AL PALAZZO DI GIUSTIZIA DI  TRAPANI “RITORNANO” GLI ISPETTORI

Una notizia che ci riporta indietro nel tempo di tanti anni: la ministra della Giustizia Cartabia ha deciso, ed è ufficiale, al Palazzo di Giustizia di Trapani arriveranno gli ispettori per fare luce su quello che da giorni copre le pagine dei giornali noto come lo “scandalo delle intercettazioni illegali” a giornalisti e avvocati. 

Erano gli anni 80 quando il palazzo di giustizia di Trapani era al centro di dure polemiche; nel mirino di una parte – solo di una parte, della politica, di alcuni giornali – gli uffici giudiziari, sia la Procura che il Tribunale dove, era la polemica, regnava una “pace sovrana” nel territorio che anche in quegli anni era considerato lo zoccolo duro della mafia. Così un Procuratore anticipa il suo pensionamento, ma anche un Presidente. Anche tra i magistrati cerano pareri discordi. Soprattutto, qualche allora giovane magistrato scalpitavas nel vedere quella stagnazione. Un giovane e bravo sostituto procuratore in una intervista  denunciava che “ c’è un gradino al tribunale di Trapani che non è stato mai varcato, è quello di un processo per mafia”; per quella intervista finì sotto inchiesta al Csm. Questo il quadro di ieri. Poi vennero altri giovani magistrati, bravi, vogliosi e coraggiosi. E fu altra musica.

Oggi l’ispezione ha un “sapore” totalmente diverso, non paragonabile; a Trapani le indagini si sono fatte, qualcuna, è l’accusa, anche oltre il limite del lecito. E’ l’indagine sulle Ong, cioè su quelle benemerite organizzazioni  che salvano le persone in mare. La Procura di Trapani e quella di Catania da tempo inseguono i fantasmi di un accordo tra le Ong e i trafficanti di uomini, ma al momento sono fantasmi.

A Trapani, secondo quanto emerso da una inchiesta del giornale “ Il Domani”, la Procura, non si conoscono i nomi dei sostituti, nel quadro di queste indagini ha fatto intercettare, ovviamente avendo ricevuto il consenso del Gip, alcuni giornalisti mentre parlavano con le loro fonti, una giornalista mentre era la telefono con il suo avvocato. Secondo quanto scrive oggi Liana Milella sulla Repubblica “Trascrizioni che sono finite tutte nelle pagine dell’inchiesta, 30 mila, nonostante i giornalisti non fossero indagati”. L’indagine sarebbe iniziata nel 2017. E’ noto che la scoperta di queste indagini ha creato un sollevamento degli ordini professionali e sindacali dei giornalisti, ma anche di tante associazioni, della politica anche con interrogazioni parlamentari; anche la camera penale di Trapani ha deciso di intervenire e chiede di sapere cosa realmente è accaduto.

Dalla Procura di Trapani, il Procuratore aggiunto, il dott. Agnello che in attesa della nomina del Procuratore Capo ( che potrebbe arrivare entro i primi del prossimo mese) regge l’ufficio, ha tenuto a precisare anzitutto che a Trapani è giunto nel 2019, quindi estraneo totalmente ai fatti in questione, ha confermato che ci sono le registrazioni ma ha aggiunto che saranno distrutte e non potranno essere utilizzate ai fini dell’indagine. Un apprezzabile tentativo di tranquillizzare l’opinione pubblica che non può bastare se stiamo alla decisione della Ministra che ha deciso l’invio degli ispettori per fare completa chiarezza su questo “caso”.

                                                                       Aldo Virzì

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