Resto nudo e manifesto – Di Gianluca Fiusco

Abuso d’ufficio, calunnie, traffico di influenze illecite, diffamazione, favoreggiamento, false dichiarazioni, atti persecutori.

Questo il quadro che verrebbe fuori dalle indagini dei Carabinieri del Comando Provinciale di Trapani che, nelle scorse ore, hanno portato all’esecuzione delle misure cautelari per diverse persone tra Trapani ed Erice.
Tra i destinatari, a vario titolo, la sindaca di Erice, Daniela Toscano; il fratello, consigliere comunale di maggioranza a Trapani; il marito della sindaca.

Alla Sindaca viene contestato di aver “esercitato pressioni sui competenti uffici comunali – scrivono i carabinieri del comando provinciale in un comunicato – al fine di far rilasciare le necessarie autorizzazioni per l’apertura di un parcheggio, sito sul lungomare ericino, gestito da una società, della quale Massimo Toscano è socio occulto”.

Ci troviamo, senza infingimenti, davanti ad un quadro desolante. Forse questioni veniali magari legate a debiti personali. Ma tant’è.

Ho conosciuto Daniela fin da quando, lei consigliere comunale, iniziava a far politica con ruoli istituzionali. Ne avevo una opinione semplice ed anche simpatica, una persona incapace di furberie particolari proprio per mancanza della materia prima: la furbizia.

Non so se mi sbagliavo allora o se, nel frattempo, Daniela si sia messa al seguito di cattivi maestri.

Nel frattempo le fortune politiche di Daniela Toscano, il suo apprendistato, il CV politico portano ad uno stretto legame
anch’esso politico con Giacomo Tranchida di cui è stata anche assessora e vice sindaca.

Da candidata sindaca Daniela Toscano affermava che “non si amministra con improvvisazione, rancore e risentimento”. Ma neppure con un susseguirsi di indagini che hanno messo a soqquadro il Comune di Erice da diversi mesi ad oggi.

Ora è il momento per dimettersi e dedicarsi alla propria difesa nelle sedi opportune. Con la libertà che, da Sindaca ancorché sospesa, non potrebbe permettersi e con le ricadute che, nel frattempo, investirebbero proprio quel territorio che ama.

Stesso consiglio mi permetto di darlo al fratello, consigliere Comunale di maggioranza a Trapani. Il personaggio è noto per essere arrivato ad un passo da un assessorato al fianco di Tranchida e, approfittando di una seduta del Consiglio Comunale di Trapani, per aver offerto la mano all’allora fidanzata.

Quanto alla questione politica, vorrei dire che abbiamo assistito, tutti e tutte e più volte e non soltanto oggi, alla scoperta di un sistema molto tollerato e accettato con pervicace complicità.

Lo dico senza metafore: quando si vota per amicizia si sbaglia almeno due volte. La prima, perché si antepone l’interesse dell’amico a quello del territorio, con le conseguenze che sono note. La seconda, perché svalutando il nostro voto, gli attribuiamo un significato di favore, con le conseguenze che sono note.

Non è mica necessario trasformarsi in guappi malfamati, per compromettere l’integrità del processo democratico. Il comportamento tuttavia è lo stesso: è uno scambio. Senza rilevanza penale, ma con tremende ricadute morali ben precise. E ciò ci rende complici.

Credo di non scoprire l’acqua calda affermando che basta detenere un potere politico, sindacale, un CAF, per esercitare una qualche pressione sugli elettori. Non sempre queste pressioni assumono rilevanza penale, ma invito chi non le ha mai ricevute ad andare a vivere nel nascituro comune di Misiliscemi.

E, quando le reti di pressione, di raccolta del consenso, non sono organizzate attraverso strutture parallele, sono delegate all’amico, al riferimento del quartiere, etc…

Finché non saremo capaci di esercitare il voto per quel che dovrebbe essere, ovvero libera espressione di un convincimento ideale e personale, noi saremo complici tanto di chi raccoglie il consenso in maniera criminale, quanto di chi, pur non dovendo rispondere ai magistrati, ha smesso da tempo di rispondere alla propria coscienza.

Ma cosa sono le campagne elettorali?

Nel 2018, fui candidato al consiglio Comunale di Trapani. Spesi, rendendolo noto con una diffusa campagna social, € 835,00. Non venni eletto.

Giustamente.

Se, ed è questo il dato drammatico, la democrazia viene subordinata ad un investimento economico, al costo di una campagna elettorale, ero stato un miserabile a pensare che con poche centinaia di euro avrei potuto spuntarla per rappresentare quei cittadini che, come me, pensano che amministrare la cosa pubblica debba essere un servizio trasparente e integro ma anche appassionante.

La qualità della nostra democrazia è minacciata e noi sembriamo non rendercene conto. Attribuiamo poteri assoluti ai Sindaci pensando che il voto trasferisca poteri assoluti, e non considerando che oramai la metà degli elettori o poco meno rimane a casa.

Ragioniamo da tifosi e gonfiamo il petto quando un sindaco qualunque, a prescindere dai fatti, e con temerarietà denuncia tutto e tutti esaltando questa come capacità di farsi rispettare, mentre in realtà è abuso del lavoro della magistratura, etc…

E tutto questo accade mentre scriviamo e detestiamo la politica, la consideriamo qualcosa di sporco a prescindere, apostrofando tutti e tutte, indistintamente, come delinquenti seriali.

Ma quel che io vedo è questo: un territorio agonizzante non per le inchieste della Magistratura, né per San Giuliano Criminale.

Il territorio agonizza perché, oltre alla spazzatura, la fuga dei giovani (di cui peraltro nessuno sembra più preoccuparsi), lo sfruttamento lavorativo, la disoccupazione o per la condotta fognaria di via libica, la collettività si è disimpegnata, ha gettato la spugna. Ha accettato tanto il capobastone di quartiere quanto il mediocre nepotismo politico.

Diciamolo: si ritiene questo territorio irredimibile politicamente e perciò irredimibile culturalmente, socialmente ed economicamente.

In frangenti come questi, nei quali più forte è la tentazione di dire vadano in malora i politici e la politica, dovremmo invece riaffermare il valore della Politica, della capacità di visione politica trovando il coraggio di non cedere alla tentazione della sfiducia, del disprezzo, della generalizzazione, dell’ignoranza, della stupidità.
Dovremmo trovare, insieme, il coraggio di rilanciare un nuovo patto sociale condiviso, rigenerare, prima dei luoghi o insieme a questi, parole e azioni di speranza e rigore proprio quando più forte la tentazione di distruggere tutto e tutti si fa sentire.

Anziché perderci dietro a discutibili e insulse pubblicità comparative che, esaltando le bellezze naturalistiche e monumentali, nascondono il decadimento politico culturale e sociale, dovremmo impegnarci a ricostruirlo il tessuto umano rendendolo migliore. Capace di dibattito pubblico, di confronto, di scontro se è il caso, ma senza subalternità e aggressione, violenza e disprezzo. Incalzare la mediocrità dell’informazione quando vede a tratti, parla allo scadere delle sponsorizzazioni e balbetta ammiccante dinanzi al “garbo” insolente del politico di turno.

Resto nudo e manifesto canta la Bandabardò. E visto che quel che la cronaca ci descrive in queste ore sta vieppiù mettendo a nudo il territorio, proviamo a cavarne fuori una sorta di memo per un manifesto manifesto (la ripetizione è voluta) per il futuro prossimo.

Ne saremo capaci?

Gianluca Fiusco