FARE CHIAREZZA ALL’ATM: L’ACCUSA DEL CONSIGLIERE LIPARI

Un preciso atto di accusa, con esposizione completa e ragionata dei fatti contestati. C’è, come sempre in un processo, il pubblico ministero e soprattutto l’imputato, gli imputati. Maggiore imputato Giacomo Tranchida Sindaco di Trapani, imputato minore l’assessore alle partecipate La Porta. La pubblica accusa, guarda un po’, è rappresentata da Giuseppe Lipari, giovane consigliere comunale. Il luogo del “delitto” è l’ATM, l’azienda Municipalizzata di Trapani.

Lipari che con il Sindaco Tranchida ha un lungo e vasto contenzioso, ha raccolto molto materiale sulla situazione societaria dell’ATM per poi trasformare le sue accuse e i suoi interrogativi in una lunghissima interrogazione, chiedendo risposta scritta entro il termine perentorio di 15 giorni; in alternativa, in applicazione del regolamento comunale, pretenderà la risposta al primo punto della prossima riunione del consiglio comunale.

Lunga ma necessaria premessa per arrivare al racconto dell’accusa di Lipari che parte da una premessa: “E’ arrivato il momento di fare chiarezza…….l’Amministrazione comunale ed il Sindaco in particolare, dicano dove si vuole andare a parare con le aziende partecipate”. Ed in particolare all’ATM, la grande accusata dove, ad avviso del consigliere, c’è una situazione “particolarmente incomprensibile”. Il racconto del “misfatto”  parte dal mese di febbraio, quando Tranchidainaspettatamente nomina il nuovo consiglio di amministrazione della partecipata, non più a tre ma a cinque componenti. Due nuovi “posti” per fare spazio ai rappresentanti dei comuni di Erice, Paceco e Favignana (?), giustificati con la prospettiva dell’ingresso di questi comuni in ATM anche perusufruire dei suoi servizi. Un flop totale accusa Lipari, aggiungendo che il Sindaco di Paceco ha disconosciuto questa “ipotesi” di accordo mentre Erice e Favignana (sindaco Pagoto ndr) “ forseperché più amici” si sono trincerati nel silenzio. Uunica conseguenza di questa scelta di Tranchida èstata l’inizio di una molto grave conflittualità nel consiglio di amministrazione dell’ATM: iniziano i problemi che hanno il nome dei due nuovi consiglieri, finisce l’unanimità, si vota a maggioranza con i due sempre contro. Scintille, come nel caso del concorso per il Direttore Generale, “ i due consiglieri, nominati in rappresentanza dei Comuni mai entrati, senza mai spiegare le ragioni della loro opposizione votano contro. Tranchida invece di intervenire manda ( è una sua prassi ndr) le carte in Procura. “Perché – si chiede Lipari – e aggiunge “ saforse qualcosa che noi non sappiamo?” Interrogativo pesantissimo, accompagnato da altra domanda che appare come un’altra accusa: “perché, se hanno sbagliato il Sindaco li ha lasciati al loro incarico nonostante a settembre in sede di rinnovo del Consiglio di amministrazione avrebbe potuto rimpiazzarli”? Ecco, perché  continuano a rimanere in quell’incarico? Sembra, lo fa intendere Lipari, cheanche recentemente continuino la loro opera di opposizione, che agli altri componenti del CDA appare solo come strumentale. Domande del consigliere che pesano come macigni; non trovando una risposta Lipari insinua: “forse il legame con chi avversa e ha avversato alcune scelte del Sindaco è troppo forte e paralizza le sue decisioni che invece dovrebbero essere assolutamente necessarie”? In termini poveri quell’interrogativo si potrebbe tradurre come qualcosa simile ad un ricatto, politico ovviamente. Ma da parte di chi?

Lipari non da una risposta, ma tira in ballo l’assessore La Porta. “Che fa l’assessore alle partecipate del quale si è perso traccia nelle nebbie di Palazzo D’Alì o forse è troppo impegnato nella duplice veste di assessore e di sindacalista ad avvallare questa o quella battaglia  interna ad ATM” ? E continua ricordando “ i forti legami di Tranchida con quella Parrocchia < Amo Trapani> (sua definizione ndr) sono troppo forti e troppo importanti per uno sgarbo”? D’altronde il leader di Amo Trapani è l’attuale Presidente del Consiglio che ha stretto una forte intesa con il Sindaco già durante le elezioni.  In un giallo si direbbe che c’è il nome dell’assassino, che però non andrebbe nella galerametaforica; l’accusatore Lipari si limita  chiedere a Tranchida di togliergli  la delega, facendo perfidamente notare che La Porta è l’unico assessore a non essersi dimesso da consigliere.

Ma non è finita qui, c’è un secondo capitolo della vicenda ATM che si trascina ai giorni nostri ed è legata al mancato impegno del Sindaco e della maggioranza di nominare presidente del CDA l’avv. Massimo Zaccarini (vicenda sulla quale questo giornale ha scritto): “altro impegno non mantenuto. Ormai più che un incidente di percorso è la regola”. Anche in questo episodio avrebbero un ruolo i famosi due componenti del consiglio di amministrazione nominati per conto di tre comuni, aggiungiamo a loro insaputa. In alternativa a Zaccarini il Sindaco va ad Alcamo a scegliere il successore, nella persona dell’ing. Antonio Di Giovanni, avrebbe dovuto essere la ”persona garanzia di equilibrio all’interno del Cda. Nemmeno per idea!” è la conclusione di Lipari. Negli uffici del Piazzale Papa Giovanni Paolo II il clima continua ad essere terribilmente agitato con il neo Presidente che, secondo gli spifferi che arrivano a Lipari, sarebbe “ già pronto alle dimissioni”. Anche in questo caso, il consigliere comunale fa capire tra le righe che la scelta di un presidente alcamese poteva essere nata da esigenze politiche future di Tranchida. Una supposizione che ha girato e gira nei palazzi della politica.

Forse per questo Lipari cosi conclude il suo atto di accusa: “ Quando il Sindaco pensa di intervenire e fare qualcosa nell’interesse della città e non del suo tornaconto politico”?

Siamo tutti curiosi di conoscere la risposta del Sindaco Tranchida.

                                                                      Aldo Virzì