Mura di Tramontana resteranno chiusi al pubblico. Per qualunque richiesta i cittadini potranno inviare e-mail all’indirizzo servizio.idrico.integrato@comune.trapani.it o contattare telefonicamente gli uffici  al numero 0923.590740 /732”. Quindi,precauzionalmente, l’amministrazione comunale ha chiuso anche tutto il servizio.

Nessuna notizia comunque del motivo, nessuna comunicazione se si provvederà ad una sanificazione di tutto il palazzo nel quale sino ai primi della scorsa settimana operavano i tre dipendenti che, ovviamente, giravano per uffici, forse non soltanto nel palazzo. L’assessore Safina interpellato dalla nostra redazione  assicura che saranno presi tutti i provvedimenti del caso e che è già stata  data disposizione di ripristinare il lavoro in smart working. Dobbiamo aver fiducia nelle sue parole perché il rischio è evidente: una sottovalutazione – e quel comunicato stampa anonimo non ci convince – potrebbe dar vita ad un focolaio.

                                                                              Aldo Virzì