Referendum : nasce il comitato dei democratici per il no

Mancano pochi giorni alla conclusione di questa strana campagna elettorale referendaria che sembra interessare poche persone anche se al centro della discussione c’è una riforma costituzionale dagli effetti , se non accompagnati da altre riforme, ad avviso  dell’estensore di queste note, devastanti. Certo i cinque stelle che l’hanno promosso, devono far vedere, non solo a Trapani, che “esistono”, un loro banchetto sarà davanti la Villa Margherita, poi basta. Sono più attivi  i “ribelli” , quelli  che al SI conformista  preferiscono esprimere pubblicamente il loro dissenso. Particolarmente attivi i dissidenti del PD  che hanno costituito un vero e proprio comitato  e ne danno notizia con il comunicato che pubblichiamo. Da notare che tra i dissidenti si annoverano anche i nomi dell’avv. Valentina Villabuona presidente provinciale del PD, e dell’assessore  al comune di Trapani avv. Dario Safina. Non sono i soli.  Per il NO da sempre è schierata l’ANPI ( Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), nei prossimi giorni pubblicheremo il loro comunicato. Un ultima notazione: causa Covid quella poca attività della campagna elettorale si svolge soprattutto attraverso i mezzi di comunicazione e i social. ( A.V.) Si è costituito anche nella nostra provincia il comitato dei Democratici per il No, composto da iscritti e dirigenti del Partito Democratico convinti che al referendum del 20 e 21 settembre occorra votare NO per respingere una modifica costituzionale che, per chi proviene da una cultura politica autenticamente progressista e riformista, non può certamente essere definita “riforma”. Si tratta, infatti, di un taglio lineare, motivato da spinte populiste e non da un vero riformismo, inutile sotto il profilo del risparmio (che poi sarà rappresentato da un caffè l’anno a cittadino) e che mortifica la rappresentanza territoriale, penalizzando soprattutto il Sud (e, in particolare, i piccoli centri, la cui rappresentanza verrebbe notevolmente ridimensionata, se non persa, a favore di realtà più grandi.  Non è un problema di quantità ma di qualità dei parlamentari e, sebbene siamo convinti che serva una riforma Costituzionale e che la riduzione del numero dei parlamentari non sia di per sé un male, questa non può essere rappresentata da un taglio lineare che non è inserito in una riforma complessiva dell’assetto istituzionale e del parlamentarismo italiano.

Il 20 e il 21 settembre voteremo pertanto No ad una modifica costituzionale mal realizzata, priva di una visione riformista e che fomenta l’antipolitica, che è l’opposto del nostro essere democratici e riformisti.
Voteremo No ad un taglio lineare dei parlamentari che, senza la modifica dell’elezione del Presidente della Repubblica e senza la modifica dei regolamenti parlamentari, non semplificherà il lavoro del parlamento, ma rischia di paralizzarlo. 
Voteremo No perché al populismo preferiamo la politica