LETTERA APERTA A MATTEO MESSINA DENARO di Peppe Bologna

Peppe Bologna, imprenditore nel passato del settore dell’informazione  (Telescirocco), iscritto all’ordine dei giornalisti, è anche noto per le sue provocazioni, alcune condivisibili, altre meno. Per il  personaggio, che conosciamo da decenni anche per aver lavorato nello storico giornale, a modo nostro abbiamo grande simpatia, amicizia. Per questo motivo non ci siamo meravigliati quando abbiamo ricevuto questa lettera aperta a Messina Denaro: la solita provocazione! Che fare? Odio la censura per averla anche subita, per questo motivo ho deciso di pubblicare l’ultima “bolognata” della quale, ovviamente, come lui stesso ci tiene a far sapere, si assume tutte le responsabilità,

                                                                            Il direttore  

Caro Matteo (Denaro Messina) ti scrivo.

Sì, ti scrivo perché vorrei capire alcune cose, vorrei interpretare alcuni accadimenti e solo tu – forse – potresti aiutarmi. Tanto azzardo nel ricordare quando tu e Ciccio (tuo padre) passavate, durante il tempo di vendemmia, da Seggio, una contrada di Castelvetrano vicino Zangara. Avevi  quattro o cinque anni, e tuo padre ci insegnava come avvicinarci  alle lucertole e come salire sull’albero di gelsi. Da allora non capitarono altre occasioni di rivederci, anche per la nostra differenza di età, mentre rividi tuo padre, insieme a Pinuzzu, davanti al circolo della gioventù a Castelvetrano, quando vi soggiornavo.

Dopo tanti, tanti anni leggo che eri diventato “famoso”…arrivo alle mie domande.

Ci sei o ci fai?

Ricordo che eri un bambino vivace ma, francamente, non mi sembravi così “atletico” da poter esser autore di quanto ti addebitano. C’è qualcosa che stona. Se tutto fosse vero, dovrebbero nominarti Ministro delle finanze per risanare l’Italia, convertendo in positivo le “doti” negative (a dir poco) che ti attribuiscono.

In ogni caso mi vien difficile credere che tu possa esser così violento, così efferato come ti descrivono. Non trascurare che son un umano e non una bestia.

Si afferma che sei un superlatitante. Una cazzata enorme! In un’era tecnologicamente avanzata, quale l’attuale, in un’ era in cui col satellite si cattura Bin Laden (dove il Padreterno ha perso le scarpe!), mi viene un sospetto: o vivi in un altro mondo (e non credo) o torna utile e comodo non catturarti. Se ti arrestassero a chi addebiterebbero i tanti fatti delittuosi? In sostanza la tua latitanza (?) è funzionale al sistema, è utile per colmare la incapacità investigativa. O no?! Sei autore/ideatore dei misfatti che ti attribuiscono o sei il braccio operativo di un pezzo di Stato? In tale ultima ipotesi il rischio di una tua collaborazione farebbe tremare e quindi saresti un finto latitante?

Certo è che se ti consegnassi, lasceresti tanti, alacremente “impegnati” nella tua cattura, col cerino ACCESO in mano.

Una ipotesi, questa, surreale sì, suggestiva sì, affascinante anche, ma penso non condivisa. D’altronde, nessun giudice ti assolverebbe qualora tu risultassi estraneo a taluni casi. Certo è che la contumacia, in teoria, non giova. A proposito ti senti più Brigante del magistrato Saguto?

La tua latitanza distrae, volutamente, dall’indagare su fatti gravi che incidono sul tessuto sociale. Penso alla finanza ”bianca”, ai tanti avari arricchitisi nel ”rispetto” della legge, ai cambi di destinazione legali ma poco leciti, a deputati e sindaci al servizio dei poteri visibili ma, al contempo definiti occulti, alla mafiosità degli impiegati col posto fisso, ai centri di ”formazione” fucine del voto di scambio, al complice e collettivo abbandono di questa terra dove una strada percorribile è un miraggio: altro che alta velocità, altro che ponte sullo stretto!

Aiutami a capire, aiutami a comprendere fin a che punto questa società convive, anche consapevolmente, col malaffare.

Un caffè? Una sogliola panata?

peppe bologna

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